Luis Monti (nella foto) gioca due finali mondiali consecutive con la maglia di due diverse rappresentative: nel 1930 la perde indossando i colori dell'albiceleste argentina, nel 1934 alza la coppa al cielo con la maglia azzurra. Conquista tutti, soprattutto la Juve, che decide di riportarlo in Italia dopo il primo Mondiale.
Ma quando appare sulla scaletta della nave che lo ha portato a Genova dalla natìa Argentina, ai dirigenti juventini viene un colpo: un vecchietto, grasso, enorme, lento. Impossibile che quell’essere possa giocare a calcio. Ma non hanno fatto i conti con la testardaggine e la caparbietà di quell’”armadio a due ante”.
Nel giro di poche settimane, a seguito di allenamenti massacranti e diete ferree, Monti riprende...sembianze umane, tanto da sembrare ancora più giovane dei suoi trent’anni e diviene uno dei pilastri della grande Juve e dell’Italia mondiale.
Lento lo rimane sempre, ma non gli serve correre (gli viene affibbiato il titolo di “mediano che cammina”), tanto la palla giunge tra i suoi piedoni come attratta da una calamita.
E’ stato sempre un grande. Ad Highbury, contro i maestri inglesi, si rompe un dito del piede ma stringe i denti fino allo spasimo. A 39 anni dice: “Non voglio far ridere” e chiude col calcio.
(Palla al Triso)

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