Dici Juve e pensi a
Boniperti. Dici Milan e pensi a Rivera. Dici Roma e pensi a Totti. Dici
Monferrato e pensi a Roncati! (nella foto, al centro)
Piero col suo sorriso sempre stampato in faccia, con la sua barba inconfondibile, con la sua Lancia Fulvia HF color melanzana, con la sua voglia di fare calcio sempre. A quanti ragazzi ha fatto firmare il cartellino: alcuni bravi calciatori, alcuni discreti, alcuni improponibili ma ugualmente “arruolati”, perché “tutti devono giocare a calcio e divertirsi…” Quante distinte compilate…ai limiti del consentito, con nomi, età, fotografie che magari non trovavano effettivo riscontro in qualcuno di quei ragazzi che scendevano in campo. Tutti devono poter giocare! Quante carte di identità rivedute e corrette: circolai per qualche mese con un anno in meno sul groppone, fino a quando, nel corso di un controllo con il motorino, il maresciallo Da Ros non si accorse della “variazione” e, sapendomi giocatore del Monferrato, la collegò immediatamente all’arte calligrafica del buon Roncati!
Piero era però anche tanto altro.
Era passione, era entusiasmo, era impegno profondo, era capacità di divincolarsi nei meandri dei regolamenti, della burocrazia, dell’organizzazione di una società di calcio che su di lui e sulla sua presenza assidua e ininterrotta aveva posto le condizioni della propria stessa sopravvivenza. In gialloblu Roncati è stato tutto. Dirigente, allenatore, presidente, segretario; lo ricordo portiere di riserva in alcune formazioni della prima squadra, guardalinee (quando ancora non si chiamavano assistenti), massaggiatore; lo ricordo accompagnato da Michele Bonacci (il postino partenopeo tutto simpatia e “cazzimma”); lo ricordo al fianco di tutti quelli che sono passati nel Monferrato, apprezzato e amato da tutti, perché per tutti aveva sempre un sorriso, una battuta, un incoraggiamento.
Lo ricordo, infine, quell’ultima volta che gli ho parlato, dopo che la vita lo aveva costretto ad allontanarsi dal suo campo, dal suo Monferrato, da quella che era sempre stata la sua esistenza. Sì, Roncati aveva veramente “sposato” il Monferrato, amandolo di un amore corrisposto. Il suo fisico faticava a rispondere ai suoi comandi, ma bastava parlare del Monferrato e il suo sorriso e i suoi occhi tornavano a brillare di gioia, riconoscente nei confronti di una società, di un ambiente, di una famiglia a cui lui aveva dato tutto e dalla quale ha ricevuto in cambio l’affetto e la riconoscenza di tutti.
(Palla al Triso)




