Giovanni Viola
Gioca 244 partite nella Juve, arriva alla Nazionale, garantisce sempre un ottimo rendimento, nella migliore delle tradizioni dei grandi portieri bianconeri, eppure... Eppure Giovanni Viola non è mai considerato, pur essendolo, tra i grandissimi. Troppo poco spaccone per far parlare di sè, resta sempre ai margini della cronaca: mai una frase fuori posto, mai un gesto di presunzione o, peggio ancora, di arroganza. E' invece sempre serio e gentile, estremamente disponibile e generoso. Sul campo, poi, mai un volo che non sia assolutamente necessario, ma uno stile sobrio, essenziale, concreto: meglio spostarsi di un passo e prendere la palla senza rischi e senza platealità, piuttosto che attendere un attimo per poi volare come un angelo, in una di quelle esasperazioni del ruolo tanto care a chi concede più a se stesso che alla squadra di cui fa parte. Da vero "piemunteis" ama la sua Juve con grande passione, quasi con trasporto, ed è sicuramente, in ogni senso, un numero uno.
LA "STORIA" DEL 1953
L'Ungheria, campione olimpica in carica, si aggiudica un'edizione interminabile della Coppa Internazionale, competizione di livello mitteleuropeo, iniziata addirittura nel '48. Sui campi della penisola è il momento delle milanesi: i nerazzurri si aggiudicano il titolo; al Milan, col suo "pompierone svedese" Nordahl, va il titolo dei bomber con 26 segnature. Il 17 maggio, la super Ungheria viene chiamata a inaugurare lo Stadio Olimpico di Roma, in un incontro valido proprio per la Coppa Internazionale contro gli azzurri. E' uno spettacolo tutto magiaro: 3 a 0! Come il 25 novembre, quando a Wembley crolla l'home record, l'imbattibilità che dura da 90 anni: Inghilterra-Ungheria 3 a 6!
(Palla al Triso)

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