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sabato 17 febbraio 2024

Eroi dei Mondiali: Giuseppe Meazza


 

Brera scrisse di lui: "Grandi giocatori esitevano già al mondo, magari più tosti e continui di lui, però non pareva a noi che si potesse andar oltre le sue invenzioni improvvise, gli scatti geniali, i dribbling perentori e tuttavia mai irridenti, le fughe solitarie verso la sua smarrita vittima di sempre, il portiere avversario".

E Vittorio Pozzo, il direttore tecnico della Nazionale che con lui trionfò a due Mondiali consecutivi, arrivò a proclamare: "Averlo in squadra significava partire dall'1 a 0."

Eppure l'approdo al calcio di Giuseppe Meazza (nella foto), uno dei più grandi calciatori di sempre (per molti: il più grande), non fu facile. Orfano del padre, morto nel 1917 nelle devastazioni della Prima Guerra Mondiale, ebbe un'infazia segnata da povertà e sacrifici. Si mangiava poco e il fisico ne risentiva, al punto di non essere ritenuto idoneo dal Milan a causa delle sue carenze "strutturali". Fortunatamente però la capacità di vedere oltre di due grandissimi uomini di calcio, Fulvio Bernardini e Arpad Weisz, gli aprì le porte del grande calcio e il "Balilla", come venne etichettato a causa della giovanissima età, vestì il nerazzurro dell'Ambrosiana. Con quei colori vinse tre scudetti e una Coppa Italia, laureandosi anche per tre volte bomber della Serie A, ma fu con l'azzurro dell'Italia che toccò i vertici più alti di una carriera inarrivabile: fu due volte campione del mondo, nel '34 e nel '38 e con la Nazionale si aggiudicò anche due Coppe Internazionali, il corrispondente attuale della Coppa Europa. Solo Gigi Riva (arrivato a quota 35) seppe fare meglio di lui quanto a reti segnate in azzurro: nelle sue 53 presenze Peppino mise a referto ben 33 reti.

Una delle più famose è stata sicuramente quella che mise a segno il 16 giugno del 1938, nel corso della semifinale del Mondiale giocata a Marsiglia contro il favoritissimo Brasile. Colaussi aveva portato in vantaggio l'Italia e al 60° l'arbitro svizzero Wüthrich assegnò un calcio di rigore all'Italia: sul dischetto, come sempre, si presentò Meazza. Rincorsa e, poco prima di arrivare sulla palla, l'elastico dei pantaloncini si spezzò; il rischio era che cadessero ma quell'attimo era fondamentale e non poteva essere interrotto. Meazza si tenne un po' goffamente le braghe con una mano e andò a calciare, Walter Goulart, il portiere brasiliano, venne distratto dai movimenti inconsueti del calciatore italiano e non riscì a contrastarlo. Sarà finale, sarà Mondiale!

(Palla al Triso) 


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