Giovanni Ferrari
E' stato tutto meno che un personaggio. Tanto è importante la sua presenza in campo, quanto vuole apparire il meno possibile fuori di esso. Umile fino all'eccesso, ma insieme caparbio, orgoglioso e con un carattere di ferro. A tutto ciò abbina un'intelligenza tattica di grana sopraffina, caratteristica che condivide con i suoi conterranei "mandrogni" Baloncieri e Rivera, come lui grandi artisti del pallone. Vince tutto quello che si possa vincere: due titoli mondiali e otto scudetti (5 con la Juve, gli altri a Bologna e Milano), sempre da principale protagonista. In mezzo al campo nessuno sa dare i tempi all'azione come lui. E' il vero "bilancino" della squadra, fulcro di centrocampo che raccorda il gioco delle retrovie con quello dell'attacco con grande sapienza. E quando gli capita di intravedere i pali della porta avversaria non si fa di certo pregare per metterla dentro! A vederlo fuori campo, pelatino e "in carne", non sembra proprio un atleta: gli intenditori, però, lo ricordano come il più completo interno di sempre.
LA "STORIA" DEL 1931
Terzo scudetto bianconero, primo di una serie di cinque affermazioni consecutive che faranno della Juve la squadra più amata in ogni angolo d'Italia. Il titolo di bomber va al romano Volk, con 29 centri in 34 incontri. E sarà proprio la Roma a contendere fino all'ultimo lo scudetto ai torinesi, dimostrandosi come la prima grande espressione del calcio del centro-sud. Il 22 febbraio, nell'ambito della Coppa Internazionale, gli azzurri superano per la prima volta l'Austria: cede così un altro baluardo che sembrava insuperabile. Tra gli eroi dell'impresa ci sono anche Combi, Caligaris, Ferrari e Orsi. Juventus: presente!

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