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giovedì 11 aprile 2024

Il nostro calcio: Enrico Cremon, allenatore


 

Chi è stato o è nel mondo del calcio da almeno trent'anni conosce sicuramente Enrico Cremon, un'istituzione ormai per il calcio provinciale, perchè questo mondo Enrico lo frequenta da sempre.

Tantissimi anni, prima come giocatore, poi una passione che non ho mai potuto... sopprimere mi ha portato a fare il dirigente e l'allenatore.

E cambiato tanto il calcio in tutti questi anni?

Tantissimo. Ricordo gli anni miei da ragazzino: il calcio è sempre stato a undici, comprensivo di diverse annate tutte insieme, poi sono cambiate regole e disposizioni. Ora praticamente ogni annata fa... vita a sè, si gioca a sette, a nove e poi finalmente a undici, con step successivi di crescita. Non so se fosse meglio o più giusto allora o adesso, di sicuro, oggi dal mio punto di osservazione, da allenatore, noto la differenza: il passaggio da nove a undici, ad esempio, a volte può creare qualche... scompenso. Forse sarebbe preferibile inserire un momento di passaggio graduale, magari nell'ultimo anno prima del passaggio a undici, già far fare l'esperienza nella fase primaverile con appello, squadre a undici, dimensioni del campo allargate, nuovo concetto del fuorigioco; anche pur con tre tempi da venti come è adesso ma già nell'ottica dell'imminente cambio.

Non è cambiato solo il modo di fare il calcio, tante società storiche non sono più state in grado di tenere il passo e sono scomparse, perchè?

Il fattore economico è alla base di ogni problema, gli sponsor sono sempre più rari, diventa sempre più difficile reperire materiali e mantenere strutture, poi sicuramente mancano progetti seri, a lungo termine; spesso invece, bruciato l'entusiasmo del primo anno, tutto si azzera. Non necessariamente un problema di risultati: quelli li decreta il campo e ci possono essere o non essere ma l'incapacità di programmare su fondamenta solide è alla base o meno della vita di una società. Ogni anno, gestire i processi di crescita porta a saper dare risposte: diventa importante mettere a disposizione strutture adeguate per poter permettere di disputare allenamenti e partite e questo porta anche ad allargare il proprio bacino di utenza. Ma senza progetti definiti non si va lontano.

Cabanette è stato per anni il tuo "centro operativo", non facile gestire impianti di questo tipo?

Costi. Tanti. Le quote non arrivano a coprire tutte quelle che possono essere le spese. Senza forze esterne, come ditte o amministrazioni comunali particolarmente attente, diventa difficile. Forse in questo sono favorite le società di paese, che hanno più possibilità di rientrare sotto l'egida del proprio comune. In città è più dura, vediamo solo in Alessandria quanto è cambiata la mappa calcistica, sia come numero che come qualità. 

Alessandria storicamente fucina di grandi giocatori. Da tempo non ne nascono più: problema solo di generazioni?

Sono cambiati i ragazzi, hanno altri, troppi interessi che distraggono. E' un luogo comune ma... noi avevamo solo quello... E poi sono cambiati anche i genitori: anni fa forse i genitori non avevano tempo a disposizione per seguire... i giochi dei figli, oggi sono molto più presenti... e non è sempre un bene!

(Palla al Triso)    

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