Lettori fissi

sabato 23 marzo 2024

Il Calcio Camminato parla alessandrino!

 


E' stato un vero dominio grigio oggi pomeriggio, in occasione del Quadrangolare Walking Football Over 60 che si è tenuto sul campo sportivo di Pietra Marazzi (nella foto un momento di gioco). I "ragazzi" (si è sempre ragazzi quando si danno calci a un pallone, anche se la carta di identità si sforza a smentirlo!) del Walking Football Alessandria "Vincenzo Rolando" hanno avuto la meglio sulle tre formazioni avversarie, inanellando tre prestazioni nel corso delle quali hanno saputo crescere passo dopo passo di ritmo e di intensità.
 
Superata con il minimo sforzo (2 a 1) la formazione ligure del Zêna, nella seconda sfida il livello di gioco dei Grigi è cresciuto e per il Valchiusella (superato per 3 a 1) l'esito del confronto è subito apparso chiaro. Addirittura dirompente la prestazione nell'ultimo appuntamento di giornata, contro la temibilissima formazione del Novara, superata con un eloquente 5 a 1.
 
Alla fine riconoscimenti per tutti, nel classico clima che si registra in ogni occasione  di questi appuntamenti col Calcio Camminato e un applauso per la formazione vincente: Astori, Gambino, Maccarino, Greppi, Maestri, Vergano e Cacciotto.

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1905 - Nona puntata

 


Primo scudetto: la squadra

Durante, Armano, Mazzia, Walty, Goccione, Diment, Barberis, Varetto, Forlano, Squair, Donna. E' questa la formazione della prima Juventus campione d'Italia, undici nomi che entrano nella storia vincendo una medaglietta su cui, ognuno a proprie spese, potrà far incidere il proprio nome. Cinque studenti, quattro impiegati, un geometra e un pittore: il professionismo è ancora ben di là da venire. Un'altra particolarità caratterizza questo primo titolo bianconero: per la prima volta la squadra campione è formata in maggioranza da giocatori italiani. Sono solo tre, infatti, gli stranieri: il tedesco Walty, lo scozzese Diment e l'inglese Squair, uomini sicuramente importanti nell'economia del gioco ma ormai il foot-ball si sta trasformando in calcio!

 

LA "STORIA" DEL 1905

Poche righe sui giornali danno la notizia che, per la prima volta, lo scudetto del calcio è arrivato in Piemonte. La Juve vince la propria eliminatoria regionale superando, per ritiro, un F.C. Torinese che sta ormai consumando gli ultimi spiccioli della sua breve esistenza. A questo punto è previsto un girone all'italiana tra le tre squadre qualificate in rappresentanza di Liguria, Piemonte e Lombardia. L'U.S. Milanese si rivela essere l'ago della bilancia che fa pendere le sorti verso i bianconeri: due sconfitte con la Juve, un insperato pareggio esterno con il Genoa. Sarà proprio quel punto a consegnare lo scudetto ai piemontesi. 

(Palla al Triso)


 


 

Allenare i giovani: cuore, cervello e passione!

 


Girovagando sul web mi sono imbattuto su questo scritto di Davide Fabris, pubblicato nel sito dell'Union Ezzelina. Trovo che possa essere molto utile e lo propongo all'attenzione...

 

Siamo abituati a chiamarli “allenatori”, ma l’uso di questo appellativo per etichettare coloro che dirigono gli allenamenti dei ragazzi del settore giovanile è sminuente: il loro ruolo va ben oltre. Il “mister”, come diciamo in Italia, di squadre che vanno dai Piccoli Amici agli Esordienti ha anche l’importante compito di essere maestro, educatore: non a caso le società vengono chiamate “Scuola Calcio”. È questa caratteristica che seleziona i bravi allenatori. I gesti tecnici, come passaggi e dribbling, possono essere insegnati da chiunque abbia queste nozioni calcistiche. La trasmissione dei valori quali rispetto, amicizia, spirito di squadra e dedizione (che devono dominare il calcio) è un impegno più profondo. Non esiste un codice attitudinale per diventare un allenatore di calcio giovanile, non ci sono regole da seguire in modo pedissequo. Ciò che occorre è una buona dose di studio, condito con una grande quantità di passione: è questa la giusta ricetta di chi vuole insegnare calcio agli allievi in età scolare.

Il bravo allenatore non è colui che riesce a vincere i finti campionati o che riesce a dare un’impronta vincente ai propri bambini: le uniche impronte che si devono vedere sono quelle delle scarpe sul terreno. Il bravo mister rispetta il desiderio di divertimento dei ragazzi e insegna a portare rispetto per compagni e avversari. L’allenatore è apatico verso l’esito delle partite, ma continua a infondere entusiasmo, fiducia e ottimismo. Aiuta i ragazzi ad acquisire autostima. Rimprovera gli errori comportamentali prima di quelli tecnici. Incoraggia l’impegno a migliorare. Il bravo allenatore programma l’attività da svolgere riconoscendo i limiti di squadra e le doti del singolo. Cerca di creare un gruppo di amici prima che una squadra di calcio, investendo nel divertimento, sempre a braccetto con l’impegno. Lavora per piccoli e graduali obiettivi. Un mister del settore giovanile, per definirsi tale, è coerente nelle regole, fa partecipare tutti alle partite perché il calcio è un gioco e un gioco va giocato.
Il bravo allenatore insegna, ascolta e impara.

