Nel Mondiale spagnolo del 1982, Osvaldo Cesar Ardiles (nella foto) sorprende per la qualità sopraffina del suo piede ma anche per quell'inusuale numero uno indossato nonostante che di professione non faccia il portiere ma sia un ottimo centrocampista, dotato di eccelsa tecnica individuale e visione di gioco.
Non per quell'inconsueto numero di maglia, però, passa alla storia, in quanto prima di lui, in occasione di un Mondiale, già si erano proposti con il numero uno sulla schiena l'olandese Geels a Germania '74 e il connazionale argentino Alonso nei Mondiali di casa del '78, ma per aver trascinato l'albiceleste alla conquista del suo primo titolo iridato.
Ardiles era calciatore che tendeva a "nascondersi" tra le pieghe della partita, nel lavoro oscuro e poco appariscente del centrocampo, per poi esplodere in fiammate improvvise, spesso decisive per lanciare a rete un compagno o conlcudere personalmente un'azione offensiva. Sia fisicamente che tecnicamente, tanto per offrire un termine di paragone fruibile anche dalle generazioni più giovani, potrebbe ricordare l'ex juventino Angel Di Maria, forse, rispetto ad Ardiles, più "esplosivo" e meno geometrico.
Nonostante la feroce rivalità anglo-argentina legata alla diatriba delle Isole Falkland (o Malvinas, a seconda dei punti di vista), Ardiles svolse lunga parte della propria carriera in Inghilterra, prima accettato e poi adorato dai tifosi del Tottenham. Oltre a quel Mondiale il palmarés di Ardiles si è arricchito di altri importanti successi: Coppe d'Inghilterra, Charity Shields e Coppa Uefa, confermati anche come allenatore, soprattutto nell'esperienza giapponese.
Interessante, nel curriculum del centrocampista argentino, anche la partecipazione alla pellicola-cult di John Huston "Fuga per la vittoria", in cui, al fianco di Pelè, Wark, Moore, Stallone, Caine e Van Sidow, visse uno dei momenti più memorabili della cinematografia calcistica.
(Palla al Triso)

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