Forse non c'era piena fiducia nei cuochi inglesi, sta di fatto che diverse nazionali affrontarono la trasferta per i Mondiali del 1966 in terra d'Albione con scorte di cibo impressionanti e particolarmente variegate. Ogni paese tentò di essere il più fedele possibile alle proprie abitudini nutritive, riempiendo i frigoriferi delle sedi di ritiro di prodotti particolarmente caratteristici.
E se in quelli italiani non potevano mancare gli spaghetti, il carburante dei giocatori portoghesi venne identificato dai nutrizionisti lusitani in diverse casse di baccalà e in centinaia di bottiglie di Porto e di Madeira, che avrebbero fatto gola a qualsiasi buongustaio enologico. I nord coreani trovarono invece energie insospettabili e tali da risultare "indigeste" ai nostr poveri azzurri, nei loro abituali fagioli di soia e fagioli mungo, gelatine d'amido di granaglie, vino di miglio, minestre di taro, salse di cavolo fermentate e salse piccanti agliate: piatti al limite del doping!
(Palla al Triso)

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