Federico Munerati
Subito salta agli occhi quella immensa testa di capelli ricci, quasi un travestimento da clown in anni immolati sull'altare della brillantina, resa indispensabile da Rodolfo Valentino. Eppure proprio quella testa è uno dei suoi punti di forza: quanti palloni, colpiti con eccezionale tempismo e discreta forza, finiscono alle spalle dei portieri avversari. Un grandissimo senso della posizione e un eccezionale fiuto del gol fanno di questa ala destra molto particolare, un bomber da prima pagina. E' infatti il cannoniere juventino d'anteguerra, capace di segnare gol a grappoli e di far esclamare al compagno di squadra Ferrari: "Dove c'è un pallone da gol, lì capita lui". Grande goleador, certo, ma anche grande ala, in grado di mettere al centro perfetti cross, docili docili, solo più da mettere dentro. Uno dei grandissimi, cui forse mai sono stati tributati i giusti meriti.
LA "STORIA" DEL 1926
E dopo 21 anni la Juve torna a vincere. Prima domina il proprio girone di qualificazione, poi, in uno spareggio durissimo, elimina i campioni del Bologna e infine sbriga la formalità con la vincente della Lega Sud, la solita Alba, con un 12 a 1 complessivo. Intanto, a livello federale, ci sono grandi novità. L'autarchia fascista, con la "Carta di Viareggio", impone che dalla stagione successiva, uno solo dei due stranieri tesserabili possa scendere in campo. Successivamente, poi, dal '27-'28 le squadre dovranno essere completamente italiane. Unica eccezione per i "rimpatriati", provenienti da fuori ma italiani o figli di italiani.
(Palla al Triso)

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