Prendo spunto dall'ottimo lavoro di Natalino Ferrari, che sul suo "Terra di campioni" ha raccontato della grandezza del calcio alessandrino negli anni del pionierismo calcistico di inizio '900 e dalla stupenda memoria fotografica dello "storico grigio" Alberto Ravetti, per ricordare un momento fondamentale della storia dei Grigi.
Era un calcio dominato dalle rappresentanti delle tre regioni del nord-ovest, Piemonte, Lombardia e Liguria, con incursioni vercellesi e casalesi sul gradino più alto del podio. In quel periodo ad Alessandria si giocavano il primato cittadino due società: la prima era l'Alessandria F.B.C. (con sede in Via Guasco), l'altra (operativa al Cristo) era l'Unione Sportiva Alessandrina. I Grigi di Via Guasco potevano schierare grandissimi interpreti quali Ticozzelli, Carcano, i fratelli Papa e Baloncieri; l'alternativa cittadina bianco-rossa aveva invece in formazione Bonati, Sperati e De Nicolai.
Al termine della stagione 1919-20 i biancorossi, in chiare difficoltà economiche retrocedettero e, di fatto furono costretti a chiudere i battenti. Si unirono le forze. Il colore delle maglie rimase il grigio, con tracce del biancorosso sul colletto e l'avvocato Camillo Borasio divenne il primo presidente dell'Unione Sportiva Alessandria.
L'inizio fu dirompente: la nuova società arrivò alla finalissima per il titolo contro la Pro Vercelli, persa solamente per l'abbandono dei Grigi, costretti in inferiorità numerica a causa degli infortuni di Carcano e Moretti. Sembra che la buona sorte non sia mai stata particolarmente favorevole!
(Palla al Triso)

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