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mercoledì 24 aprile 2024

Il nostro calcio: Luca Carosio, Mister Ovadese


Questa sarà una puntata che profuma di vittoria perchè il nostro ospite di oggi è un allenatore che, giovanissimo, ha compiuto un'impresa importante e ha vinto un campionato, quello di Promozione, e ha portato l'Ovadese in Eccellenza e sta vivendo veramente un momento magico. Luca Carosio, parlaci di questa annata meravigliosa!

Mi fa molto piacere essere ospite oggi: non sono molto abituato a fare queste cose e vorrei prenderci l'abitudine! Sto ancora godendomela adesso! Un'annata strepitosa, con la società avevamo previsto un salto di categoria in tre anni, ce l'abbiamo fatta in due e siamo ovviamente più che felici. Ora sono già... pronto sul pezzo, perchè il prossimo anno in Eccellenza sarà tosta e devo mettermi subito a lavorare, per vedere di migliorare prima di tutto me stesso e poi programmare.

Avete anticipato i tempi, quindi, ma a inizio stagione avevate già qualche sensazione positiva che potesse far pensare che i tempi fossero già maturi?

A rischio di sembrare presuntuosi posso confessare che quando abbiamo cominciato a inserire qualche nuovo innesto sull'intelaiatura dell'anno prima pensavamo già che ci fossero buone prospettive. Ci credevamo, ma sicuramente non di farlo in un modo così... dominante. Avevamo la speranza di lottarcela fino alla fine, invece a un mese dalla chiusura siamo già promossi. Un filotto di 26 partite senza sconfitte era al di là di ogni più rosea previsione.

Quando però hai avuto la sensazione che potevate farcela?

A fine andata abbiamo fatto un'amichevole contro l'Asca, in cui abbiamo giocato malissimo e abbiamo perso male. L'Asca si è dimostrata una squadra molto forte, ma non abbiamo cercato alibi. Abbiamo iniziato il ritorno e vedevo negli occhi dei ragazzi uno sguardo ancora più convinto: nelle prime undici partite abbiamo inanellato 10 vittorie e un pareggio. Mi rendevo conto che era scattato qualcosa, in partita ma anche in allenamento: c'era più consapevolezza di essere vincenti. Quella delusione è stata interpretata in maniera positiva, ci ha dato ulteriore spinta e convinzione delle nostre possibilità. Tutte le componenti ne hanno preso coscienza: squadra e società.

Una squadra che avete incominciato a impostare a giugno, ma quali erano le caratteristiche che andavate a cercare nei giocatori?

Il primo aspetto quello umano, fondamentale! Io credo nella famiglia, nella bicchierata, nei momenti che "costruiscono". Abbiamo cercato uomini, prima ancora che buoni calciatori. Ragazzi a cui piace lavorare, che sanno essere umili: caratteristiche che dovrebbero essere considerate normalità. Ecco, questa normalità è stata la nostra forza.

In questo contesto da favola felice, c'è stato qualche momento di amarezza, di delusione, nel quale hai pensato: "Stiamo sbagliando qualcosa"?

Io credo molto in me stesso. Più che delusioni si è trattato di dettagli che richiedevano un miglioramento. Faccio qualche esempio: abbiamo giocato tutta la stagione a Castelletto, non a casa nostra; qualche volta il riscaldamento non funzionava; qualche pallone sgonfio: ma se si capisce che sono momenti che vanno superati la delusione si trasforma in spinta.

Sei molto giovane, un ginocchio ti ha impedito di giocare più a lungo e sei diventato presto allenatore. Probabilmente in squadra avrai anche qualche ragazzo più vecchio di te...

Certo, Vasile Feraru il centrale, il capitano, il portiere... ma sono abituato anche sul mio lavoro a gestire persone ben più anziane di me. L'età conta ma dipende molto da quali sono le esperienze che ti sei fatto nella vita.

Soddisfatto completamente di tutti i tuoi ragazzi?

Purtroppo a settembre siamo stati costretti a lasciar liberi due ragazzi che davano l'impressione di potere in qualche modo bloccare l'ingranaggio che stavamo mettendo in moto. Ci è dispiaciuto, ma abbiamo preferito intervenire subito.

Ancora tre giornate alla fine e poi... si riparte!

Chiudiamo questa stagione nel migliore dei modi, iniziando tutti, a cominciare da me e dal mio staff, a "vivere" in Eccellenza. Siamo di fronte a un passaggio importante di crescita. Dobbiamo pensare da giocatori, io non più da imprenditore ma da mister, perchè le realtà calcistiche che andremo a incontrare in Eccellenza sono "mentalmente" professioniste. Curare i dettagli, capire cosa vuol dire stare in questa... Serie A dei dilettanti. Spero di tornare qui, perchè vorrebbe dire che con il mio gruppo e con i miei ragazzi sarò riuscito a fare ancora qualcosa di buono!

Considerati già invitato!

(Palla al Triso)

 

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