Le maglie rosa
I primi gravi problemi esistenziali per la neonata società sono puramente economici. Superati quelli relativi alla sede, grazie alla generosità del primo presidente, Eugenio Canfari, una nuova esigenza si pone all'attenzione dei footballers: la divisa sociale. Idee tante ma di soldi neanche l'ombra. Anche in questa occasione viene in aiuto un anziano genitore, pronto a soddisfare la "insana" passione del figlio. Da un fondo di magazzino si materializza una pezza di percalle rosa: qualche mamma volonterosa taglia e cuce le camicie, aggiungendoci, con un pizzico di civetteria, un bel colletto bianco. Ognuno aggiunge poi il proprio cravattino, i propri calzoncini e le proprie scarpe, in un miscuglio variante dal grigio chiaro al nero. Nasce così la maglia rosa, che alcuni anni dopo il Giro d'Italia consacrerà come simbolo di supremazia.
LA "STORIA" DEL 1899
"E' il gioco più bello e immediato del mondo - scrisse un giorno Gianni Brera - ma si giocava nelle strade e perciò venne subito considerato volgare". Nonostante ciò, però, la sua popolarità continua a crescere. In occasione del secondo campionato già molti supporters seguono lo svolgimento delle partite, pur senza l'entusiasmo tipico dei giorni nostri. Il torneo ha una nuova formula: le sfidanti si incontrano tra di loro per definire il nome della sfidante al campione in carica. La finale è Genoa-Internazionale e i liguri, ancora zeppi di stranieri, hanno la meglio.
(Palla al Triso)

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