Lettori fissi

sabato 30 marzo 2024

Juvecentus: 1912 - Sedicesima puntata


 

Valerio Bona

"Zio Bomba": con questo soprannome viene ribattezzato il centravanti di una Juve che sta tentando di risollevarsi dopo aver toccato i suoi minimi storici. Pochi, pochissimi giocatori di valore contraddistinguono questi travagliati anni bianconeri: Bona è sicuramente uno di quelli, per le doti tecniche, per il dinamismo, per la potenza e per la prolicità sotto rete. Arriva alla corte juventina al seguito del presidente Giuseppe Hess e subito, al primo anno, mette a segno la bellezza di 28 reti, contribuendo a ridare dignità alla squadra dopo l'anno critico della... quasi retrocessione. Col passare degli anni si trasforma in un raffinato "facitore di gioco", uno di quegli uomini dell'ultimo passaggio, capaci di conquistare con le loro giocate le platee degli appassionati. Il solo fatto di aver ricevuto quel simpatico soprannome depone, infatti, a favore di una popolarità a prova di bomba. O meglio: di "Zio Bomba"!


LA "STORIA" DEL 1912

Il Venezia arriva all'atto conclusivo con la Pro Vercelli ma, nel corso delle due partite di finale, subisce ben 13 gol, a testimonianza del fatto che il calcio in Italia viaggia ancora a due velocità: il dominio piemontese, in questi anni, è abbastanza netto, con la Pro grande protagonista. Per la Juve, però, le cose vanno decisamente male: perde il derby col Toro e subisce umilianti sconfitte con il Genoa (5 a 1), con il Milan (4 a 0 e 8 a 1) e con i nerazzurri (6 a 1 e 4 a 0). Proprio contro i bianchi vercellesi gli juventini giocano le loro migliori partite (anche se con due sconfitte), mettendo in mostra un Pennano "portiere saracinesca".

(Palla al Triso)

 



venerdì 29 marzo 2024

Palmeiras: gli undici più forti di sempre


Fondata da un gruppo di immigrati italiani di São Paulo, rimasti affascinati dalle esibizioni dei giocatori della Pro Vercelli e del Torino in tournée in Brasile, venne battezzata Palestra Italia, nome che conservò sino al momento in cui Brasile e Italia si dichiararono guerra, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, quando assunse l'attuale Palmeiras.

Ricco l'albo d'oro, con 12 titoli brasiliani, 25 campionati paulistas, 5 Tornei Rio-São Paulo, 4 Coppe del Brasile, una Supercoppa Brasiliana, una Coppa Mercosur, una Copa dos Campeõnes, 3 Coppe Libertadores, una Copa Rio Internacional e una Recopa Sudamericana.

Ecco undici campioni entrati nella storia:

1 Emerson Leão, 2 Djalma Santos, 3 Roberto Carlos, 4 Zinho (Crizam Cesar de Oliveira Filho), 5 José Baldocchi, 6 Luis Pereira, 7 Julinho (Julio Botelho), 8 Ademir da Guia, 9 Vavà (Edvaldo Izidio Neto), 10 Rivaldo (R. Vitor Borba Ferreira), 11 Leivinha (João Leiva Campos Filho).

Inoltre, degni di nota: Nascimento (Miguel Oscar Francisco N.), Roque Junior (José Vitor R. J.), Zequinha (José Ferreira Franco), Jair (J. Rosa Pinto), Edmundo (E. Alves de Souza Neto), Mazinho (Iomar do Nascimento), Pedro Sernagiotto, Cinesinho (Sidney Colonio Cunha), oltre ai grandi Cafu (Marcos Evangelista de Moraes) e José Altafini.

(Palla al Triso) 

Carolina Morace: lezioni di calcio al femminile


 

Entusiasmo alle stelle per l'Alessandria Calcio Femminile che ieri ha ospitato la "campionissima" Carolina Morace in una full-immersion sul calcio femminile alessandrino. Dopo una visita alla struttura delle Casermette, che ospita l'attività della formazione grigia, nel corso della quale l'ex centravanti della Nazionale azzurra si è prodigata in consigli alle ragazze impegnate in un allenamento che mai era stato seguito con più attenzione e partecipazione, la "pluri-medagliata" ospite (vincitrice di 12 scudetti, 2 Coppe Italia, una Supercoppa italiana e per ben 12 volte - di cui 11 consecutive - capocannoniere di Serie A) è stata l'ospite d'onore di una serata dal titolo "Il calcio è (anche) delle donne", tenutasi alla Multisala Kristalli, al Cristo di Alessandria.

