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domenica 7 aprile 2024

Chi ha inventato la "bicicletta"?


 

Lo chiavano "il diamante negro" questo ragazzino mulatto, nato e cresciuto nelle favelas di Rio che, inseguendo tutto ciò che minimamente fosse in grado di rotolare, in questi spazi di miserie, povertà e voglia di vivere, ha perfezionato una tecnica e una capacità di gestire il pallone da assoluto fuoriclasse. Leonidas, smilzo e magro, come poteva essere chi difficilmente riuscisse sempre a garantirsi pranzi regolari, aveva però muscoli e articolazioni che lo trasformavano in una... palla di gomma, capace delle acrobazie più incredibili e impossibili per gli altri. La rovesciata volante o sforbiciata, del tipo di quella che gli album delle figurine Panini hanno consacrato allo stile indiscusso del grande Carlo Parola, si dice che sia stata una sua invenzione, frutto di quelle sue caratteristiche fisiche che lo portavano a compiere gesti impensabili per altri. Lui se ne assunse convintamente la paternità, anche se c'è chi sostiene che il primo a compiere quel gesto sia stato un paulista, nato qualche anno prima, un certo Petronilho de Brito, che però, non avendo mai partecipato a Mondiali o vestito la maglia della Selecão ha dovuto cedere il passo alla fama del campione.

(Palla al Triso)  

Juvecentus: 1920 - Ventiquattresima puntata


 

Guido Debernardi

Storia controversa, quella di Guido, giocatore importante pur avendo disputato solo poco più di una decina di partite in maglia bianconera. Arriva dal Torino, dove era uno dei punti di forza e di cui il fratello Enrico era stato uno dei soci fondatori. Vanta un'amicizia importante, quella con Vittorio Pozzo, che nel corso delle mille discussioni che hanno affrontato davanti a un buon bicchiere di vin rosso, gli ha trasferito parte della propria scienza calcistica. Debernardi giunge quindi alla Juve portando con sè concezioni tattiche e nozioni calcistiche innovative, quasi rivoluzionarie. Diviene il primo Mister della squadra, seppure tale incarico non gli venga mai affidato ufficialmente trasmette ai propri compagni tutte le sue cognizioni, contribuendo a dare una svolta al calcio empirico dei pionieri.


LA "STORIA" DEL 1920

Nove mesi ininterrotti di calcio, dall'ottobre del '19 al giugno del '20, per decretare i nerazzurri milanesi campioni d'Italia. Il settentrione del paese è ancora dominatore incontrastato della scena, con otto gironi di qualificazione contro i tre del centro-sud. La finalissima, però, è già molto più equilibrata: i lombardi, infatti, vincono a fatica sul Livorno, pur potendo contare su campioni quali Campelli, Cevenini, Fossati, Aebi e Conti.  Nel mese di agosto, al termine di un campionato massacrante, gli azzurri partecipano alle Olimpiadi di Anversa, con poca gloria, ma tutto quanto fa esperienza.

(Palla al Triso)

 


Olympique Lione: gli undici più forti di sempre


E' strana la storia dei roosoblu lionnesi: nel loro palmarès risultano sette scudetti francesi, tutti vinti in sequenza consecutiva, dal 2001 al 2008. Prima e dopo, solamente 5 Coppe di Francia, una Coppa di Lega francese, 8 Supercoppe francesi e una Coppa Intertoto.

Tanti però i grandi giocatori che ne hanno indossato la maglia.

Ecco i miei undici preferiti:

1 Grégory Coupet, 2 Eric Abidal, 3 Anthony Réveillère, 4 Michael Essien, 5 Samuel Umtiti, 6 Bruno N'Gotty, 7 Juninho Pernambucano, 8 Florent Malouda, 9 Sonny Anderson, 10 Hatem Ben Arfa, 11 Sidney Govou.

Seduti in panca: Serge Chiesa, Angel Rambert, Fleury Di Nallo, Ludovic Giuly, Yves Chauveau, Alexandre Lacazette, Bernard Lacombe, Nestor Combin, Karim Benzema, Sylvain Wiltord, Frederick Kanouté, Ferland Mendy, Giovane Elber e Memphis Depay.

(Palla al Triso)

sabato 6 aprile 2024

Grigi: sul ponte sventola bandiera bianca!



Se una piccola. esile, esitante fiammella di speranza ci fosse stata ancora, al termine dei novanta minuti di Fiorenzuola si è spenta definitivamente. Alla fine del primo tempo la Pro Sesto perdeva 2 a 0 a Legnago, mentre i Grigi impattavano sul nulla di fatto, con una clamorosa palla gol di Siafa cancellata dal portiere emiliano come neanche lui sa come... E l'anemica fiammella resisteva eroica.

