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mercoledì 20 marzo 2024

Celo/manca: figurine del "nostro" calcio - Carlo Tagnin

 

 

La carriera di Carlo Tagnin (nella foto) sarebbe stata un'onorevole carriera, fatta di tanti sacrifici, tante corse fino a non avere più un filo di fiato, tanta applicazione sempre a cercare di soddisfare le esigenze dei suoi allenatori, che vedevano in lui l'uomo di fatica, tanto utile nel contesto delle dinamiche della squadra quanto quasi invisibile: la ribalta la lasciava ai compagni con piedi migliori e classe più cristallina, per lui si teneva solamente la fatica e il sudore.

La sarebbe stata così se, all'improvviso, non fosse arrivata quella chiamata, tanto inattesa, tanto poco prevista e prevedibile da lasciare tutti increduli a bocca aperta, lui per primo. Dopo annate a bruciare l'erba dei campi con le maglie dell'Alessandria, del Torino, della Simmenthal Monza, della Lazio e del Bari, da Milano, sponda nerazzurra, Helenio Herrera in persona, niente po' po' di meno che il Mago che con i suoi Suarez e Mazzola sta facendo cose egregie, vuole alla sua corte quel mediano capace di garantire corse e coperture ai suoi campionissimi, per poterli mettere in condizione di pensare solamente agli svolazzi di classe, delegando al biondino mandrogno il... lavoro sporco.

"Tagno" vivrà due annate da sogno, vincendo due scudetti, due Coppe dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, con un contachilometri che non riesce a stargli dietro per tener conto della strada percorsa. Nella finale del Prater di Vienna del 1964 si incolla addosso ad Alfredo Di Stefano e lo dovranno staccare dal campionissimo a fine partita per evitare che rientrasse negli spogliatoi con lui. C'era da festeggiare una Coppa dei Campioni!

(Palla al Triso)

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