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mercoledì 20 marzo 2024

Il nostro calcio: Marco Giacobone, Delegato Provinciale FIGC-LND

 

Un nuovo appuntamento per parlare del calcio della nostra provincia. Vogliamo dare voce a un calcio che è fatto di sudore, di fatica, di impegno, delle attività di tante persone che durante la settimana e poi soprattutto alla domenica, nel momento più importante, lo vivono sul campo. Daremo spazio e tutti i soggetti di questo mondo: giocatori, dirigenti, allenatori, persone che comunque in varia forma gravitano attorno a questo mondo. 

E cominciamo alla grande con il vertice massimo del calcio provinciale, il delegato della FIGC-LND, Marco Giacobone.

La Delegazione di Alessandria è una Delegazione molto viva che sta producendo numeri, che sta dimostrando di avere una certa concreta vitalità.

Sia a livello giovanile che a livello di Terza Categoria, che sono i due ambiti del nostro lavoro, abbiamo raggiunto numeri importanti sotto forma di iscrizioni, anche grazie alla collaborazione offerta dalle società, che si rendono disponibili a questo percorso, a volte difficile, come in queste ultime settimane con le intense pioggie che ci hanno costretti a rinvii, annullamenti e spostamenti.

Tolti i due "totem" regionali, Torino e Cuneo, la Delegazione alessandrina è forse la più importante, sia come numeri che come attività.

Siamo in effetti le province con più numeri, fatta eccezione dei due "giganti" che hanno un bacino di utenza assolutamente superiore nei nostri confronti.

E' difficile portare avanti questo lavoro, settimana dopo settimana?

Impegnativo di certo ma entusiasmante. In Delegazione siamo un gruppo di amici, affiatato, che ci si conosce da anni: si lavora bene. Poi ci sono i dirigenti con i quali c'è piena collaborazione ormai consolidata.

Marco Giacobone il mondo sportivo lo ricorda giocatore, saltuariamente allenatore... ma come nasce il Marco Giacobone delegato?

Un giorno ho ricevuto l'invito dal presidente regionale di allora, Christian Mossino, ora vice-presidente nazionale della LND, a entrare in gioco. Ho accettato con l'avallo del dirigente regionale Gianni Baldin: effettivamente poteva essere, e lo confermo oggi, una bellissima esperienza. Mai pentito di aver accettato.

Il mondo del calcio è formato da tante componenti: la FIGC, gli arbitri, l'Associazione Allenatori, quella dei Calciatori, tanti soggetti. E' difficile a volte farli viaggiare tutti nella stessa direzione?

Nì! Nel senso che, fatta eccezione per un breve periodo all'inizio della mia esperienza, siamo riusciti a trovare un ottimo equilibrio, di collaborazione piena e totale. E li ringrazio di ciò!

L'uiltimo grade impegno che la Delegazione è stata chiamata ad affrontare è la predisposizione della Rappresentativa Under 14 che, da fine aprile, sarà chiamata a partecipare al Torneo Regionale tra le Delegazioni. Impegno appagante!

Un incarico che ci è stato accollato in tempi brevissimi ma lo abbiamo affrontato con entusiasmo. Proveremo con questa Under 14, augurandoci che in futuro si possa allargare il campo anche ad altre annate. Abbiamo creato un ottimo staff, che sta lavorando bene. Anche in questo caso dovremo confrontarci con i due grandi "totem" del calcio piemontese, ma i giovani Grigi sono pronti a tirar fuori le unghie!

(Palla al Triso)


Celo/manca: figurine del "nostro" calcio - Carlo Tagnin

 

 

La carriera di Carlo Tagnin (nella foto) sarebbe stata un'onorevole carriera, fatta di tanti sacrifici, tante corse fino a non avere più un filo di fiato, tanta applicazione sempre a cercare di soddisfare le esigenze dei suoi allenatori, che vedevano in lui l'uomo di fatica, tanto utile nel contesto delle dinamiche della squadra quanto quasi invisibile: la ribalta la lasciava ai compagni con piedi migliori e classe più cristallina, per lui si teneva solamente la fatica e il sudore.