Poi però, disgraziatamente è iniziato il secondo tempo e dopo soli tre minuti i ragazzi di Binotto erano sotto di due reti. Fine. Stop. Amen. A tre partite dalla fine la condanna è stata praticamente scritta definitivamente: il prossimo campionato sarà quello di Serie D.

Nella migliore delle ipotesi: perchè l'altra fiamma che resta ancora accesa, e questa è bella vivace, è quella del fallimento, che porterebbe una delle società più gloriose del Piemonte a dover ripartire da chissà dove, con quale nome, con quale dirigenza.

Che tristezza! Passare nell'attimo di un sospiro dalla semifinale della Coppa Italia più importante, dalla Serie B riconquistata dopo mezzo secolo, dalla speranza di essere finalmente tornati nel calcio che conta, alla desolatezza dei campi della più umiliante periferia.

Una città, una tifoseria, un popolo traditi da chi aveva fatto sognare (dando anche molto, obiettivamente), scappando poi come un ladro nella notte; illusa da un "caravanserraglio" che, nella prima parte della stagione, ha dato la sensazione di vivere in un'immensa "candid camera", un po' protagonisti e un po' spettatori inconsapevoli di "Scherzi a parte"; traghettati, nella parte finale di questa annata maledetta, verso una retrocessione annunciata.

Speriamo solo di riuscire a salvare il salvabile, augurandoci almeno un derby col Derthona... Che tristezza...

(Palla al Triso)

Francia 1938: una Coppa per due


 

Ma cosa vanno mai a pensare questi francesi!

Nel regolamento redatto per l'edizione del 1938 della Coppa del Mondo, che finalmente Jules Rimet riesce a portare... a casa sua, In Francia, spicca un articolo perlomeno pittoresco: nel caso in cui la finalissima per il titolo dovesse chiudersi, anche dopo i supplementari, sul risultato di parità, si sarebbe dovuto procedere in tempi brevissimi alla ripetizione dell'incontro. E fin qui, tutto quasi nella norma.

La fantasia dei dirigenti d'oltr'Alpe si scatena però a questo punto: se il fato avesse decretato un ulteriore pareggio anche a seguito dell'ulteriore confronto, entrambe le formazioni avrebbero potuto fregiarsi del titolo di Campioni del Mondo. Fortunatamente ci pensarono Colaussi e Piola!

(Palla al Triso)

 

 

 

 

Juvecentus: 1919 - Ventitreesima puntata


Giovanni Giacone

E' il primo portiere del dopo-guerra ed è anche il primo bianconero a vestire l'azzurro della Nazionale. Il primo di una serie interminabile! L'esordio è sfortunato: corrisponde a un secco 3 a 0 incassato dalla Svizzera. Le colpe di Giacone, evidentemente, sono minime se per l'incontro successivo, con l'Olanda, è ancora lì, col suo numero uno. Altre due presenze (con Egitto e Francia) e poi esplode il "fenomeno" Campelli, che fa sua la porta azzurra. Anche alla Juve non dura molto, solo due anni, ma lascia un segno indelebile. E' un grande portiere, con doti acrobatiche eccelse, un'agilità incredibile e un coraggio leonino, cui abbina una naturale eleganza. E' piccoletto e con un'aria da eterno bambino sul volto, tanto da ricordare uno dei suoi più brillanti epigoni in maglia bianconera: Angelo Peruzzi.


LA "STORIA" DEL 1919

La voglia di tornare a vivere è enorme e la si respira in tutti i settori della vita sociale. Lo sport fa la sua parte, divenendo, anche grazie al crescente interessamento dei giornali, un fenomeno in grande espansione. Dove c'è la possibilità si improvvisano campetti da calcio, con pietre o abiti ammonticchiati a fare da pali: basta rimboccarsi le maniche della camicia e si è pronti per le sfide più combattute. Cambia tutto: tecniche, allenamenti, società... ormai la cosa si fa seria. Al punto che alcuni giocatori ricevono ormai "rimborsi spese" di una certa consistenza. E intanto, nel mese di ottobre, si riparte col campionato ufficiale.

(Palla al Triso)

 

 




Anderlecht: gli undici più forti di sempre

 

 

E' stata per lungo tempo, insieme al Bruges, la dominatrice del calcio belga, per poi scivolare, come gli storici avversari, in un lungo periodo di oscurantismo. Ora il calcio belga sembra aver ritrovato antiche spinte ma per le violette rialzare la testa appare ancora difficile.

Dai domini fatti registrare soprattutto negli anni '70 ne sono maturati 34 scudetti, 9 Coppe del Belgio, una Coppa di Lega, 13 Supercoppe del Belgio, 2 Coppe delle Coppe, una Coppa Uefa e 2 Supercoppe Uefa.

