Ritengo sia noto a tutti quanto accadde il 2 giugno 1962 allo Stadio Nacional di Santiago, nella seconda partita del girone degli Azzurri contro i padroni di casa cileni, in quella che passò alla storia come "la battaglia di Santiago", preceduta da alcuni articoli di giornale usciti in Italia sulle precarie condizioni economico-sociali del paese sudamericano, sapientemente manipolati e utilizzati per creare un clima di odio nei confronti dell'Italia e dei suoi calciatori. Ne venne fuori il caos, con comportamenti degni dei pugili più devastanti da parte dei giocatori cileni, reazioni ingenue e plateali da parte degli azzurri, che portarono all'espulsione di Ferrini e David, e l'incapacità nel gestire il momento da parte dell'arbitro inglese Kenneth Aston.
(Tratto da "I Mondiali di Jules Rimet - Bradipolibri)
Mario David, protagonista in negativo della sfida tra italiani e cileni, riferirà a mente fredda: "Quando rientrammo a casa andai a rileggermi l'articolo di Ghirelli: era bellissimo. Caldo, avvolgente e molto coreografico. Parlava del Cile vero, nel bene e nel male. Diceva di quanto è bello e di quante cose andassero riviste. Sarebbe stato come parlare di Napoli e tacere il lato... folcloristico. Purtroppo, le agenzie di stampa tedesche lo ripresero, rilanciandone solo le parti che servivano loro".
L'arbitro Aston, purtroppo per lui, non ha avuto il tempo per riflettere con calma sulla situazione e quei suoi novanta minuti si sono trasformati in un incubo. Per tutti. Quando anche lui potrà ragionarci sopra, il suo esame di coscienza sarà a dir poco sconfortante. Due anni dopo quell'orribile 2 giugno, l'ormai ex arbitro inglese scriverà su "El Mundo Deportivo" di Barcellona di non essersi mai trovato in una situazione simile a quella di Cile-Italia. "Non mi sono mai spaventato a dirigere una gara, ma devo confessare che quel giorno ho capito cosa fosse la disperazione. Attorno a me stava succedendo di tutto. Era mia ferma intenzione sospendere l'incontro: durante l'intervallo, però, anche nel mio spogliatoio fu un marasma e venni convinto a portare a termine la partita, a qualunque costo. Fu un'autentica caccia all'uomo, non una sfida calcistica. Quei 70 mila tifosi inferociti che premevano sul campo si sarebbero trasformati in una vera catastrofe se avessi sospeso l'incontro. Il guardalinee messicano mi riferì dei pugni di Leonel Sanchez a David e a Maschio ma dovetti far finta di niente. Il disastro dipendeva da un mio fischio".
(Palla al Triso)

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