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domenica 18 febbraio 2024

Celo/manca: figurine del "nostro" calcio: Vittorio Fiammengo


 

(Tratto da un Hurrà Grigi del passato)

C'era chi lo chiamava Roberto e chi lo chiamava Vittorio, ma per tutti era semplicemente "Fiamma". E' stato veramente un grande del nostro calcio, vissuto sempre col sorriso, con la capacità di sdrammatizzare, di riportarlo sempre nei giusti canali di attività ludica per i tanti ragazzini che sono passati tra le sue mani. Per loro solo tanti insegnamenti, trasmessi con simpatia, passione, gioia, divertimento. Un educatore prima che un allenatore.

Quando se n'è andato, lassù l'avrà accolto il suo grande amico Piero Mariani: "Oh, pastasiccia, t'è rivà 'nche ti?!" e via a parlare di calcio col Tagno e con Tina, gli amici di sempre. 

Fedelissimo cuore "Toro", Fiamma ha iniziato a giocare nel 1951, in quello che oggi è l'oratorio San Pio V, dove venne creata una squadretta di ragazzini tanto piccoli e vivaci da essere battezzata "Briciola". Fu lì che Roberto Vittorio Fiammengo (nella foto) diede i primi calci a un pallone. La prima maglia vera arriva però con la Don Bosco, con Traversa come allenatore. Tanta voglia di imparare e, indubbiamente, anche un bel po' di talento in quei due piedi, tanto che, nel 1953, il Torino lo inserisce nel proprio settore giovanile, dove Fiamma percorre tutta la trafila sino ad arrivare alla De Martino (quella che oggi si chiama Primavera), con buone prospettive di esordio in prima squadra.

Purtroppo, proprio nel momento più bello, la fortuna gira le spalle: un grave infortunio a un occhio lo costringe a una sosta forzata di diversi mesi. Il momento magico è passato! 

Per riprendere confidenza col campo il Toro lo gira al Casteggio, nel campionato di Promozione lombarda. Il sogno del grande calcio svanisce ma resta la convinzione di poter comunque far bene. La Vogherese offre la possibilità di giocare in D: Fiammengo ci rimane per sette anni, giocando 150 partite, impreziosite da una quarantina di reti.

Lasciata l'attività agonistica Fiamma non riesce a staccarsi da quel rettangolo verde e inizia una nuova avventura dalla panchina. Insegnare calcio ai ragazzini è sempre stato un piacere dal quale è stato impossibile staccarsi. Castellazzo, Garibaldi, Bassignana, Asca, Alessandria, Acqui, Cristo, Castelnovese, Valle San Bartolomeo, Valenzana, Casteggio, Vogherese, Valmadonna, ancora Alessandria e Aurora sono state le tappe di un lungo percorso che ha portato il mister a incontrare tanti giovani calciatori e tanti grandi uomini di sport, punti di riferimento imprescindibili, maestri di calcio e di vita, coi quali condividere tante fatiche e tante gioie. 

La gioia di educare più che allenare per un mantra che Fiamma ripeteva continuamente: "Vivere in mezzo ai giovani contribuisce a...non farmi diventare vecchio!"

(Palla al Triso)

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