Pietro Rava
Diversi in tutto, Foni e Rava. Il primo di origini quasi aristrocratiche, il secondo figlio del capostazione di Porta Susa. Il primo laureato, il secondo geometra a fatcica. Il primo dotato di classe sopraffina, il secondo irruente e ciclonico. Il primo correttissimo, il secondo sempre a caccia di guai. Tanto diversi da formare, messi insieme, una coppia perfetta. A vederlo, Pierone Rava, sembra il più docile degli uomini. Ma, si sa, l'apparenza inganna. E' una testolina delle più difficili. Arriva addirittura a mandare a quel paese il ferreo barone Mazzonis: si rifiuta di alzargli lo stipendio ("a lui, campione del mondo!") e anzi lo richiama a un maggior impegno; nessun problema: si toglie maglia e scarpe e, rivolto al burbero dirigente prorompe con un clamoroso "Allora giochi lei!" Quell'anno, manco a dirlo, non gioca molto. Un altro fatto emblematico di un carattere forte è rappresentato dal pugno in faccia tirato al nerazzurro Quaresima, nell'ottobre del '47. Tre giornate di squalifica. Rava avrebbe potuto totalizzare molte più presenze!
LA "STORIA" DEL 1938
Anche fuori dai patrii confini la Nazionale azzurra trionfa. Olivieri, Foni, Rava, Serantoni, Andreolo, Locatelli, Biavati, Meazza, Piola, Ferrari, Colaussi: sono gli undici campioni del mondo di Francia. 2 a 1 alla Norvegia, 3 a 1 ai padroni di casa transalpini, 2 a 1 a uno spocchioso Brasile e 4 a 2, in finale, su una grande Ungheria e, per la seconda volta consecutiva, siamo i migliori del mondo. In Italia domina l'Ambrosiana, trascinata dal suo goleador "Balilla" Meazza, dall'ottimo Locatelli, da Ferrari, che dopo cinque scudetti in bianconero va a mietere vittorie altrove. La Juve si aggiudica la sua prima Coppa Italia.
(Palla al Triso)

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