LA PANCHINA DI CORSO RE UMBERTO
C'è ancora.
E la municipalità di Torino dovrebbe fare in modo di trasformarla in un monumento storico, con tanto di lapide a perenne ricordo. (Lo ha poi fatto la società, ndr)
E' una delle mille panchine che si possono trovare negli aristocratici viali torinesi, è "la" panchina per gli eterni innamorati della Vecchia Signora.
Lì si incontravano, al termine delle lezioni, gli studenti del Liceo Massimo D'Azeglio, lì hanno avuto luogo le loro discussioni, lì (o poco distante, nell'officina ciclistica dei fratelli Canfari) nasce la Juventus.
Il primo, impegnativo compito è rappresentato proprio dalla scelta del nome della costituenda società: Iris Club, Massimo D'Azeglio, Augusta Taurinorum, Forza e Salute, Vigor et Robur, Società Via Fort, ma tra tutti ha la meglio uno Sport Club Juventus, un tocco latineggiante in ossequio agli studi classici dei fondatori.
LA "STORIA " DEL 1897
Eugenio ed Enrico Canfari, Pio Crea, Carlo Ferrero, Gioacchino Armano, Luigi Gibezzi, Umberto Malvano, Vittorio Varetti, Gino Rocca, Umberto Savoia, Domenico Donna, Carlo Favale, Guido Botto, Secondi, Molinatti, Rolandi, Chapiron, Nicola, Barberis, Mazzonis, Collino, Frey, Mastrella, Colombo, Nay e qualcun altro di cui non è rimasta memoria storica: sono i "papà" della Juventus, gli ormai mitici studenti del D'Azeglio. Di molti si sono subito perse le tracce, altri diverranno pietre miliari della storia della società.
La Torino del 1897 raggiunge a malapena i 300 mila abitanti ma è lanciata prepotentemente a divenire una grande metropoli moderna.
Regno degli sportivi sono le grandi distese verdi del parco del Valentino, è il Po il primo testimone delle imprese calcistiche dei bogianen sabaudi.
(Palla al Triso)

Nessun commento:
Posta un commento