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lunedì 4 marzo 2024

Celo/manca: figurine del "nostro" calcio: Giampiero Mariani


 

Era un martedì di dicembre del 2007 e l'Alessandria sportiva fu attraversata da un brivido gelido: una notizia che rese ancora più triste quella già cupa giornata invernale. "Se n'è andato Piero!"

"Ma come? L'ho incontrato l'altro giorno e, come sempre, era gagliardo e pieno di...carica positiva!"

Tutti commentarono così, tutti ne sottolineavano l'entusiasmo e la prorompente vitalità, ma purtroppo il suo cuore non ha retto e Giampiero Mariani (nella foto) non potrà più mettersi in tuta per insegnare calcio. Con lui se n'è andato un grande uomo di sport, un grande appassionato che, con quel suo fare all'apparenza burbero ma pieno di umanità, ha fatto innamorare del gioco del calcio intere generazioni di piccoli calciatori. E quel martedì lo hanno pianto tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incrociarne i destini, lo hanno pianto i tanti amici, soprattutto lo hanno pianto i suoi ragazzi.

E' bello, ancora oggi, ricordarlo all'Aurora, su quel campetto in terra battuta dove, prima delle ristrutturazioni degli ultimi tempi, aveva predisposto "la forca": un palo a elle rovesciata a cui aveva appeso un pallone e dove insegnava ai suoi piccoli allievi a colpire di testa: "Dai, pastasüccia, sauta!", ci sembra ancora di sentire!

In quella stagione era stato chiamato dall'amico di sempre Mirko Ferretti a lavorare nella ricostruzione del settore giovanile grigio. Con Mirko, con un altro "grande" del calcio provinciale come Vincenzo "Rolly" Rolando e tutto lo staff tecnico e dirigenziale si era messo al lavoro con il suo inesauribile entusiasmo e la sua voglia di far crescere calciatori e uomini, come aveva sempre fatto, tra brontolii e risate, rimbrotti e pacche sulle spalle.

Non è retorica pensare che Mariani, col suo grandissimo amico Tagnin, con Rolly, con Fiamma e con tutti quei "malati di calcio" che purtroppo ci han lasciati stiano a guardare cosa stia succedendo quaggiù, con lui pronto a tirare qualche scappellotto, se dovesse servire.

Pierone, "zio Caio!", quanto ci manchi!

(Palla al Triso)

  

Santos: gli undici più forti di sempre


 

Fa un certo effetto sapere che oggi il Santos partecipa al campionato brasiliano di Serie B e se fa questo effetto è perchè "O peixe", come viene chiamato dai propri tifosi è semplicemente la squadra del più grande di tutti, di Pelé!

Tanti i trofei messi in bacheca, soprattutto nel periodo in cui era la "perla nera" a trascinare con le sue magìe, ma non solo: 5 Taça Brasil, un Torneo Roberto Gomes Pedrosa, 2 Brasileirãos, 22 campionati paulistas, una Coppa Paulista, una Coppa del Brasile, 5 Tornei Rio-São Paulo, una Taça de Prata, 3 Libertadores, una Recopa sudamericana, una Coppa Conmebol, 2 Coppe Intercontinentali e una Supercoppa Campioni Intercontinentali:

Ecco gli undici in maglia bianca:

1 Gilmar (Gylmar dos Santos Neves), 2 Sylvio Mazzi (S. Hoffmann M.), 3 Carlos Alberto (C.A. Torres), 4 Clodoaldo (C. Tavares de Santana), 5 Mauro (M. Ramos de Oliveira), 6 Orlando (O. Peçanha de Carvalho), 7 Pepe (José Macia), 8 Zito (José Ely de Miranda), 9 Coutinho (Antonio Wilson Vieira Honorio), 10 Pelé (Edson Arantes do Nascimento), 11 Neymar (N. da Silva Santos Junior).

In panchina: Araken (A. Patuska) e Robinho (Robson de Souza Santos).

(Palla al Triso)

domenica 3 marzo 2024

Un viaggio nel passato: Stefano Braghin

 

(Tratto dal Match-program di Alessandria-Pavia, 26 ottobre 2008)

Stefano Braghin (nella foto): ti hanno definito "il Richelieu del calcio alessandrino". Uno che ama la sostanza senza apparire più di tanto. Ti riconosci in quest'immagine?

In effetti non amo molto la ribalta, questo è un aspetto proprio del mio carattere e poi in questi anni di carriera ho imparato che le luci del palcoscenico nel calcio si accendono e si spengono con grande velocità, rendendo effimero oggi quello che ieri pareva acquisito. In fondo io ho aspirato a fare questo mestiere per poter vivere il calcio ed è su questo aspetto che concentro le mie energie e trovo le mie motivazioni, gli aspetti collaterali mi interessano meno e non credo che sarei nemmeno troppo bravo a interpretarli.

