La mediocrità
Quelli che precedono la "Grande Guerra" sono forse gli anni più bui e grigi dell'intera storia juventina. Fortunatamente nel 1911 non c'è ancora il pericolo delle retrocessioni: l'ultimo posto nel girone ligure-lombardo-piemontese avrebbe, infatti, determinato questa "infame" sentenza. Il solo Pennano, portiere di grande spessore, non basta a salvare la baracca. Gli altri giocatori non sono in grado di lasciare alcuna traccia consistente nell'economia della squadra. Mai come in questo periodo la Juve corre il rischio di scomparire: in questi tempi avventurati, sulle ali dell'entusiasmo o della delusione, le squadre nascono e si dissolvono nel giro di poche stagioni: Torinese, Milanese, Audace, Piemonte... Anche questo contribuisce a creare il mito Juve: resistere nel momento nero, per poi ripartire e diventare la regina del mondo.
LA "STORIA" DEL 1911
Continua lo strapotere della Pro Vercelli. Una volra vinto il girone eliminatorio del nord-ovest, i bianchi superano, con estrema facilità, in casa e fuori, il Vicenza, primo nel giorne nord-est. La partita più bella della Juve è proprio quella giocata sul campo dei futuri campioni d'Italia. Dopo lo 0 a 4 patito in casa, i bianconeri si superano nella partita di ritorno, strappando un sofferto zero a zero, con Pennano sugli scudi. Intanto, la Nazionale cambia colore, passando dal bianco degli esordi a un azzurro Savoia che rende omaggio alla casa regnante ma anche ai colori del cielo e del mare italiano.
(Palla al Triso)

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