(Tratto da: "I Mondiali di Jules Rimet" - Bradipolibri)
La Nazionale azzurra, giunta in Brasile a conclusione di un interminabile e "intorpidente" viaggio in nave, affronta la spedizione sudamericana accompagnata dai più funesti presagi. Le idee, in ambito federale, sono poche e confuse. La tragedia di Superga non è ancora stata assorbita e tutto si muove con lentezza pachidermica e grande paura. Alla guida della squadra viene posta una commissione composta da una pletora di personaggi che, presi singolarmente, valgono sicuramente tanto ma che, obbligati a lavorare insieme, collaborando e adottando decisioni comuni, dimostrano di non poter coesistere. La commissione è presieduta da Ferruccio Novo, presidente del "Grande Torino", scampato all'immane rogo, ed è composta da Aldo Bardelli, giornalista di "Stadio" e membro del Consiglio Federale, da Copernico e da Biancone, a cui vengono aggregati due esperti nella preparazione come Ferrero e Sperone, nella speranza di riuscire a tenere in forma i ragazzi nei lunghi giorni della traversata.
Quando sbarcano a Santos, gli azzurri, accolti festosamente da migliaia di emigrati che li salutano come eroi, hanno i muscoli arrugginiti dagli spazi ristretti della nave e dagli ozi forzati e la mente insidiata da mille timori. A Rio, Dante Berretti e Ottorino Barassi consegnano la Coppa Rimet ai dirigenti brasiliani: loro sono convinti di non doverla cedere più e invece dovranno aspettare ancora molto per conquistarla; gli italiani, invece, quando saliranno di nuovo sul gradino più alto del podio stringeranno un'altra coppa: la Rimet sarà già andata in pensione.
La rappresentativa azzurra, bisognosa di riposo e di prepararsi con impegno alle partite in programma, raggiunge l'albergo di San Paolo dove è stato fissato il quartier generale. Inadatto al cento per cento: è un porto di mare, posto al ventesimo piano e diviso con un corpo di ballo argentino ricco di piccanti tentazioni. Un proprietario terriero di origini italiane, emigrato e arricchitosi in Brasile, mette a disposizione la propria fazenda a Trenembé, luogo tranquillo e appartato: i dirigenti però rifiutano, confidando nella professionalità dei loro giocatori. Come se non bastasse, il 24 giugno, proprio nella notte di vigilia dell'esordio azzurro, si celebra la festa di San Giovanni: mortaretti, luci, petardi, suoni e clamore fino a notte fonda, il tutto condito da un caldo soffocante. E poche ora dopo si gioca.
(Finirà 3 a 2 per gli scandinavi - nella foto la formazione azzurra scesa in campo - e non riusciremo a far altro che portare in Italia alcuni dei nostri "carnefici": Palmer, Jeppson, Skoglund...)
(Palla al Triso)

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