L'esempio da seguire era quello di papà Laurindo Antonio da Silva Ferreira, calciatore del Ferroviario di Lourenço Marques (l'attuale Maputo, capitale del Mozambico). Ma le qualità calcistiche del piccolo Eusebio sono molto superiori a quelle del padre e, giovanissimo, viene tesserato dallo Sporting, dove l'allenatore italiano Ugo Amoretti ne intravede subito le indubbie qualità e lo segnala in Italia, in particolare alle due società di Torino e di Genova, che però non affondano il colpo e si lasciano scappare l'occasione. Per la verità la Juve ci arrivò molto vicino ma dovette arrendersi al veto della mamma, Elisa Anissabeni, mozambicana, restìa ad allontanarsi dal figlio. Ma il ragazzo era troppo bravo e il Benfica lo fece suo, approfittando del fatto che il Mozambico era un protettorato portoghese. E di ciò approfittò anche la nazionale lusitana: pur potendo teoricamente vestire le maglie di entrambe le nazionali africane, Eusebio, in pratica, avrebbe potuto giocare solamente per il Portogallo e così fu. E fece le fortune sia del Benfica che del Portogallo, lasciando a bocca asciutta le sirene italiane.
(Palla al Triso)

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