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mercoledì 10 gennaio 2024

I miti del calcio: Rummenigge, classe e potenza al servizio del gol


Due cosce scolpite nel marmo, una potenza fisica devastante a cui ha abbinato una tecnica sopraffina nel tocco di palla. Di questo "carrarmato" tedesco non si sarebbe mai potuto pensare che potesse essere capace di giocate esteticamente interessanti e invece, soprattutto nella prima parte della sua carriera calcistica, quando i suoi primi allenatori ne videro un geniale trequartista, Kalle (come lo ribattezzò l'ambiente del calcio) sorprese tutti, danzando calcio. Fu il tecnico Pal Csernai, arrivato alla guida del Bayern Monaco nel 1979, a intuirne le potenzialità di bomber, piazzandolo nel cuore delle aree avversarie e permettendogli di vincere fin da subito la classifica cannonieri di Bundesliga. Non è stata l'unica volta: Rummenigge salì sul trono del re dei gol per altre due volte in Germania, lo fece nell'edizione 1980-81 di Coppa dei Campioni per ripetersi anche in Svizzera, nel suo ultimo campionato con la maglia del Servette.

Per un trequartista perso, comunque, il calcio trovò uno dei più grandi attaccanti di sempre.

Crebbe tra le fila del Borussia Lippstadt, la squadra giovanile della piccola cittadina in cui è nato, dove in un primo tempo un allenatore con "scarsa visione a lungo termine" lo bocciò definendolo "troppo piccolo e poco rapido". Forse anche stimolato da questo giudizio avventato, Kalle non si rassegnò, continuando ad allenarsi con testardaggine, fino a sviluppare un fisico potente e al tempo stesso asciutto e scattante, capace di devastanti colpi di testa e di un tiro secco e preciso.

Nel 1974, a diciannove anni, arrivò la chiamata del Bayern, società che diverrà la sua seconda famiglia. Anche in maglia biancorossa l'ottima visione di gioco e l'abilità nel dribbling ne fecero inizialmente un trequartista, vincendo due Coppe dei Campioni, la prima quasi da comprimario, la seconda da assoluto protagonista.

L'incontro con Csernai, quello già ricordato della stagione 1979-80, certificò la trasformazione: Rumme segnò a raffica, trascinò Bayern e Nazionale a importanti vittorie e conquistò due meritatissimi Palloni d'Oro consecutivi nel 1980 e nel 1981.

La bacheca dei trofei di Karl-Heinz Rummenigge si arricchì sempre più di vittorie: alla fine potrà allineare due titoli di campione di Germania, due Coppe di Germania, due Coppe dei Campioni, una Coppa Intercontinentale col Bayern; un titolo di campione d'Europa e due medaglie d'argento ai Mondiali (sconfitto nel 1982 dall'Italia e nel 1986 dall'Argentina) con la maglia della Fussballnationalmannschaft, oltre ai tanti riconoscimenti a livello individuale.

Dopo 422 presenze, impreziosite da 217 reti, con la maglia del Bayern, Rummenigge si lasciò tentare dall'avventura al di fuori dei confini tedeschi: ingolosito in un primo momento da un'offerta della Fiorentina, non riuscì a dire di no a Sandro Mazzola, uno dei suoi idoli di infanzia, che lo portò a Milano dal presidente Ernesto Pellegrini.

Kalle è ancora grande ma il suo fisico stava cominciando a mostrare la corda e furono proprio quei suoi sorprendenti muscoli a tradirlo nell'avventura milanese, affrontata con grande entusiasmo. Le sole otto reti della prima stagione fecero un po' storcere il naso a qualche tifoso particolarmente esigente, che in parte venne costretto a ricredersi nel campionato successivo, dove scese in campo per sole 24 volte ma riuscì counque a segnare 13 reti.

Obiettivamente, i segni del declino cominciarono a fare capolino e Kalle fu il primo a rendersene conto. Capì di trovare difficoltà nell'affrontare l'intensità del campionato italiano e optò per un'esperienza meno stressante e fisicamente meno impegnativa nel torneo svizzero. Al momento della firma con i ginevrini, infatti, dichiarò: "Avevo diverse opportunità di proseguire la carriera ad alto livello, ma ormai la foga agonistica è venuta meno. E io, da bravo tedesco, odio fare le cose a metà!"

Passò dunque ai granata del Servette, per due stagioni da 34 reti complessive. A soli 34 anni, dopo 95 partite e 45 reti in Nazionale, appese le scarpe al chiodo e divenne commentatore televisivo per l'ARD, il primo canale tedesco, col compito di commentare le partite di quella nazionale di cui è stato grande capitano.

Il 25 novembre 1991: la grande chiamata. Quella che lo riportò a un ruolo da protagonista nella grande famiglia del Bayern. Kalle e Franz Beckenbauer, altro assoluto monumento calcistico tedesco (appena passato dalla cronaca al mito), vennero chiamati a ricoprire la carica di vicepresidenti del club. Non solo una presenza di immagine. Intelligenza, conoscenze e intraprendenza lo portarono negli anni a rivestire cariche importanti: amministratore delegato, responsabile stampa e pubbliche relazioni, responsabile dei rapporti con gli altri club e di rappresentanza in seno alle istituzioni calcistiche nazionali e internazionali, fino ad assumere l'incarico di presidente dell'ECA, l'European Club Asssociation, ed essere eletto nel comitato esecutivo dell'Uefa.

Un grandissimo, in campo e fuori.

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