La sarebbe stata così se, all'improvviso, non fosse arrivata quella chiamata, tanto inattesa, tanto poco prevista e prevedibile da lasciare tutti increduli a bocca aperta, lui per primo. Dopo annate a bruciare l'erba dei campi con le maglie dell'Alessandria, del Torino, della Simmenthal Monza, della Lazio e del Bari, da Milano, sponda nerazzurra, Helenio Herrera in persona, niente po' po' di meno che il Mago che con i suoi Suarez e Mazzola sta facendo cose egregie, vuole alla sua corte quel mediano capace di garantire corse e coperture ai suoi campionissimi, per poterli mettere in condizione di pensare solamente agli svolazzi di classe, delegando al biondino mandrogno il... lavoro sporco.

"Tagno" vivrà due annate da sogno, vincendo due scudetti, due Coppe dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, con un contachilometri che non riesce a stargli dietro per tener conto della strada percorsa. Nella finale del Prater di Vienna del 1964 si incolla addosso ad Alfredo Di Stefano e lo dovranno staccare dal campionissimo a fine partita per evitare che rientrasse negli spogliatoi con lui. C'era da festeggiare una Coppa dei Campioni!

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1902 - Sesta puntata

 


Domenico Donna

Ci sono dieci giocatori e poi c'è Donna, che gioca da sè e per sè, compiacendosi della sua abilità, del suo palleggio, della sua classe. L'ideale sarebbe potergli dare un pallone suo privato, tanto si intestardisce e insiste nel dribbling e nell'azione personale, ignorando quasi i suoi compagni di squadra. Ma è un grande. Chi, per la prima volta, si avvicina a quegli improvvisati rettangoli verdi nell'intento di capire cosa stia accadendo, viene ammaliato e conquistato da quel funambolico giocoliere, capace delle trovate più fantasiose. Studia Giurisprudenza e ci è difficile immaginarlo serioso, con la toga... il vero Donna è un genialoide in braghe corte!


LA "STORIA" DEL 1902

Le qualificazioni per la finale prevedono un girone tutto sabaudo tra F.C. Torinese, Juventus, Audace e Ginnastica Torino: troppo deboli le "giovani" Audace e Ginnastica, ancora troppo forte la "vecchia" Torinese, prima espressione calcistica fiorita in città. Nonostante la bella semifinale disputata, però, il Football Club Torinese deve ancora una volta inchinarsi allo strapotere del Genoa che, in finale, supera anche il Milan, incapace di ripetersi al massimo livello.

(Palla al Triso)

 



martedì 19 marzo 2024

Juvecentus: 1901 - Quinta puntata

 


Giovanni Goccione

Quello di centrohalf è uno dei ruoli che più fanno sognare i proto-tifosi del nuovo sport. Occorre coraggio, tecnica, carisma, forza fisica e morale nel saper "guidare" il gruppo: si tratta in pratica, del vero trascinatore della squadra. Il primo centrohalf juventino è il granitico Giovanni Goccione, capitano della prima Juve scudettata della storia, quella del 1905. Nella vita di tutti i giorni fa l'assicuratore, con fare gentile e ossequioso si rivolge ai possibili clienti per strappare loro qualche contratto. Con le scarpe bullonate si trasforma e diventa un bieco cerbero, capace di travolgere gli avversari dall'alto di una forza fisica dirompente, cui abbina, grande e grosso com'è, insospettabili doti di palleggio. Un atleta che avrebbe sicuramente potuto emergere in più di uno sport. Il primo grande capitano bianconero


LA "STORIA" DEL 1901

E' l'anno del primo scudetto del Milan, che riesce momentaneamente a infrangere l'egemonia del Genoa, andandolo a sconfiggere proprio nel capoluogo ligure nella finale, ma è anche l'anno della prima affermazione juventina. Nelle eliminatorie, infatti, i rosa superano largamente, in uno dei tanti derby proposti dal calcio di allora, la Ginnastica Torino per 5 a 0. La semifinale vede opposte Juve e Milan: hanno la meglio, di misura, i lombardi, ma la Juve continua a crescere.

(Palla al Triso)

Celo/manca: figurine del "nostro" calcio - Stefano Civeriati

 

A Roma, in una gara persa per 3 a 2 contro i giallorossi, indossa per la prima volta in campionato quella maglia nerazzurra che amerà per tutta la vita. E non importa se in campionato la vestirà solamente un'altra volta e un'altra ancora in Coppa Italia: certi amori sono per sempre!