A parlare del calcio al femminile, in un talk-show coordinato dalla giornalista del Piccolo, Mimma Caligaris, si sono succedute l'Assessore allo Sport del Comune di Alessandria, Vittoria Oneto, che ha posto l'accento sul fatto che i prodromi del calcio al femminile in città si sono cominciati a registrare oltre novant'anni fa; la delegata del Coni, Bruna Balossino, che ha proclamato l'orgoglio di queste ragazze che si avvicinano a questo sport senza imposizioni e, ancora più importante, senza veti, trascinate dal riscontro "mediatico" del Mondiale. E' stato poi il turno della... componente maschile della serata, rappresentata dal presidente provinciale dell'Associazione Allenatori di Calcio, Mirko Russo (la Morace è anche brillante allenatrice) che ha confermato i numeri in crescita di presenza femminile ai corsi organizzati dalla FIGC per ottenere il tesserino da allenatore, pur sostenendo che occorra comunque procedere a garantire una spinta ulteriore alla partecipazione; altra voce, quella del Delegato Provinciale FIGC-LND, Marco Giacobone, rappresentante delle 250 iscritte in provincia, facenti parte di un numero sempre crescente di società affiliate, con formazioni partecipanti ai diversi livelli di età. Da lui è emersa la speranza di poter in tempi rapidi procedere all'organizzazione di campionati a livello provinciale, molla importante per garantire un ulteriore step di crescita.

Da parte sua Carolina Morace ha sottolineato come la presenza di allenatrici donne favorisce l'avvicinamento delle ragazze all'attività, stimolando anche una maggiore attenzione da parte delle famiglie. "Non chiediamo uguaglianza - ha detto - ma opportunità!", ponendo l'accento sul fatto che il calcio femminile italiano, rispetto a quello delle nazioni più vincenti oggi è indietro di vent'anni. "La Nazionale azzurra dei miei tempo sbancava Wembley e batteva la Francia, ora inglesi e francesi sono leader a livello mondiale, mentre noi ci muoviamo con più fatica. Loro hanno investito con più intelligenza e lungimiranza. Dobbiamo andare a coprire questo ritardo!"

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1911 - Quindicesima puntata


 

La mediocrità

Quelli che precedono la "Grande Guerra" sono forse gli anni più bui e grigi dell'intera storia juventina. Fortunatamente nel 1911 non c'è ancora il pericolo delle retrocessioni: l'ultimo posto nel girone ligure-lombardo-piemontese avrebbe, infatti, determinato questa "infame" sentenza. Il solo Pennano, portiere di grande spessore, non basta a salvare la baracca. Gli altri giocatori non sono in grado di lasciare alcuna traccia consistente nell'economia della squadra. Mai come in questo periodo la Juve corre il rischio di scomparire: in questi tempi avventurati, sulle ali dell'entusiasmo o della delusione, le squadre nascono e si dissolvono nel giro di poche stagioni: Torinese, Milanese, Audace, Piemonte... Anche questo contribuisce a creare il mito Juve: resistere nel momento nero, per poi ripartire e diventare la regina del mondo.


LA "STORIA" DEL 1911

Continua lo strapotere della Pro Vercelli. Una volra vinto il girone eliminatorio del nord-ovest, i bianchi superano, con estrema facilità, in casa e fuori, il Vicenza, primo nel giorne nord-est. La partita più bella della Juve è proprio quella giocata sul campo dei futuri campioni d'Italia. Dopo lo 0 a 4 patito in casa, i bianconeri si superano nella partita di ritorno, strappando un sofferto zero a zero, con Pennano sugli scudi. Intanto, la Nazionale cambia colore, passando dal bianco degli esordi a un azzurro Savoia che rende omaggio alla casa regnante ma anche ai colori del cielo e del mare italiano.

(Palla al Triso)




 

giovedì 28 marzo 2024

Il nostro calcio: Mirko Russo, presidente provinciale A.I.A.C.

 

Ospite del secondo appuntamento con "Il nostro Calcio", Mirko Russo, presidente provinciale dell'Associazione Italiana Allenatori Calcio. Un'associazione che negli ultimi anni ha fatto registrare una crescita importante di numeri.

I numeri sono saliti in tutta Italia, parliamo di 18 mila associati. In Piemonte siamo 1.700 e siamo la seconda regione in tutto il Paese, secondi solo alla Lombardia, che però può annoverare duemila società contro le sole 600 del Piemonte e Valle d'Aosta. La realtà alessandrina, che prima del mio avvento alla presidenza era associata alla provincia di Asti e contava 120 associati in totale, oggi ne registra da sola 182 nella passata stagione e contiamo ora di scavallare presto quota 200.

Questo aumento di numeri è anche magari dovuto al fatto che c'è stato un maggiore controllo su quelle che sono le professionalità degli allenatori?