Alessandria è piazza importante, a livello calcistico, per mille motivi. Però, e forse proprio per questa sua importanza, è anche piazza difficile.

E' assolutamente una piazza importante per la sua storia e per il suo contributo all'immagine del calcio nel nostro paese. Qui il calcio non è solo sport ma anche cultura e tradizione e i club con questa caratteristica in Italia sono davvero pochi. Più che difficile la definirei piuttosto una piazza esigente e, in questo momento della sua storia, anche impaziente dato che manca ormai da tempo dal calcio nel quale si sente più a suo agio e al quale è sempre stata destinata. Questi due aspetti in effetti possono rendere Alessandria una piazza difficile ma rendono la sfida per chi lavora qui ancora più avvincente.

Perchè hai scelto di confrontarti con questa realtà? Cosa ti ha spinto ad accettare questa sfida?

Perchè quando fai il mio mestiere e l'Alessandria ti chiama non ci sono categorie o trattative che tengano, ci vai e basta! E' sufficiente entrare al Moccagatta e farsi un giro tra gli spalti e i trofei della sede per capire che un'esperienza così, in un posto così, deve essere vissuta, senza dubbi!

(Palla al Triso)


Tragedie nel calcio: Torino


 

Superga: è il nome di una splendida basilica, disegnata dallo Juvarra, sorta sulle alture che circondano Torino. Superga, però, affianca il suo nome a uno dei momenti più tragici e tristi della storia del calcio italiano e mondiale. In quell'infame 4 maggio del 1949 l'aereo che andò a terminare il suo volo contro il basamento posteriore della costruzione si portò via per sempre una delle migliori espressioni calcistiche della storia del football.

Ma di quel "Grande Torino", dei suoi campioni, delle sue vittorie, di come, quando e perchè il Toro fosse impegnato in quel viaggio di ritorno da Lisbona non c'è chi non sappia. L'aneddoto di cui però forse non tutti sono a conoscenza è legato alla casualità di come le disgrazie più grandi della storia granata siano sempre collegate da un incredibile fil-rouge.

Fatalità, ma alla guida della Fiat 124 che investì e causò la morte di uno dei campioni granata più amati, Gigi Meroni, in quella sera del 15 ottobre del '67, c'era Attilio Romero, che anni dopo diverrà presidente del Toro.

Fatalità, ma a pilotare l'aereo che si schiantò a Superga, privando il calcio di grandi campioni quali Valentino Mazzola, Castigliano, Grezar, Loik, Maroso, Ballarin, Bacigalupo e tanti altri, aveva un nome e cognome che evoca brividi a ogni tifoso granata: Gigi Meroni.

(Palla al Triso)

 

Celo/manca: figurine del "nostro" calcio - Gino Amisano

 

Gino Amisano (nella foto) è partito da San Salvatore, dove è nato nel novembre del 1921 e dopo aver conseguito il diploma da ragioniere ha cominciato a lavorare sulle biciclette: selle e caschi leggeri. Il primo livello lo alza passando alle selle e a caschi più "robusti" per le Vespe e le Lambrette, gli scooter che hanno fatto la gioia dei giovani dal 1950 in poi. Quando si inventa i caschi in vetronite la sua AGV (Amisano Gino Valenza) sfonda sul mercato, facendogli conquistare il titolo di "re dei caschi" e andando a garantire maggiore sicurezza a chi, in pista, rischia la vita: campioni come Giacomo Agostini, Niki Lauda, Valentino Rossi, divengono suoi "clienti" fissi e privilegiati.

Dopo aver contribuito a... salvare la vita a questi campioni decide di buttarsi nel calcio, andando a salvare da un ormai sicuro fallimento l'Alessandria Calcio. Dal 1987 al 1991 e, ancora, dal 1994 al 2001, ne è il Presidente andando due volte in C1 e arrivando vicino anche al sogno Serie B.

Un rapporto, quello in grigio, vissuto sempre nel più classico dei modi con cui un presidente è sempre stato amato, sopportato, odiato dalla esigente piazza mandrogna. Ogni presidente, tutti, anche quelli che hanno vinto qualcosina, da Sacco a Calleri, da Spinelli a Bianchi, da Amisano a Di Masi, hanno avuto modo di assaporare tutte le variabili emotive del tifo grigio, un tifo caldo, esigente che sa esprimere il più profondo degli affetti ma che ha un punto fermo su cui non transige: non accetta di essere preso in giro.

Lui, tutto sommato, è rimasto nel cuore del mondo grigio e ha potuto passare i suoi ultimi anni a produrre un ottimo Gavi nella sua azienda vitivinicola.

(Palla al Triso)


A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...