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lunedì 19 febbraio 2024

Celo/manca: figurine del "nostro" calcio - Giorgio Tinazzi



(Tratto da un Hurrà Grigi del passato)

La maglia grigia la indossa per soli due campionati, nel 55/56 e nel 56/57, ma il binomio Tinazzi - Alessandria diventa qualcosa di indissolubile e non solo per il felice matrimonio con la dolce signora Angela, mandrogna purosangue. Giorgio Tinazzi (nella foto al tiro) diventa un totem grigio nel pomeriggio del 23 giugno 1957 quando, a San Siro, nella sfida al Brescia che vale la promozione in Serie A, batte il numero uno delle rondinelle Bondaschi, regalando il vantaggio ai Grigi. Poi, nella ripresa, fa ancora ammattire la retroguardia avversaria, contribuendo in maniera determinante al 2 a 1 finale. Per i Grigi è Serie A e per Tinazzi è amore eterno da parte dei tifosi alessandrini che, a fine carriera, gli perdonano anche di aver vestito la maglia nerostellata del Casale.

Il milanese Giorgio Tinazzi si forma nel settore nerazzurro per passare "a farsi le ossa", come si soleva dire a quei tempi, in riva al Tanaro. Poi il ritorno alla casa madre dove, chiuso dai grandi nomi Angelillo e Massei, viene costretto a girare per l'Italia per vivere il calcio da protagonista. Ruolo che gli si ritaglia addosso alla grande, in virtù di qualità tecniche, potenza, intelligenza tattica di gran lunga superiori alla media. E allora si susseguono le tappe di Verona, di Udine, di Modena, di Palermo: campionati, reti, giocate sopraffine e, ovunque, l'affetto incredibile dei tifosi che godono alle sue giocate. 

A quarant'anni (e oltre) si diverte ancora con il pallone tra i piedi: allena, e qualche volta gioca pure, nel Monferrato di San Salvatore, dove dimostra di avere anche ottime doti di gestione del gruppo, di capacità nel capirne le dinamiche, di abilità nel disporlo sul terreno di gioco e di coraggio...nel farmi esordire nel calcio "dei grandi"!

Mille sono gli aneddoti che si possono raccontare riguardo al suo rapporto con la sfera di cuoio, da quelli di un giovane Rivera che lo spiava estasiato mentre tirava bombe in allenamento ai portieri grigi, a quelli di chi ha allenato, che possono testimoniare di un piede raffinato capace di colpire per decine di volte consecutive il palo con tiri da fuori area.

Tinazzi è stato uno di quei giocatori che, da soli, valgono il prezzo del biglietto: spettacolo puro. Non riusciamo a capire come mai non sia arrivato a toccare le vette massime. O forse lo sappiamo: per lui il calcio è sempre stato solo un gioco, un piacere, una gioia. Gli è sempre bastato solo quello.

(Palla al Triso)

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