Virginio Rosetta
Con lui si esce dalla preistoria e si entra nella storia vera e propria. Con lui nasce il professionismo calcistico. Con lui la Juve vince sei campionati e possiede il trio delle meraviglie, affiancandolo a Combi e a Caligaris. Viri (come viene chiamato) è già un grande con la maglia della Pro Vercelli, tanto grande che la Juve lo vuole a tutti i costi e offrendogli un impiego da contabile nella ditta Ajmone-Marsan (1.050 lire al mese, più vitto e alloggio), lo convince a trasferirsi a Torino. Rosetta gioca, vince e viene fermato dalla Federazione, che penalizza la Juve di sei punti per averlo fatto giocare con tesseramento irregolare. Per quell'anno va così. L'anno successivo l'ingaggio è cosa fatta: il presidente della Pro, Bozino, incassa 45 mila lire e Rosetta è bianconero. In maniera definitiva. Arriverà a essere campione del mondo e verrà ricordato sempre come il primo "professionista del pallone".
LA "STORIA" DEL 1924
Il 1924 porta con sè due momenti importanti: il canto del cigno del Genoa, per l'ultima volta campione, che dopo aver dominato il calcio dei pionieri ed essersi aggiudicato ben nove scudetti, abbandona il calcio di vertice; la partecipazione azzurra alle Olimpiadi di Parigi, dove, dopo le belle vittorie su Spagna e Lussemburgo, veniamo eliminati da un gol in fuorigioco dello svizzero Abegglen. La squadra rossocrociata arriverà poi sino alla finale, dove verrà travolta dal fortissimo Uruguay. Sulla panchina azzurra appare, per la prima volta, e per soli pochi mesi, Vittorio Pozzo. Ci tornerà nel '29 e sarà una lunga serie di trionfi.
(Palla al Triso)

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