Carlo Parola
Il senso del mito lo testimonia il fatto che il simbolo delle figurine Panini, una vera e propria istituzione dell'editoria calcistica dal 1960 a oggi, sia rappresentato da un calciatore che colpisce in "sforbiciata". Quel calciatore, o almeno chi ha... fatto da modello per quel disegno, è Carlo Parola, uno dei più forti ed eleganti centromediani che la Juve, l'Italia, il calcio, abbiano mai avuto. Torinese purosangue, Carletto viene scoperto in una squadretta del Dopolavoro Fiat e immediatamente proposto alle grandi platee. Non è mai stato nè un lottatore, nè un picchiatore, riuscendo ad arrivare un attimo prima, con l'intelligenza, laddove non riescono ad arrivare gli altri. Viene chiamato "Carletto l'Europeo", perchè conquista tutti i buongustai del calcio in una partita con il Resto d'Europa disputata a Glasgow (10 maggio '47), in cui, unico italiano in campo, dà prova di tutta la sua immensa classe. E' tanto grande che il Chelsea (la storia, anche nel calcio, vive di corsi e ricorsi) gli offre 35 milioni, per un ingaggio, all'epoca, favoloso. Rifiuta: vuole continuare a vincere con la sua Juve, che guida con successo (e con scudetto) anche da mister.
LA "STORIA" DEL 1941
Mentre il Bologna domina ancora in campionato, vincendo netto sull'Ambrosiana e consacrando re del gol il proprio trascinatore "testina d'oro" Puricelli, la Coppa Italia offre una grande sorpresa. Se l'aggiudica infatti una "forza nuova" del calcio italiano: il Venezia. A dir la verità, tanto sorpresa non è, perchè una squadra che può allineare tra le sue file giocatori del calibro di Ezio Loik e Valentino Mazzola è sicuramente da tenere nella massima considerazione. Sono proprio le due mezzeali che trascinano i lagunari a un alloro che resterà unico nella storia della società. Intanto la follia umana vive le vicende di Tobruk, Capo Matapan, Amba Alagi, Pearl Harbor...
(Palla al Triso)

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