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giovedì 14 marzo 2024

Roma: gli undici più forti di sempre

 

Il giallo e il rosso sono i colori presenti sul gonfalone della città, la lupa con Romolo e Remo sono i simboli di sempre di quello che è stato il centro di un enorme e potentissimo impero. Sicuramente meno prepotente il dominio sul calcio ma comunque interessante. 3 scudetti, 9 Coppe Italia, 2 Supercoppe italiane, una Conference League, una Coppa delle Fiere, una Coppa Anglo-Italiana e un campionato di Serie B.

Difficile tirar fuori i migliori undici, perchè tanti sono stati i campioni a vestire il giallorosso:

1 Franco Tancredi, 2 Cafu (Marcos Evangelista de Moraes), 3 Vincent Candela, 4 Daniele De Rossi, 5 Aldair (A. Nascimento do Santos), 6 Agostino Di Bartolomei, 7 Bruno Conti, 8 Giuseppe Giannini,9 Roberto Pruzzo, 10 Francesco Totti, 11 Paulo Roberto Falcão.

In panca: Paolo Conti, Rudi Völler, Francesco Rocca, Sergio Santarini, Sebino Nela, Giacomo Losi, Giancarlo De Sisti e Vincenzo Montella.

(Palla al Triso)

mercoledì 13 marzo 2024

Under 14: continua la crescita della Rappresentativa

 

Buonissime sensazioni per mister Bianchini e per il suo assistente Rizzi dal confronto odierno contro i ragazzi dell'Accademia Casale, compagine terza in classifica nel torneo Under 14 a livello regionale. 

Se il tabellino finale parla di una sconfitta per 3 a 2, la prestazione dei ragazzi in maglia grigia lascia assolutamente soddisfatti i responsabili della Rappresentativa Provinciale Under 14, capaci comunque di offrire una prestazione fatta di buone giocate, di geometrie perfettamente portate a termine, di un buon numero di occasioni fallite per un soffio, di una generale sensazione che i meccanismi comincino a funzionare in maniera coordinata e che l'assemblaggio di un gruppo coeso e consapevole delle proprie capacità stia procedendo nella maniera più fluida e costruttiva che si potesse desiderare.

Restano ancora un paio di appuntamenti, in occasione dei quali il duo Bianchini-Rizzi potrà procedere a effettuare le ultime valutazioni e considerazioni, poi l'ultimo elenco di convocati verrà definitivamente codificato, in attesa del via delle sfide regionali.

Prossima verifica il 26 marzo a Novi Ligure, contro la formazione della Novese.

(Palla al Triso)

Il ruolo dei genitori nel calcio dei figli

 

Sotto l'egida organizzativa dell'Alessandria Calcio si è tenuto ieri sera, nella sala riunioni del CentoGrigio in Alessandria, un interessantissimo incontro per parlare del rapporto tra figli, genitori e allenatori nell'ambito della struttura di una squadra di calcio. Come base di partenza le due relatrici, le psicologhe Chiara Volpini e Ludovica Polla, hanno posto il concetto per cui "il divertimento in ambito sportivo debba rappresentare la benzina che alimenta qualsiasi attività" e come, per fare in modo che la crescita, sportiva e umana, dei giovani atleti sia corretta e costruttiva, trainer, genitori e dirigenti debbano saper "fare squadra" nel modo migliore possibile.

La crescita dei ragazzi, in questo periodo fondamentale del loro sviluppo non deve (e non può) essere unicamente ficiso-corporea ma deve interessare tutta una serie di ambiti che vanno dalle capacità cognitive alle emozioni, alle capacità relazionali. Il giovane atleta cresce e deve saper sviluppare dentro di sè variabili quali la flessibilità mentale, la capacità di pianificare, l'inibizione di concetti non inseriti nel contesto specifico della partita.

