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lunedì 22 aprile 2024

Juvecentus: 1935 - Trentanovesima puntata


Luigi Bertolini

Una sorta di Sandokan della pedata, con quel fazzoletto bianco sempre legato attorno alla fronte quasi a voler ricordare a tutti il proprio coraggio. E da quel fazzoletto non si stacca mai, feticcio portafortuna. Mai, comunque, un semplice simbolo è stato più azzeccato: quel pezzo di stoffa bianca diviene sinonimo di coraggio, di temerarietà, di potenza, di forza, emblema di un giocatore che non sa cosa significhi arrendersi o darsi per vinto. Proprio le caratteristiche più care al calcio di stampo inglese, che infatti non resiste al suo fascino. I dirigenti dell'Arsenal, forse la squadra più forte di quei tempi, lo richiedono alla Juve. Da buon alessandrino (benchè nato nella ligure Busalla, sul confine... - ndr), legato alla sua terra e ai suoi affetti, rinuncia: non è ancora il tempo dei...figli di Bosman! Forse non è stato mai apprezzato per il suo effettivo valore, però per comprarlo la Juve spende ben 180 mila lire, lo stesso prezzo di una fiammante Rolls.


LA "STORIA" DEL 1935

Si chiude il magico quinquennio bianconero, per aprirsi un lungo periodo vissuto sull'asse Milano-Bologna e dominato dai rossoblu felsinei e dai nerazzurri dell'Ambrosiana. La Nazionale azzurra, invece, strappa dalle mani dei bianchi austriaci di "Cartavelina" Sindelar, dei cechi di Planicka e dei magiari di Sarosi la sua seconda Coppa Internazionale, acquisendo il diritto a conservarla per sempre, avendola vinta per ben due volte. E' una squadra rinnovata, dopo i Mondiali, ma ancora forte di diversi campioni del mondo. A guidarli dalla panchina è sempre il "vecio" Pozzo, dal campo i bianconeri Ferrari e Orsi.

(Palla al Triso)

 

 


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