Poi con lo studio apprende competenze tecnico-dimostrative, organizzazione didattica, modi di comunicazione, conoscenze pedagogiche e fattori tecnici, tattici e fisico-motori. Passione e studio, due armi indispensabili per chi vuole essere un allenatore di giovani calciatori. Ricordando che per chi allena per amore del calcio “l’allievo deve essere considerato il soggetto e non l’oggetto delle attenzioni e del lavoro dell’allenatore”.

(Palla al Triso)


Le pagine nere del libro Azzurro: Svizzera-Italia 1954


 

Una pagina nere vissuta in...due tempi!

Primo tempo: 17 giugno 1954 - Losanna: Svizzera-Italia 2 a 1

(Tratto da "I Mondiali di Jules Rimet" - Bradipolibri)

Si potrebbe dire che sul campo è più forte l'Italia ma che i fattori "esterni" favoriscono nettamente i padroni di casa. Un tifo assordante e trascinante influisce in maniera determinante nel caricare e nel motivare i giocatori elvetici e, obiettivamente, nell'indirizzare in un'unica direzione i fischi arbitrali. Alcune entrate dei difensori svizzeri sulle caviglie degli attaccanti azzurri sono al limite del regolamento e, in molti casi, ben oltre. Il brasiliano Viana non vede, finge di non vedere, è costretto a non vedere. Il massimo della tensione si registra a poco più di un quarto d'ora dalla fine, quando gli esasperati giocatori italiani, che nonostante tutto sono riusciti a impattare la gara con Boniperti, cominciano a credere che l'unica strada per garantirsi un po' di giustizia sia quella di procurarsela da soli. Anche le terze linee azzurre cominciano a far sentire i loro tacchetti sugli stinchi avversari e la partita rischia di trasformarsi in una serie di regolamenti di conti ben poco cavallereschi. Quando poi Viana non convalida, adducendo una posizione di fuorigioco per lo meno dubbia, il gol del vantaggio italiano messo a segno da Lorenzi, il campo diventa un ring con undici maglie azzurre a far pericolosamente barcollare l'uomo in maglia nera. Per un attimo si teme il peggio, poi però il buon senso ha la meglio: Lorenzi e Boniperti vengono ammoniti e il calo di tensione successivo spalanca le porte al gol di Hugi. La Svizzera vince. Il fattore campo si rivela, ancora una volta, determinante.

Secondo tempo: 23 giugno 1954 - Basilea: Svizzera-Italia 4 a 1. Un programma alquanto "estemporaneo" costringe elvetici e azzurri a uno spareggio.

Alla faccia del catenaccio italiano, Rappan propone un "verrou" a tripla mandata che mette in seria difficoltà l'attacco azzurro. Pandolfini e compagni sono tecnicamente superiori ma i loro attacchi vanno improduttivamente a sbattere contro la difesa rossocrociata. Gli italiani fanno gioco e tengono il pallino ma Antenen e Vonlanthen raccolgono i rinvii della Maginot difensiva e seminano il panico davanti a Viola. Il roboante 4 a 1 finale è quanto di più bugiardo sia dato di vedere ma permette alla Svizzera di passare il turno e all'Italia di passare la frontiera e venire accolta dalla rabbia feroce dei tifosi che scaricano sui loro presunti eroi valanghe di pomodori marci.

(Palla al Triso)

venerdì 22 marzo 2024

Valencia: gli undici più forti di sempre

 

6 scudetti, 8 Coppe del Re, una Supercoppa spagnola, una Coppa delle Coppe, una Coppa Uefa, 2 Coppe delle Fiere, 2 Supercoppe Uefa e una Coppa Intertoto: non male come palmarès di una delle società più importanti del calcio spagnolo. Ha sempre sofferto il predominio della capitale e dell'altra forza della costa mediterranea, il Barça, ma nella scala dei valori iberici i giallorossi vengono immediatamente dopo le superpotenze.

Tanti i grandissimi campioni che ne hanno indossato la maglia. Ecco gli undici che preferisco:

1 Santiago Cañizares, 2 Roberto Ayala, 3 Amedeo Carboni, 4 Ruben Baraya, 5 Ricardo Arias, 6 Miguel Tendillo, 7 David Silva, 8 Gaizka Mendieta, 9 David Villa, 10 Fernando (F. Gomez Colomer), 11 Mario Kempes.

Seduti in panchina: Raul Albiol, Jordi Alba, Carlos Marchena, Juan Manuel Mata, Andoni Zubizzarreta, Jocelyn Angloma, Javier Subirats, David Albeida e Pablo Aimar.

(Palla al Triso)

A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...