Da parte loro, allenatori e dirigenti devono saper prestare la dovuta attenzione ai comportamenti, alle variazioni di umore e di rapporto con il gruppo, all'eventuale emersione di fragilità emotive che possano portare a evoluzioni non corrette di crescita. Di sicuro il genitore deve sapere, lui per primo, gestire in maniera corretta le aspettative, senza forzare situazioni di precarietà emotiva e creando con il gruppo di lavoro che gestisce l'attività sportiva del figlio un rapporto di piena condivisione. Saper individuare, anche semplicemente attraverso il linguaggio del corpo, eventuali momenti di difficoltà o di tensione, può essere estremamente utile per proporre con tempestività soluzioni "correttive" adeguate.

Importante, nel rapporto padre-madre-figlio è sicuramente l'attenzione che deve essere posta nel non caricare di eccessive aspettative l'impegno sportivo del ragazzo, col rischio di metterne a dura prova il senso di autostima e di voglia di fare.

Quanto, poi, sia fondamentale la forza del gruppo e un suo corretto inserimento al proprio interno di tutti i soggetti operanti, è assolutamente evidente. L'appartenenza a un gruoppo con lo scopo di raggiungere un obiettivo comune, con il successo o il fallimento vissuti in maniera collettiva rappresenta un punto fermo della crescita. Imparare a stare in gruppo, imparare a vincere o perdere, essere rispettosi delle regole, sono situazioni che risultano fondamentali anche nella vita al di fuori di un campo da calcio.

Le relatrici hanno posto particolare attenzione alle varie tipologia di genitore, mettendone in risalto qualità positive e potenziali negatività. A prescindere dal fatto che genitore e allenatore debbano essere collaborativi agenti dello sviluppo del ragazzo e non in competizione, sono state illustrate le varie figure possibili: dal papà-coach, a quello eccessivamente permissivo; da quello apprensivo/iperprotettivo a quello che "vive nel passato" del suo rapporto col calcio; da quello mai contento, a quello perfetto; da quello che vuole risparmiare frustrazioni al figlio a quello che pretende troppo, inducendo il ragazzo a non credere nelle proprie possibilità; da quello, infine che valuta il proprio figlio in base ai risultati ottenuti e non in base all'impegno profuso, fino a quello che vede nel figlio un piccolo professionista ignorandone la semplice voglia di fare sport.

Rischi e pericoli da evitare con la massima attenzione, lasciando vivere l'esperienza con affetto, stima e fiducia; garantendo il coraggio di tentare senza la paura di sbagliare; dimostrando partecipazione e interesse. Ricordando sempre che un ambiente sereno può rappresentare uno sprone a vivere l'attività senza caricarla di eccessive responsabilità.

(Palla al Triso)

Olympique Marsiglia: gli undici più forti di sempre

 

Alla faccia del Paris Saint Germain e delle spese folli del suo presidente mediorientale, l'Olympique è l'unica squadra francese che sia mai riuscita a portarsi a casa il massimo trofeo continentale, quella Coppa dei Campioni, proprio da quell'edizione ribattezzata Champions League, strappata al Milan con il gol di Basile Boli nella finalissima di Monaco di Baviera del 26 maggio 1993.

Dopo di allora fu un disastro, con il fallimento dei grandiosi progetti del presidente Bernard Tapie e tutto quello che ne seguì. Ma il palmarès biancazzurro è comunque di assoluto rispetto, con 9 campionati francesi, 10 Coppe di Francia, 3 Coppe di Lega, una Coppa Charles Drago, 3 Supercoppe francesi, appunto la Coppa dei Campioni e una Coppa Intertoto.

Ottimo l'undici di base:

1 George Carnus, 2 Jocelyn Angloma, 3 Manuel Amoros, 4 Didier Deschamps, 5 Basile Boli, 6 Marcel Desailly, 7 Eric Cantona, 8 Alain Giresse, 9 Jean-Pierre Papin, 10 Enzo Francescoli, 11 Josip Skoblar.

In panchina: Chris Waddle, Jules Zvunka, Christophe Dugarry, Florian Thauvin e Abedì Pelé.

