I grandi portieri della Juve raramente sono "gatti" un po' folli, sempre alla ricerca delle acrobazie più incredibili. Piuttosto, invece, sono ragionieri dell'area di rigore, sempre in grado di trovarsi al posto giusto nel momento giusto, rendendo facile e parabile quello che per molti può sembrare difficile e imparabile.
Giampiero Combi (nella foto) è stato un maestro di quest'arte. Sfortunato oltre ogni dire nelle partite d'esordio (sia in bianconero che in Nazionale subì caterve di gol alla "prima", imitato in queste "imprese al contrario" da un altro grandissimo come Dino Zoff), diviene campione del mondo quasi controvoglia.
Vinto il quinto scudetto della sua carriera in bianconero (corredati da due Coppe Internazionali e un bronzo Olimpico con gli Azzurri) decise di chiudere col calcio, proprio all'apice di una grande carriera. Ormai rassegnato a seguire le vicende del football dalla cassa del suo bel bar in centro, viene convinto da Pozzo a far parte, anche solo come riserva, della spedizione azzurra per i Mondiali. Mancano una decina di giorni al via di quel Mondiale voluto dal Fascio e, in allenamento, Ceresoli, il titolare designato, si frattura un braccio. La numero uno è sua, così come la fascia da capitano: gli attaccanti di tutto il mondo possono...passare alla cassa!
E così, quello che è considerato dagli addetti ai lavori il miglior portiere del periodo ante-guerra insieme a Zamora e Planicka, oltre a passare alla storia per la...filastrocca "Combi-Rosetta-Caligaris", ci passa anche da Campione del Mondo!
(Palla al Triso)

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