Certamente. Dal settore "agonistico", quindi dai Giovanissimi a salire, sussiste l'obbligo del patentino, quindi siamo stati particolarmente attenti a far rispettare questo obbligo. In cambio l'Associazione offre servizi, anche attraverso il portale, con attenzione alle problematiche organizzative e legali, sul rispetto dei contratti: anche per questo ci si associa più volentieri.

Crescono i numeri anche grazie al continuo percorso di formazione che propone l'Associazione. Negli ultimi anni proprio nella nostra provincia si è tenuto un numero elevato di corsi.

Nel periodo di mia presidenza abbiamo già portato a termine in Alessandria ben tre corsi, in pratica uno ogni anno, e quest'anno addirittura attendiamo solo più il benestare della Federazione per farne un secondo, dopo quello per la Licenza D, che si chiuderà subito dopo Pasqua, anche un Uefa C a settembre.

Anche un corso per preparatori dei portieri è in cantiere?

E' una mia fissa e tra l'altro ho già una sessantina di potenziali allievi. Il "freno" è la difficoltà da parte della Federazione di trovare istruttori adeguati... Ma ce la faremo!

La crescita della qualità della formazione degli allenatori passa proprio dalle qualità dei docenti proposti, messi a disposizione della Federazione, sempre di assoluto livello.

Nel corso attuale abbiamo Franco Melani, punto di forza della Federazione per quanto riguarda il comparto istruttori. Con lui altri personagggi di assoluto rilievo quali Cacciatori, Fiorin e altri di grande preparazione.

Un impegno di tempo e anche... economico.

Il costo vale la pena. Infatti molte società pur di avere allenatori preparati sono disposte a farsi carico delle spese di iscrizione. Impegnativo anche perchè sono sei settimane, per tre giorni e al sabato mattina sul campo. 130 ore piene di lavoro!

Infatti occorre distinguere: c'è una parte in aula e una in campo.

Ovviamente psicologia, metodologia e altre situazioni vanno affrontate in aula, altre invece vanno viste direttamente sul campo.

La tua esperienza ormai pluriennale ti ha portato a valutare in maniera più positiva la "professionalità" degli iscritti?

Sicuramente. Abbiamo potuto prendere atto con soddisfazione di successi ottenuti da ragazzi usciti dai nostri corsi. L'Associazione provinciale tra l'atro annovera nomi importanti: Icardi, Gabetta, Ferrarese... e ne scordo mille!

Quanto è importante la preparazione, soprattutto proprio della gestione dei più piccoli da parte di un allenatore/istruttore/educatore?

Tantissimo. I genitori affidano i loro "Maradona" e chi li guida deve saper gestire le voglie, le tensioni, le ambizioni, le pressioni di chi sta vivendo un'età particolarmente delicata.

Torneremo con Mirko Russo e l'A.I.A.C. per parlare dei progetti e delle grandi iniziative dell'Associazione.

(Palla al Triso)

Leeds: gli undici più forti di sempre


 

Anche se oggi la formazione del Leeds si arrabatta ai piani inferiori del calcio inglese, battendosi per tornare in Premier, i bianchi hanno in bacheca 3 campionati inglesi, una Coppa d'Inghilterra, una Coppa di Lega inglese, 2 Charity/Community Shields e due Coppe delle Fiere, essendo arrivati anche a una finalissima di Coppa Coppe e a una Coppa dei Campioni, uscendone però battuti dal Milan e dal Bayern.

Nella sua storia c'è anche un periodo di "proprietà" italiana, quando la società entrò a far parte del gruppo Cellino.

Ecco un undici "ideale" del Leeds:

1 Nigel Martyn, 2 Paul Reaney, 3 Paul Madeley, 4 Johnny Giles, 5 Norman Hunter, 6 Jack Charlton, 7 Peter Lorimer, 8 Billy Bremner, 9 John Charles, 10 Eddie Gray, 11 Allan Clarke.

Possibili sostituti: Gareth Sprake, Terry Cooper, Lucas Radebe, Gary Kelly, Rio Ferdinand, Gordon McQueen, Gordon Strachan, Mark Viduka, Joe Jordan, Harry Kewell, Rodney Wallace e Bobby Collins.

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1910 - Quattordicesima puntata


 

Umberto Pennano

Abbiamo ormai superato il periodo dell'improvvisazione e dell'entusiasmo fine a se stesso. Il ruolo di portiere si sta trasformando, sta evolvendo. Non ci si accontenta più di un quasi saltimbanco un po' pazzo e incosciente, coraggioso ma senza la benchè minima traccia di doti tecniche. Con Pennano il ruolo assume caratteristiche ben definite. I numero uno imparano a respingere di pugno, a uscire in scivolata sugli avversari lanciati a rete, a "piazzarsi" con intelligenza nel punto più adatto per far propria la sfera. Pennano è sicuramente il migliore, il più sicuto, il più dotato: degno precursore dei grandi guardiani bianconeri di tutti i tempi.

