Puntata odierna con un personaggio che da quasi quarant'anni si siede sulle panchine delle squadre maggiori della provincia per portere avanti progetti, per portare avanti "carriere" anche di potenziali piccoli calciatori: Mauro Rizzi.
Tutti gli addetti al settore conoscono il Mauro Rizzi allenatore, forse però sfugge qualcosa, soprattutto ai più giovani, di quello che è stato il Mauro Rizzi calciatore. Ne vogliamo parlare?
Sì, io ho smesso presto di giocare, ho avuto le mie prime esperienze nelle giovanili dell'Alessandria, dove ho maturato grandi esperienze con ottimi allenatori, in particolare Sergio Rampini. Poi ho giocato qualche anno in Promozione a Quattordio, poi il lavoro, il matrimonio, le situazioni della vita mi hanno costretto a lasciare il calcio giocato. Da lì, però, ho iniziato a portare avanti la mia passione del calcio per i giovani. Ho iniziato all'Aurora, nel lontano 1985.
Ma come è nata questa tua passione? Già quando giocavi, pensavi: "Da grande farò l'allenatore"?
Sì, proprio quando giocando negli Allievi dell'Alessandria ho avuto la fortuna di avere Sergio Rampini come allenatore: lui mi ha trasmesso un qualcosa che mi ha invogliato a seguirlo. Io a 16 anni mi sono messo in testa di diventare, un giorno, allenatore. Per me Rampini è stata una persona fondamentale che ho trovato sulla mia strada.
Chi poi, una volta che hai smesso col calcio giocato, ti ha dato la possibilità di cominciare a realizzare il tuo sogno?
Devo dire che Namdo Amello, all'Aurora, è stata la figura che più di tutte ha creduto in un giovane di 27 anni, affidandogli una squadra di Allievi Regionali. In quel gruppo c'erano giocatori che sarebbero arrivati a ottimi livelli: Meneghetto, il portiere, poi Moretto e tanti altri. Ma sicuramente Nando, molto conosciuto nell'ambiente per il suo impegno, aveva individuato in me l'idea di allenatore che lui gradiva: serio, a cui piaceva continuamente imparare, ascoltare, apprendere. Io ho ascoltato e ho appreso molto, anche da lui. Sono contento di aver trovato anche questa persona sul mio percorso.
Conoscendoti Mauro, posso dire che tu quarant'anni fa, quando hai cominciato, avevi voglia di apprendere e sempre imparare, ma ancora oggi continui.
Anche se da cinque anni non alleno più ho però avuto la possibilità, prima alla Don Bosco, poi all'Arquatese e infine in questi ultimi mesi anche all'Alessandria, di affrontare ruoli nuovi, motivazioni diverse, che sono importanti per riuscire nel tuo quotidiano a trasmettere la tua esperienza e la tua passione agli allenatori o ai giovani ragazzi con i quali lavori. Fondamentalmente penso che una persona che voglia crescere abbia bisogno, obbligatoriamente, di affiancarsi a figure che abbiano qualcosa di importante da insegnare e abbiamo tutti, sempre, ancora tante cose da imparare.
Oltre a Rampini, ad Amello, quali persone hanno rappresentato punti di riferimento in questo tuo percorso?
Ho avuto figure importanti al mio fianco. A Valenza c'era Omodeo, a Novi, a Tortona, all'Aquanera in una società in forte crescita, sempre persone di alto livello per esperienze che mi hanno poi permesso di arrivare, per otto anni, a Castellazzo, dove ho trovato Cosimo Curino, che è stata una figura che sicuramente mi ha dato tanta responsabilità, ha creduto in me e certi risultati sono stati proprio il frutto della serenità con cui potevo lavorare. Quegli anni di Castellazzo mi hanno insegnato molto.
Hai accennato alle tue origini calcistiche nel settore giovanile dell'Alessandria, ora questa tua ultima esperienza ancora nell'Alessandria: è un cerchio che si chiude?
Dagli 11 ai 17 anni sono stato nei Grigi, poi a 38 un primo ritorno come allenatore, ora ci sono tornato in qualità di responsabile e coordinatore dell'attività di base, in un momento delicato, con la massima aspirazione di salvare il blasone e aiutare le persone che in questo momento critico si stanno dando da fare per la società.
C'è voglia di calcio... alla base, in questa città?
Ci sono meno bambini, meno squadre, resistono Don Bosco, Orti, Asca e poco altro. In alcuni paesi attorno ci sono società che stanno facendo bene. Ecco, il segreto per queste società è affidarsi a persone che siano disposte a fare sacrifici, pensando al plurare e non solo a se stessi: il bene dei ragazzi si fa lavorando con serietà. E da loro arrivano per gli allenatori, soprattutto per quelli più giovani, insegnamenti che fanno maturare e migliorare. La voglia di calcio c'è, con allenatori più preparati, grazie ai corsi che vengono puntualmente realizzati. Ad Arquata avevo tutti allenatori qualificati e molti anche laureati in Scienze Motorie...
Proprio con i più piccoli servono "istruttori" preparati...
Vedo quotidianamente istruttori, soprattutti con i piccolissimi dei Primi Calci, con doti di pazienza e di attenzione assolute. E' un buon segno!
Pazienza. Con i genitori quanta ne serve?
Tanta. Tanta. Bisogna saper essere diplomatici al massimo. Capire le situazioni e soprattutto distinguere quando c'è volontà di dialogo o solamente ricerca della polemica.
Mauro ci dice che questa è probabilmente la sua ultima esperienza, non gli crediamo e quindi probabilmente ci rivedremo ancora!
(Palla al Triso)

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