Raimundo Orsi, detto "Mumo" (nella foto al tiro) è un grande virtuoso del violino, che suona tanto bene da meritarsi un ingaggio nell'orchestra di Gardel, il più grande cantante di tango argentino, ma con i piedi è una vera favola.
Dopo essere andato a "miracol mostrare" alle Olimpiadi di Amsterdam con l'albiceleste, sbarca a Torino, dove per un anno viene bloccato dalla Federazione argentina, che non concede il transfert.
Quando finalmente può mettersi in luce, però, Orsi lo fa alla grande, segnando caterve di gol e irridendo i terzini avversari con dribbling diabolici. Non c'è ricordo, negli annali, di un suo colpo di testa: la pettinatura impomatata e carica di brillantina non permette il contatto con la sfera. D'altronde è sempre stato un elegantone, capace di sfoggiare doppipetto irreprensibili e auto di lusso.
Ovunque vada vince: in Argentina con l'Independiente, in Italia con la Juventus, in Uruguay col Peñarol, in Brasile col Flamengo; senza contare l'argento olimpico nel '28 e la Coppa del Sud America nel '27 con l'Argentina e due Coppe Internazionali e il Mondiale del 1934 con la maglia azzurra dell'Italia.
Due piccoli difetti: il primo, che quando il gioco si fa caldo non è quel che si dice un "cuor di leone"; il secondo legato invece alla sua scaramanzia: senza il jolly di un mazzo di carte infilato nel calzettone destro non sarebbe mai sceso in campo!
(Palla al Triso)

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