E' dai tempi della "missione impossibile" portata a termine dalla Germania Ovest nel 1954, quando in una finale giocata allo spasimo contro la favoritissima Ungheria, Rahn e compagni conquistarono l'alloro mondiale, che il "pericolo" doping aleggiava sul mondo del calcio. A quei tempi fece scalpore, aldilà di una vittoria ritenuta impossibile, anche il sospetto dell'utilizzo di sostanze proibite.
Dopo anni di valutazioni e discussioni, finalmente, a partire dalle qualificazioni per i Mondiali del 1966 in Inghilterra, entrò in funzione il controllo antidoping. Al termine di ogni partita un calciatore per ogni squadra, sorteggiato tra quelli scesi in campo, veniva sottoposto a controllo da un medico e da un infermiere che ne verificavano il riempimento di una fialetta di urina.
L'onore della "prima volta" per un giocatore italiano toccò ad Armando Picchi che si aggiudicò il sorteggio al termine di Italia-Finlandia, giocata a Genova il 4 novembre del 1965.
(Palla al Triso)

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