A 21 anni dunque, dopo aver fatto tutta la trafila nelle giovanili nerazzurre, fatta eccezione per un paio di stagioni a "farsi le ossa" a Imperia e a Pavia, Stefano Civeriati (nella foto), il "Cive" per gli amici, inizia il suo peregrinare lungo lo stivale, sempre distillando momenti di classe pura, dall'alto di una tecnica sopraffina: un "virtuoso" del calcio, che ama quel pallone e dal pallone è ricambiato.

Parte da Catanzaro, poi passa da Pavia (luogo che risulterà particolarmente importante nel suo continuo viaggiare), Verona, Vicenza (molto appaganti le stagioni venete), Livorno, per tornare, alla soglia dei trent'anni, verso casa a vivere le ultime esperienze al Derthona e all'immancabile Pavia.

Nel 2001 inizia un nuovo percorso, quello di allenatore. Lo start arriva a Novara, poi il Sale Piovera (nel cortile di casa), il Derthona, la Primavera del Genoa, l'Asti, il settore giovanile dei Grigi, il Lomellina, l'RG Ticino, per chiudere il cerchio continuo che lo ha portato in questa stagione ancora al Pavia, che sta guidando verso la conquista dei play-off.

Dotato di un indubbio carisma e di conoscenze profonde del mondo calcistico in tutti i suoi aspetti, il "Cive" la sa lunga e ne farà di strada!

(Palla al Triso)


Austria Vienna: gli undici più forti di sempre


 

Insieme al Rapid, altra squadra della capitale, è l'unica a non essere mai scesa nella Seconda Divisione austriaca. In patria ha vinto molto, meno fuori dai confini, anche se negli anni '30, quando il calcio mitteleuropeo e la Wunderteam austriaca dominavano, si portò a casa due Mitropa Cup, la progenitrice dell'attuale Champions League. Pressochè cancellate dalle persecuzioni antiebraiche di Hitler, le "Violette" non rifiorirono mai più come ai tempi d'oro.

24 campionati austriaci, 27 Coppe nazionali, 6 Supercoppe d'Austria, 2 Mitropa Cup e una Coppa Intertoto nella sala dei trofei.

Ecco gli undici idoli:

1 Friedrich Koncilia, 2 Roberto Sara, 3 Karl Stotz, 4 Walter Nausch, 5 Karl Sesta, 6 Erich Obermayer, 7 Ernst Ocwirk, 8 Herbert Prohaska, 9 Anton Polster, 10 Matthias Sindelar, 11 Ernst Stojaspal.

Seduti in panchina: Walter Schachner, Gustav Wieser, Tibor Nyilasi, Andreas Ogris e Hans Mock.

(Palla al Triso)

lunedì 18 marzo 2024

Juvecentus: 1900 - Quarta puntata

 


La prima partita ufficiale di campionato

L'11 marzo 1900 rappresenta una data veramente fondamentale per gli "storici" della Juventus: finisce il tempo delle amichevoli e dei sogni e inizia l'ufficialità. F.C. Torinese-Juventus costituisce l'esordio dei "rosa" piemontesi in campionato. Poco importa che il risultato finale volga a favore degli avversari per 1 a 0, è stata persa una prima battaglia ma, proprio in quel giorno, viene finalmente gettato il seme che porterà, nel corso degli anni, all'affermazione, in campo nazionale, europeo e mondiale, della "Signora" del calcio. Teatro dell'avvenimento è Piazza d'Armi, oggi in piena Torino, allora periferia sperduta. Tra i protagonisti spicca, per classe e tecnica, Domenico Donna, uno dei primi grandi campioni juventini.

 

LA "STORIA" DEL 1900

Sono cinque le squadre iscritte al campionato. La vincitrice delle eliminatorie, l'F.C. Torinese, dopo aver fatto fuori anche la Juventus, incontra la detentrice del titolo in una sola partita da giocare a Torino. Terzo titolo consecutivo per il Genoa, che vince di misura. I rossoblu liguri schierano solo quattro giocatori italiani: Ghigliotti, Rossi, Passadoro e Bocciardo, importanti "spalle" per i vari Spensley, Pasteur I e II, Henman, Dapples, Agar e Fawcus. E' però arrivato il momento, per i giocatori indigeni, di cominciare a fare la voce grossa. Ormai gli innumerevoli stranieri presenti nelle giovani squadre italiane hanno impartito le necessarie lezioni di tecnica calcistica, trovando allievi quanto mai predisposti ad apprendere. Il calcio, in Italia, sta mettendo solide radici.

