Carlo Bigatto
La prima vera, grande bandiera della Juve. Eppure, oggi ci si è quasi dimenticati di lui, ci si ricorda di altri molto meno significativi, molto meno nobili. Bigatto è troppo semplice per lasciare tracce profonde. Diciotto anni di Juve (dal '13 al '31), finchè il fiato, minato da centoquaranta sigarette al giorno, regge lo sforzo. Un grande giocatore, completo, in grado di giocare in tutte le parti del campo e di farlo con proprietà di tocco e rara intelligenza. Due cose sono rimaste particolarmente a cuore, di questo campione di generosità, a chi conosce la storia juventina: quella canottina da pallanuotista che sempre porta in capo e lo spirito da eterno dilettante che lo contraddistingue. In una Juve di pionieri il baffuto Bigàt è il simbolo di quei tempi epici. In una Juve che viaggia verso il professionismo, lui rimane l'unico puro, che gioca per passione. Che gioca per la Juve.
LA "STORIA" DEL 1925
Bologna campione per la prima volta nella sua storia, anche se in maniera non del tutto chiara. Le vincitrici dei due gironi della Lega Nord sono i campioni in carica del Genoa e i bolognesi. Non bastano quattro partite per decidere chi dovrà incontrare l'Alba nella finale nazionale. Al quinto tentativo, un calcio d'angolo,,, "tramutato" in gol dal rumoreggiare del pubblico e dall'intervento del gerarca fascista Arpinati, fa perdere la testa ai genoani, cui viene inflitta la sconfitta a tavolino. Tempi di regime! Intanto, il 22 marzo, nel corso di Italia-Francia, per la prima volta un centro-meridionale veste la maglia azzurra: è Fulvio Bernardini della Lazio, un grande.
(Palla al Triso)

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