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sabato 3 febbraio 2024

Montevideo, città Mondiale!

 

Il record assoluto è di 20, suddivise però in due nazioni; il Giappone e la Corea del Sud.

Sono le città che hanno ospitato nei loro stadi le partite del Mondiale 2002, giocato in Estremo Oriente. Ci si avvicineranno le 16 che, suddivise tra Canada, Messico e Stati Uniti, ospiteranno l'edizione 2026.

Un giro d'affari (hotel, alberghi, ristoranti, negozi, mezzi di trasporto...) che apporta introiti economici non indifferenti sulla spinta dei movimenti provocati da migliaia e migliaia di appassionati al seguito delle squadre.

Ma non è stato sempre così.

Il Cile organizzò i Mondiali di casa, nel 1962, puntando su sole quattro città, il minuscolo Qatar, di fresca memoria, organizzò la manifestazione in soli 8 stadi, localizzati in 5 diverse città, ma già nel 1934 l'Italia in camicia nera toccò ben 8 città e la Svezia del '58 impiegò dodici diversi stadi.

Molto più "contenuta" si è rivelata l'organizzazione di Uruguay 1930, prima edizione di quella Coppa del Mondo che poi prenderà il nome, qualche anno dopo, di Coppa Rimet.

Tanto contenuta e ristretta che avrebbe potuto tranquillamente chiamarsi Montevideo 1930, in quanto tutte le diciotto partite si sono disputate nei tre stadi cittadini: dieci al Centenario (nella foto una fase della finalissima), sei al Gran Parque Central e due al Pocitos. Quasi una necessità, legata alle scarse disponibilità economiche dell'epoca, ma anche una difficoltà creata dalla mancanza di vera esperienza organizzativa nell'ambito di una Fifa ancora ai primi passi. Tanta voglia di fare calcio ma poche, pochissime risorse, tant'è vero che dall'Europa ben poche squadre intrapresero il viaggio verso il Rio de la Plata. Partirono solo una Francia che avendo avuto in Jules Rimet il maggiore artefice della competizione mondiale non poteva, a quel punto, esimersi dal partecipare; una Romania sospinta da Re Carol, fervente appassionato di calcio, che intervenne in prima persona per organizzare la spedizione; un Belgio che comunque dovette lasciare a casa alcuni dei suoi uomini migliori (Raymond Braine su tutti); una Jugoslavia sorprendentemente in grado di reperire risorse e uomini nonostante tutto.

L'Uruguay non ne fu entusiasta ed ebbe modo di farlo capire nelle successive edizioni, boicottando (un po' per ripicca, un po' per timore di subire qualche infelice sconfitta) Italia '34 e Francia '38.

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