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sabato 2 marzo 2024

Mondiali 1958: ma noi non ci saremo!


(Tratto da "I Mondiali di Jules Rimet" - Bradipolibri)

Dovrebbe essere una normale partita di qualificazione dal risultato abbastanza scontato (anche se le ultime esibizioni reciproche ne renderebbero l'esito meno prevedibile); potrebbe rappresentare un'occasione eccezionale di fair-play da parte della federazione italiana, se accettasse di giocare con un arbitro nordirlandese; potrebbe, male minore, trasformarsi in una semplice amichevole tra sportivi; diventa una vergogna che passa agli annali come la "Battaglia di Belfast". Si dovrebbe giocare in questo 4 dicembre 1957 ma la nebbia che avvolge tutta la Gran Bretagna, da Londra dove il volo da Budapest deve fare scalo, fino a Belfast, impedisce all'arbitro ungherese Zsolt di giungere a destinazione.

I dirigenti delle due delegazioni cercano di trovare una soluzione al problema. Viene rintracciato l'arbitro nordirlandese Mitchell, fischietto di buona fama e di robusto curriculum: a lui viene chiesto di dirigere l'incontro e, in un primo tempo, anche Foni & C. accettano che i due punti vengano messi comunque in palio. Poi, contrordine: c'è paura di imbrogli e di interpretazioni di parte. La gara viene declassata ad amichevole ma gli animi sono ormai surriscaldati. I britannici hanno un concetto di lealtà sportiva che vede nel rifiuto italiano, chiaro esempio della mentalità latina, un vero e proprio affronto. Dagli altoparlanti viene diffusa la notizia che sono stati gli italiani a rifiutare l'ufficialità dell'arbitro irlandese e la rabbia nei confronti azzurri aumenta. In realtà, si saprà poi che è stato il commissario Fifa a negare l'autorizzazione. I novanta minuti sono comnque uno scambio continuo di botte, insulti e promesse di ulteriori "tenerezze" per il prossimo incontro. Finisce con un pareggio che sarebbe stato molto utile alla classifica italiana...

Il 22 dicembre l'Italia affronta e supera il Portogallo a Milano e il 15 gennaio successivo si ripropone la sfida agli irlandesi.

Quanto farebbe comodo ora quel pareggio. Questa volta l'aereo dall'Ungheria arriva in perfetto orario e Zsolt è pronto a svolgere in pieno il proprio dovere. L'ambiente è incandescente: nessuno ha dimenticato la diatriba precedente, anzi, la stampa locale ha provveduto a rendere tutto ancora più infuocato, andando a spargere benzina su animi già roventi. L'Italia schiera gli ormai soliti Ghiggia, Schiaffino e Montuori, a cui aggiunge un quarto sudamericano, Dino Da Costa, brasiliano dall'aria triste. Ancora più triste sarà alla fine della partita, quando un suo gol non sarà risultato sufficiente per arginare la rabbia agonistica, l'impeto, la decisione dell'undici irlandese, preso per mano con classe da un fantastico Danny Blanchflower. Al 68°, quando Ghiggia si fa cacciare da Zsolt, per l'Italia cala il sipario.

(Palla al Triso)

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