Non è possibile dire che non sia un ottimo allenatore. Basta dare un'occhiata al suo palmarès per capire che è un vincente e che il titolo di "Special one", che lui stesso si conferì nel corso di una conferenza stampa, non è per nulla azzardato.
José Mario dos Santos Mourinho Felix, in arte Mourinho, ha conquistato trofei ovunque abbia appoggiato i "sacri glutei" sulle panchine di tutta Europa. Ha iniziato, tra la sorpresa e la curiosità generale, a mietere trionfi in Portogallo, alla guida di un Porto che portò tra l'incredulità generale ad aggiudicarsi un'incredibile Champions, per continuare poi col Chelsea, con i nerazzurri, col Real Madrid, ancora col Chelsea e addirittura col Manchester United e col Tottemham, dove arrivò per "miracol mostrare" e, nonostante non abbia convinto appieno, è riuscito a rimpinguare la sala trofei. C'è riuscito in questi ultimi tempi persino con la Roma, tra chiari e scuri, tra squalifiche e polemiche, in un ambiente che lo ha divinizzato, assegnandogli un titolo di "ottavo re di Roma" che da Falcao e Totti in poi ha assunto caratteristiche sempre più ricorrenti.
In questa ultima stagione, però, cominciano a farsi sentire scricchiolii evidenti nei rapporti, soprattutto con la proprietà statunitense. Gli americani, si sa, sono molto pratici, sempre molto attenti a "quantificare" i risultati e il percorso mouriniano attuale non soddisfa per nulla. Dopo una partenza shock (con un punto in tre partite conquistato all'Olimpico con la Salernitna), a qualche buona prestazione hanno fatto da contraltare i tonfi di Genova (1 a 4 col Grifone), di Bologna (0 a 2 con l'allievo Thiago Motta) e le sconfitte brucianti con le presunte pari grado (0 a 1 con i suoi ex, con Juve e Milan, ieri 1 a 3 col Milan nella prima giornata del giorne di ritorno). Avversarie solo presunte perchè ora la Roma è staccatissima dalle prime posizioni, aggrappata a un nono posto che la pone fuori da qualsiasi qualificazione europea per la prossima stagione.
Eppure, pur tra qualche timido fischio, il popolo giallorosso continua a sostenere il suo capopopolo, continua a dedicargli cori di incoraggiamento, credendo ciecamente in lui. E' arrivato persino a perdonargli le continue e ripetute sconfitte nei derby con la Lazio. Se non è fede assoluta questa!
Lui continua a dispensare a piene mani le sue grandi capacità di affabulatore, riuscendo sempre a proteggere calciatori, squadra e, soprattutto, la propria panchina, spostando l'attenzione generale su altri fattori, creando dal nulla polemiche, dando vita a tormentoni mediatici, rendendo virali immagini che ormai sono entrate nella storia dei media quali le mani ammanettate o portate all'orecchio per sentire gli insulti dei tifosi avversari.
In casa Roma lo si ama, a prescindere, anche se qualche screpolatura comincia a emergere e così, come quando le insegne romane dominavano il mondo allora conosciuto venne domandato a Catilina anche a Mourinho il popolo dell'urbe comincia a chiedere: "Fino a quando, dunque, abuserai della nostra pazienza?"

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