Jeno Karoly
All'inizio lo vedono come il fumo negli occhi. "A cosa servirà mai un allenatore? In campo ci vanno in undici, mica può entrare anche lui!": sembra di stare ad ascoltare certi discorsi, ancora oggi di moda, riguardo all'eterno dilemma "conta più il campione o lo schema?" Sta di fatto che, quell'ungherese che è stato anche grande giocatore, il presidente Olivetti lo vuole a tutti i costi, offrendogli 2.500 lire anticipate, una settimana di vacanze pagate e, in caso di scudetto, un premio extra da 10 mila lire. Karoly rappresenta un esempio e un maestro eccezionali per i giovani juventini. Le sue lezioni danno subito effetti importanti sul campo, mentre fuori dal terreno di gioco contribuiscono alla formazione di una vera mentalità vincente. Un giorno dice: "Se la Juve vincesse lo scudetto me ne andrei, la mia opera non sarebbe più utile. Raggiunta la vetta da un versante, tenterei l'ascensione dalla parte opposta, per avere nuove soddisfazioni". Muore, stroncato da un infarto, tre giorni prima della finale che darà alla squadra il suo secondo scudetto. Un cuore malato; malato di Juve
LA "STORIA" DEL 1922
Due scudetti, addirittura. Uno alla Pro Vercelli e uno alla Novese: uno gestito dalla Confederazione Calcistica Italiana (una sorta di "super Lega" con le formazioni più famose e ricche) e uno dalla Federazione (in cui militano le "cenerentole"). Perchè lo sdoppiamento? Ormai si è in troppi e le grandi propongono gironi più qualificati. Le piccole, sentitesi escluse, si ribellano e... si mettono in proprio. Sarà solo una meteora. Più di settant'anni dopo, però, le grandi ci faranno un pensierino... Va in scena, intanto, la prima Coppa Italia, poco più di un tentativo. La vince il Vado, trascinato da Levratto.
(Palla al Triso)

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