Ugo Locatelli
Il calcio, oltre ad averlo nel cuore, ce l'ha nella testa. E' un regista, un costruttore di gioco, una "mente", nella Juve, nell'Ambrosiana, in Nazionale con la quale è campione olimpico nel '36 e mondiale nel '38. A scoprirlo come centrocampista pensante è un altro grande juventino: Caligaris. Chiamato ad allenare il Brescia, il buon Caliga si trova tra le mani un centravanti dai piedi buoni ma con scarsa propensione alla lotta, restio a buttarsi nella mischia quando i colpi si fanno roventi. Lo arretra a centocampo e gli consegna le chiavi del gioco della squadra. Intuizione geniale. Locatelli è veramente un giocatore raffinato, forse non un gran lottatore (per questo, d'altronde, al suo fianco c'è Baldo Depetrini), ma un "cervello" capace di dettare i ritmi della squadra, di gestirne gli umori e le tensioni, di leggere l'azione in anticipo rispetto agli altri. E questo tipo di... preveggenza riesce a mettere a profitto anche a fine carriera, quando, smessi i panni del calciatore, assume quelli di capo del settore tecnico giovanile della Juve: scopre fior di campioni.
LA "STORIA" DEL 1945
Il calcio è fermo, ma la fame è veramente tanta. E allora i pochi giocatori rimasti organizzano una serie di amichevoli da giocare in provincia, dove l'ingaggio viene pagato con forme di burro e formaggio, sacchi di riso, fette di salame... Anche nelle città il pallone ogni tanto rotola. A Torino, per esempio, si giocano alcuni derby tra granata e bianconeri, tanto per tenere viva la fiammella della speranza. Tra quelli tramandatici dagli storici, registriamo un 5 a 2 per la Juve con tre gol del... portiere Sentimenti IV e un 3 a 1 finito a colpi di pistola tra i tifosi. A Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto) la follia umana tocca il suo culmine.
(Palla al Triso)

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