(Palla al Triso)

martedì 12 marzo 2024

Le pagine nere del libro Azzurro - Cile-Italia 1962

 

Ritengo sia noto a tutti quanto accadde il 2 giugno 1962 allo Stadio Nacional di Santiago, nella seconda partita del girone degli Azzurri contro i padroni di casa cileni, in quella che passò alla storia come "la battaglia di Santiago", preceduta da alcuni articoli di giornale usciti in Italia sulle precarie condizioni economico-sociali del paese sudamericano, sapientemente manipolati e utilizzati per creare un clima di odio nei confronti dell'Italia e dei suoi calciatori. Ne venne fuori il caos, con comportamenti degni dei pugili più devastanti da parte dei giocatori cileni, reazioni ingenue e plateali da parte degli azzurri, che portarono all'espulsione di Ferrini e David, e l'incapacità nel gestire il momento da parte dell'arbitro inglese Kenneth Aston.

(Tratto da "I Mondiali di Jules Rimet - Bradipolibri)

Mario David, protagonista in negativo della sfida tra italiani e cileni, riferirà a mente fredda: "Quando rientrammo a casa andai a rileggermi l'articolo di Ghirelli: era bellissimo. Caldo, avvolgente e molto coreografico. Parlava del Cile vero, nel bene e nel male. Diceva di quanto è bello e di quante cose andassero riviste. Sarebbe stato come parlare di Napoli e tacere il lato... folcloristico. Purtroppo, le agenzie di stampa tedesche lo ripresero, rilanciandone solo le parti che servivano loro".

L'arbitro Aston, purtroppo per lui, non ha avuto il tempo per riflettere con calma sulla situazione e quei suoi novanta minuti si sono trasformati in un incubo. Per tutti. Quando anche lui potrà ragionarci sopra, il suo esame di coscienza sarà a dir poco sconfortante. Due anni dopo quell'orribile 2 giugno, l'ormai ex arbitro inglese scriverà su "El Mundo Deportivo" di Barcellona di non essersi mai trovato in una situazione simile a quella di Cile-Italia. "Non mi sono mai spaventato a dirigere una gara, ma devo confessare che quel giorno ho capito cosa fosse la disperazione. Attorno a me stava succedendo di tutto. Era mia ferma intenzione sospendere l'incontro: durante l'intervallo, però, anche nel mio spogliatoio fu un marasma e venni convinto a portare a termine la partita, a qualunque costo. Fu un'autentica caccia all'uomo, non una sfida calcistica. Quei 70 mila tifosi inferociti che premevano sul campo si sarebbero trasformati in una vera catastrofe se avessi sospeso l'incontro. Il guardalinee messicano mi riferì dei pugni di Leonel Sanchez a David e a Maschio ma dovetti far finta di niente. Il disastro dipendeva da un mio fischio".

(Palla al Triso)

Allegri... ma non troppo!

 

Centrodestra o centrosinistra al governo del Paese; Alessandro Cattelan o Gerry Scotti a condurre il SanRemo del post Amadeus; Allegri-in o Allegri-out.

Sono questi i tre grandi quesiti che angustiano l'intellighentia nazionale in questa prima parte di un marzo dal poco sole e dai tanti rovesci. E se le prime due problematiche esulano dagli argomenti che siamo soliti trattare su queste pagine, la terza (proprio in virtù anche dei tanti "rovesci" non solamente meteorologici) ci calza a pennello!

La Juve non può continuare su questa linea-grigia che ne sta contraddistinguendo le ultime stagioni e la colpa è di chi la guida dalla panchina?

Partiamo da una premessa: ho netta la sensazione che qualsiasi altro allenatore, in quella maledetta passata stagione vissuta sul filo di rasoio di penalizzazioni in altalena che avrebbero stroncato la resistenza psicologica di chiunque, forse ne sarebbe stato travolto, andando alla deriva. Non Allegri, che invece tra mille tempeste è riuscito comunque a portare un ambiente completamente destabilizzato (in campo e fuori) a raggiungere un risultato che, depurato della querelle "plusvalenze" (ad altri incredibilmente perdonate), avrebbe garantito l'accesso alla Champions League.