Diversi i grandi interpreti:

1 Jacques Munaron, 2 Georges Grun, 3 Jean Thissen, 4 Joseph Jurion, 5 Hugo Broos, 6 François Van der Elst, 7 Arie Haan, 8 Frankie Vercauteren, 9 Joseph Mermans, 10 Paul Van Himst, 11 Rob Rensenbrink.

In panca: Ludo Coeck, Wilfried Puis, Vincenzo Scifo, Marc Degryse, Jan Koller, Lorenzo Staelens, Jean Dockx e Juan Lozano.

(Palla al Triso)

giovedì 4 aprile 2024

Il "complesso di superiorità" inglese


 

"I nostri campionati nazionali da soli valgono di più del vostro cosiddetto campionato del mondo!"

Fu questa la risposta che Charles Sutcliff, membro della Football Association britannica, diede ai rappresentanti della FIGC che imploravano la presenza di almeno una delle quattro rappresentanti del calcio dell'isola ai Mondiali italiani del 1934. Un "no" categorico e irrevocabile, da parte di chi si riteneva assolutamente superiore alle misere beghe da dilettanti del resto del mondo.

Salvo poi, nel corso della storia, da allora a oggi, rimediare regolarmente figure barbine, conquistando un unico titolo in un'edizione casalinga... a tutti gli effetti!

(Palla al Triso)

Cagliari: gli undici più forti di sempre

 

Forse basterebbe scrivere per undici volte: Gigi Riva, ma sarebbe ingeneroso verso tanti altri grandissimi interpreti della storia dei rossoblu isolani. Certo il bomber venuto da Leggiuno e insediatosi in terra sarda divenendone un monarca assoluto è il simbolo inequivocabile di questa società e di tuttta questa splendida terra, ma a quell'unico scudetto del 1969-70 hanno contribuito altre amatissime figure e, comunque, anche quei campionati di Serie B e di Serie C vinti e quella Coppa Italia di Serie C/Lega Pro hanno il sapore di grandi conquiste, se raggiunte in condizioni ben diverse dalle vittorie ottenute dalle grandi del calcio provenienti dalle grandi metropoli.

Ecco un undici... agli ordini di Gigi:

1 Enrico Albertosi, 2 Mario Martiradonna, 3 Arturo Silvestri, 4 Mario Brugnera, 5 Claudio Ranieri, 6 Pierluigi Cera, 7 Angelo Domenghini, 8 Enzo Francescoli, 9 Roberto Boninsegna, 10 Gianfranco Zola, 11 Gigi Riva.

Seduti in panchina; Nené (Claudio Olindo de Carvalho), David Suazo, Gianfranco Matteoli, Roberto Muzzi, Luigi Piras, Vittorio Pusceddu, Luis Airton Oliveira, Miguel Angel Longo, Ricciotti Greatti, Franco Selvaggi, Sergio Gori, Pietro Paolo Virdis e Daniele Conti.

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1918 - Ventiduesima puntata


 

Gioacchino Armano

C'è sempre lui, in tutti i fatti che hanno caratterizzato i primi vent'anni di vita della "Signora". Prima è tra quegli studenti che fondano la squadra sulle panchine di Corso Re Umberto, poi ne diviene il primo empirico terzino destro, capace di appiccicarsi come una tigna al proprio diretto avversario e di sovrastarlo dall'alto di una forza fisica non indifferente, in seguito si afferma nella prima Juve campione d'Italia, prima di trasformarsi in un attivo e valido dirigente. Con il compagno di linea Mazzia condivide gli studi universitari al Politecnico e forma la prima coppia importante di terzini bianconeri, con caratteristiche molto simili a una delle grandi coppie moderne: Gentile e Cabrini. Fisicamente devastante il primo, tecnico e soave il secondo... Sed absit iniuria verbis!

 

LA "STORIA" DEL 1918

Pace. Entusiasmo. Gioia, Trento e Trieste sono italiane. Per un attimo si scordano quattro anni di lacrime. I trattati di Versailles, gestiti dal presidente americano Wilson, ci fan tornare coi piedi per terra: l'Italia è un paese povero, stremato dalla guerra, dalla fame, dagli stenti e dalle distruzioni. E incapace di essere vincitore anche sui tavoli delle trattative. Rimane il calcio, oppio dei popoli, a dare un po' di sollievo. Si fa il conto di chi è tornato e di chi non c'è più: tanti, troppi, hanno lasciato la vita sul Piave! Chi è tornato, però, è carico di voglia, tutti questi anni di digiuno hanno lasciato il segno. Il calcio risorge ed è destinato a crescere e ad affermarsi definitivamente. 

(Palla al Triso)


 

 

 




 

A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...