Tratto da "I Mondiali di Jules Rimet" - Bradipolibri
Le prime esperienze calcistiche non hanno ancora maturato il concetto del fuorigioco. Capita, spesso e volentieri, di assistere ad autentiche ammucchiate senza nè capo nè coda nei pressi delle due porte e, frequentemente, quando la palla viene rinviata dalla parte opposta del campo è probabile che qualcuno degli attaccanti si fermi in area, in attesa, a sua volta, di un rilancio. In simili condizioni è quanto mai difficile sperare di poter assistere a spettacoli decenti. Questi...centravanti d'area, evidentemente non troppo rari, si sono addirittura meritati una loro definizione particolare: vengono infatti chiamati "kick throughs" e sono veri e propri avvoltoi sempre in agguato.
Un'altra corrente di pensiero, fortemente mutuata dalle regole del rugby, vorrebbe che nessun giocatore si debba trovare davanti alla palla. A un'analisi attenta, nostra e dei precursori tattici del gioco, entrambe le vie appaiono poco percorribili. Tanto la prima, che vede quelle orribili ammucchiate davanti alla porta, quanto la seconda, che favorisce forse le azioni individuali, non concedono spazi e futuro allo sviluppo corale del gioco.
Ufficialmente sono le Cambridge Rules a normare, per la prima volta, la questione, con la regola che pretende tre giocatori avversari tra il giocatore che attacca e la linea di porta. La cosa sembra funzionare, tanto che la Football Association fagocita questa normativa.
Solo nel 1925 si passerà dai tre ai due giocatori, versione definitiva, ancora oggi in auge.
(Palla al Triso)

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