Mentre in Italia ancora ci si dibatte su un De Laurentis padre, proprietario del Napoil e un De Laurentis figlio, proprietario del Bari; sulla confusione che ha caratterizzato negli ultimi anni gli incroci tra Lazio e Salernitana, entrambe gravitanti nella "galassia lotitiana"; nelle diffuse promiscuità che legano il nome di Maurizio Setti a Verona e Mantova, nel resto del mondo pare proprio che il concetto di multiproprietà calcistica sia stato ampiamente sdoganato.
Lo scossone definitivo al sistema è arrivato, guarda caso, da quel mondo arabo che, forte di potenzialità economiche inarrivabili per gli altri mercati, e sostenuto da...complicità nei piani alti del calcio, sta determinando una nuova formula di gestione di piccoli imperi calcistici personali.
A far la voce grossa, in questo momento, è soprattutto il City Group, società fondata nel 2013 su spinta e iniziativa dell'Abu Dhabi United Group, la holding che all'epoca deteneva la proprietà diretta del Manchester City e oggi passata di mano alla società degli Emirati Arabi, Newton Investment and Development, che ne detiene oltre l'80 per cento, il restante è nelle mani degli statunitensi del Silver Lake Partners e dei China Media Capital.
Sono ormai quattordici le società calcistiche facenti parte del gruppo, sparse un po' in tutto il mondo. Si parte del Manchester City delle origini per girare l'Europa (Troyes, Girona, Lommel, Palermo e Vannes), gli Stati Uniti (New York City), l'Australia (Melbourne City), il Giappone (Yokohama Marinos), l'Uruguay (Torque), la Cina (Sichuan Jiuniu), l'India (Mumbai City), la Bolivia (Bolivar) e il Brasile (Bahia). Tutte collegate nei metodi di gestione e tutte fedeli ai dettami provenienti dalla società capofila di Manchester e alle direttive tecnico-tattiche imposte dal guru Guardiola.
Identiche le strutture, con un responsabile commerciale e uno sportivo, sempre in contatto con la base inglese, in una sorta di catena di montaggio predefinita dove medici e fisioterapisti seguono identici protocolli nella cura di infortuni e recuperi; gli allenatori utilizzano schemi e direttive "guardioliane"; gli scout elaborano le loro relazioni in base a parametri definiti preliminarmente.
Non a caso c'è Guardiola alla guida tecnica del City, in quanto il Barcellona è sempre stata la fonte ispiratrice e, altrettanto non a caso, quasi tutto lo staff dirigenziale del City Group è spagnolo.
Intanto piccoli tentativi di imitazione stanno seguendo le tracce lasciate sul percorso: i qatarioti del Newcastle, la famiglia Pozzo di Udinese, Watford e Malaga...
(Palla al Triso)

Nessun commento:
Posta un commento