Oggi, Allegri è messo in croce per i risultati inadeguati rispetto al "presunto" valore della rosa e considerato incapace di gestire le ambizioni di una società storicamente destinata a vincere. Ma siamo certi che il valore della rosa sia consono alle aspettative? O dimentichiamo che questo stesso Allegri, quando in mezzo al campo aveva a disposizione Pirlo-Vidal-Marchisio-Pogba, vinceva lo scudetto a febbraio e andava a giocarsi le finali di Champions? Magari le perdeva, ma le giocava!

Oggi, con un regista che propone a partita settanta passaggi a un metro, tentandone tre o quattro a venti metri (e sbagliandoli); con un centocampo di bravi ragazzi di buona corsa e scarse idee; con dei laterali che non saltano più un uomo e non sanno proporre palle decenti alle punte; con due punte che vorrebbero sempre entrare in porta col pallone, incapaci di battere al volo una volta buona (e che la salute ci preservi Dusan!), siamo certi che Guardiola o Klopp saprebbero far di meglio?

Il tanto osannato Pep, senza De Bruyne, Rodri, Fodden, Walker, Haaland, Bernardo Silva sarebbe la stessa cosa?

Il nuovo "Re Mida" Inzaghi, senza Çalhanoglu e "tiramolla" Barella in mezzo al campo e senza quei quattro "trattori" (De Marco, Darmian, Dumfries e Carlos Augusto) sulle fasce saprebbe stritolare partite e campionato?

Ricordate l'Ancelotti juventino, capace di lasciare per strada alle romane due scudetti già vinti nonostante potesse contare su Del Piero, Conte, Ferrara, Inzaghi senior, Trezeguet...e facendo giocare Thierry Henry terzino!).

Colpa del Mister? Sicuramente qualche colpa ce l'ha ma sicuramente gli si possono garantire parecchie attenuanti!

P.S.: Capitolo Giuntoli: siamo in attesa di poterne valutare la grandezza. Per ora qualche colpo in prospettiva (Adzic, Pedro Felipe e Barido) che potremo valutare solamente in futuro e poi Tiago Djalò, ancora non apparso sui radar, e Alcaraz, arrivato per una cifra spropositata e già out per infortunio... Speriamo non abbia dimenticato a Napoli la bacchetta magica!

(Palla al Triso)  

 

Velez Sarsfield: gli undici più forti di sempre

 


E' il capodanno del 1910 e tre ragazzotti di Linares, un sobborgo di Buenos Aires, per ripararsi dalla pioggia battente si rifugiano sotto un tunnel della stazione ferroviaria di Floresta. Sono appassionati di questo nuovo sport che sta mettendo radici un po' ovunque e decidono di fondare una squadra: la stazione dove si trovano è la Velez Sarsfield, che deve il suo nome al ricordo di Dalmacio Velez Sarsfield, giurista e politico argentino che fu tra i redattori del Codice Civile argentino. Una delle tante casualità che hanno dato il nome a club divenuti poi famosi in tutto il mondo.

E la sua fama il Velez la deve ai 10 campionati argentini vinti, a una Supercoppa argentina, a una Coppa Libertadores, a una Recopa Sudamericana, a una Coppa Intercontinentale, a una Coppa Interamericana e a una Supercoppa Sudamericana.

Tanti i campioni in biancazzurro:

1 José Luis Chilavert, 2 José Luis Cuciuffo, 3 Christian Gustavo Bassedas, 4 Diego Pablo Simeone, 5 Vladislao Cap, 6 Fabian Alberto Cubrero, 7 Claudio Daniel Husain, 8 Pedro Omar Larraquy, 9 Carlos Bianchi, 10 Norberto Osvaldo Alonso, 11 Omar Andrés Asad.

Seduti in panca: Angel Allegri, Josè Horacio Basualdo e Agustin Cosso.

(Palla al Triso)

 

 

 


A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...