Guglielmo Gabetto
E' stato il primo giocatore di calcio (di una lunga serie) che, per un'eleganza di gioco sopraffina, abbinata indissolubilmente a un aplomb indiscutibile anche fuori dal terreno di gioco, si sia meritato il nomignolo di "Barone". Gabetto è sempre ricordato come uno dei più grandi attaccanti della storia del calcio. Sempre puntuale sotto rete, abilissimo nel "costruire" l'azione anche per i compagni, superlativo in acrobazia, tanto che un particolare tipo di rovesciata prende il suo nome, mette a segno più di ottanta reti prima di andare incontro a un destino crudele. Bomber acclamato della Juve, a seguito di un banale litigio con alcuni dirigenti, accetta, quasi per senso di rivalsa, le proposte del Torino, che sta costruendo la squadra della leggenda. Conquista anche i cuori dei tifosi granata, formando con Mazzola una coppia gol terrificante, prima di scomparire nel plumbeo cielo di Superga. Quella testa, sempre doverosamente impomatata di brillantina (la moda ha le sue regole), fa capolino solamente sulle cartoline ricordo. Un ricordo incancellabile.
LA "STORIA" DEL 1940
La vera storia si sta scrivendo su altri campi, ma, per ora, il calcio continua a sopravvivere. E, per la verità, lo fa alla grande. Con un campionato avvincente fino all'ultimo e vinto dall'Ambrosiana sul Bologna e sulla Juve. Con una Coppa Italia che vede ai nastri di partenza ben 155 squadre (record di sempre!) e che la Fiorentina fa sua. Una novità importante: per la prima volta sulle maglie dei giocatori appaiono i numeri, un modo per capire meglio cosa succeda in campo e per mitizzare, anche attraverso un numero, i propri idoli. Il 19 ottobre è una data molto triste: nel corso di una partita tra vecchie glorie muore Umberto Caligaris. Il suo cuore non regge allo sforzo e quando spira, in un letto d'ospedale, ha ancora addosso la sua maglia bianconera.
(Palla al Triso)

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