 

LA "STORIA" DEL 1910

Cambia tutto. Il campionato (che copre per la prima volta due anni solari, iniziando nel 1909 e chiudendosi nel 1910) si apre a un ingrovigliato girone all'italiana, con partite di andata e ritorno disposte secondo un calendario ancora non perfettamente articolato. Non va male per i torinesi: in questo periodo da "medioevo bianconero" un terzo posto finale è da prendere con grande soddisfazione. Per definire la squadra campione occorre uno spareggio tra Pro Vercelli e nerazzurri milanesi Nel giorno fissato alcuni giocatori bianchi sono già impegnati in un torneo militare e i dirigenti piemontesi chiedono il rinvio. Al no della Federazione la Pro si schiera con una squadra di undicenni. Ovvio, vincono i lombardi. Il 15 maggio, all'Arena di Milano, prima partita per la Nazionale, in maglia bianca: 6 a 2 alla Francia.

(Palla al Triso)



 



mercoledì 27 marzo 2024

Finale Coppa Piemonte: rinvio al 3 aprile


 

A seguito delle condizioni metereologiche delle ultime ore e al termine del sopralluogo effettuato sul campo sportivo “Beppe Spinola” di Castelnuovo Scrivia, sede nella quale era stata programmata la Finale di Coppa Piemonte-Valle d'Aosta di Seconda e Terza Categoria 2024, la Delegazione Provinciale, verificata l’assoluta impraticabilità del terreno, ha decretato l'impossibilità di disputare la gara.

La sfida tra le due finaliste, Viguzzolese e Libarna, è stata quindi rinviata a mercoledì 3 aprile prossimo, con fischio di inizio alle ore 20.30, sempre nella stessa struttura di Castelnuovo Scrivia.

(Palla al Triso)

Athletic Bilbao: gli undici più forti di sempre


 

L'hanno definita "utopia", ma su questa utopia la società di Bilbao ci ha costruito tutta la sua storia: con la maglia biancorossa solamente calciatori baschi, o di nascita o, perlomeno, di origini. Ed è una storia gloriosa: con le due "immense" del calcio spagnolo, il Real e il Barça, l'Athletic Bilbao è l'uica squadra a non essere mai retrocessa in Segunda Division! A Bilbao dicono: "Dio creò solo una squadra perfetta, le altre le riempì di stranieri!" e forti di questo convincimento sono andati a conquistarsi 8 titoli di Spagna, 23 Coppe del Re, 3 Supercoppe di Spagna e una Coppa Eva Duarte, rendendo per lunghi periodi il San Mamés, lo stadio di casa, come un baluardo inespugnabile.

Ecco gli undici della storia:

1 José Angel Iribar, 2 Andoni Iraola, 3 Bixente Lizarazu, 4 Javier Irureta, 5 Aitor Larrazabal, 6 Javier Martinez, 7 Dani (Daniel Ruiz Bazan), 8 Joseba Etxeberria, 9 Pichichi (Rafael Moreno Aranzandi), 10 Juelen Guerrero, 11 Telmo Zarra.

Seduti in panchina: Agustin Gainza, Txetxu Rojo, Iker Muniain, Bata (Agustin Sauto), Guillermo Gorostiza, José Iraragorri, José Luis Panizo, Gregorio Blasco, Aritz Aduriz e Fernando Llorente.

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1909 - Tredicesima puntata


 

Carlo Vittorio Varetti

Boniperti non è stato il primo giocatore della Juve che, una volta raggiunta la "vecchiaia" calcistica, si sia trasferito dietro a una scrivania fino ad assurgere alla più onerosa carica dirigenziale in ambito societario: la presidenza. Prima di lui, infatti, molto prima, è Carlo Vittorio Varetti a passare dal campo alle scartoffie. E lo fa in un momento particolarmente difficile per la società. Succede, infatti, a Dick, che ha lasciato la squadra senza campo, senza soldi e (quasi) senza giocatori. Deve fare i conti con le conseguenti difficoltà organizzative ed economiche, ma lo fa con straordinaria dignità, eccezionale orgoglio e un grandissimo amore per la sua Juventus.

 

LA "STORIA" DEL 1909

La Federazione riapre le porte agli "esterofili" e il campionato si fa veramente una cosa seria. Si esce addirittura dai confini che fino ad allora avevano contraddistinto lo sviluppo di questo sport. Non solo più le grandi del... triangolo industriale ma addirittura, dalla laguna, il Venezia! La Pro Vercelli si conferma campione e, stavolta, avendo superato anche Genoa, Milan e Torino, nessuno può permettersi il lusso di affermare che i bianchi siano campioni a metà. Lo sono a tutti gli effetti e lo dimostreranno dominando per anni.

(Palla al Triso)

 


 




A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...