Vinse uno scudetto, due Coppe Italia, una Coppa delle Fiere e una Mitropa Cup: non male, tutto sommato, per un calciatore che non giocò sicuramente in società abitualmente ai vertici delle classifiche nelle varie competizioni, quali la Roma e la Fiorentina.
Fu però con la maglia azzurra della Nazionale che "Picchio" De Sisti (nella foto) raggiunse forse i traguardi più interessanti della sua carriera, caratterizzata da quasi 500 gare di Serie A, corredate da 50 reti segnate. Con la Nazionale il numero 10 romano, che stabilì un legame profondo anche con Firenze, dove si svolse buona parte della sua vita calcistica, visse la grande conquista del campionato europeo del 1968 e l'esaltante esperienza della rassegna iridata messicana del 1970, che lo consacrò come protagonista del calcio a livello mondiale.
Visione di gioco, grande tecnica, capacità di effettuare anche lunghi lanci smarcanti verso le punte ne hanno fatto un elemento imprescindibile per il Commissario Tecnico Valcareggi, che in un'epoca in cui aveva a disposizione eccellenti interpreti come Rivera, Mazzola, Juliano, Bulgarelli mai si privò della geometricità e della lucidità di De Sisti in mezzo al campo, mai mettendolo in discussione e... relegando al ruolo di "staffettisti" i grandi campioni delle squadre milanesi.
La sua capacità nel leggere i movimenti e le situazioni di campo De Sisti seppe trasferirle anche alle successive esperienze da allenatore, quando guidò la Fiorentina, l'Udinese, per poi svolgere compiti tecnici in ambito federale.
"Aver giocato e vinto la storica partita contro la Germania Ovest all'Azteca è una medaglia al valore che mi porto nel cuore... ma quanto 'mme rode d'avé perso la finale cor Brasile!"
(Palla al Triso)

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