(Palla al Triso)

 

 

 

 


"Lele" Panizza: mondo grigio in lacrime


 

Se n'è andato in maniera assurda, nel rogo della sua casa devastato da un incendio.

Emanuele Panizza, "Lele" per tutti coloro che hanno frequentato il mondo del calcio provinciale, è morto nell'incendio che è scoppiato nella sua abitazione di Valmadonna nella serata di ieri. Aveva 58 anni ed è stato dal 1983 al 1988 uno dei Grigi.

Quella maglia l'ha indossata con orgoglio, onorandola sempre con impegno assoluto, grinta, determinazione da difensore magari un po' ruvido ma sempre estremamente generoso e innamorato di quei colori.

In carriera ha indossato anche le maglie della Valenzana e del Derthona, in un suo personale viaggio nel calcio della nostra provincia, per uscirne in rare puntate al di fuori del "territorio" alla Juve Domo e al Valle d'Aosta.

Nel mondo del calcio ha sempre mantenuto rapporti di amicizia e collaborazione, svolgendo compiti di osservatore, andando alla ricerca di potenziali campioni.

Ciao Lele, non dimenticheremo mai la tua testa di capelli rossi!

(Palla al Triso)

Le pagine nere del libro Azzurro - Svezia-Italia 1950

 

(Tratto da: "I Mondiali di Jules Rimet" - Bradipolibri)

La Nazionale azzurra, giunta in Brasile a conclusione di un interminabile e "intorpidente" viaggio in nave, affronta la spedizione sudamericana accompagnata dai più funesti presagi. Le idee, in ambito federale, sono poche e confuse. La tragedia di Superga non è ancora stata assorbita e tutto si muove con lentezza pachidermica e grande paura. Alla guida della squadra viene posta una commissione composta da una pletora di personaggi che, presi singolarmente, valgono sicuramente tanto ma che, obbligati a lavorare insieme, collaborando e adottando decisioni comuni, dimostrano di non poter coesistere. La commissione è presieduta da Ferruccio Novo, presidente del "Grande Torino", scampato all'immane rogo, ed è composta da Aldo Bardelli, giornalista di "Stadio" e membro del Consiglio Federale, da Copernico e da Biancone, a cui vengono aggregati due esperti nella preparazione come Ferrero e Sperone, nella speranza di riuscire a tenere in forma i ragazzi nei lunghi giorni della traversata.

Quando sbarcano a Santos, gli azzurri, accolti festosamente da migliaia di emigrati che li salutano come eroi, hanno i muscoli arrugginiti dagli spazi ristretti della nave e dagli ozi forzati e la mente insidiata da mille timori. A Rio, Dante Berretti e Ottorino Barassi consegnano la Coppa Rimet ai dirigenti brasiliani: loro sono convinti di non doverla cedere più e invece dovranno aspettare ancora molto per conquistarla; gli italiani, invece, quando saliranno di nuovo sul gradino più alto del podio stringeranno un'altra coppa: la Rimet sarà già andata in pensione.

La rappresentativa azzurra, bisognosa di riposo e di prepararsi con impegno alle partite in programma, raggiunge l'albergo di San Paolo dove è stato fissato il quartier generale. Inadatto al cento per cento: è un porto di mare, posto al ventesimo piano e diviso con un corpo di ballo argentino ricco di piccanti tentazioni. Un proprietario terriero di origini italiane, emigrato e arricchitosi in Brasile, mette a disposizione la propria fazenda a Trenembé, luogo tranquillo e appartato: i dirigenti però rifiutano, confidando nella professionalità dei loro giocatori. Come se non bastasse, il 24 giugno, proprio nella notte di vigilia dell'esordio azzurro, si celebra la festa di San Giovanni: mortaretti, luci, petardi, suoni e clamore fino a notte fonda, il tutto condito da un caldo soffocante. E poche ora dopo si gioca.

(Finirà 3 a 2 per gli scandinavi - nella foto la formazione azzurra scesa in campo - e non riusciremo a far altro che portare in Italia alcuni dei nostri "carnefici": Palmer, Jeppson, Skoglund...)

(Palla al Triso)

domenica 17 marzo 2024

Risultati in provincia


 

Serie D

Peccato lasciare per strada due punti in casa dell'ultima della classe: a lungo in vantaggio a Borgosesia e poi un pareggio strappato quando sembrava che i tre punti potessero essere cosa fatta. Derthona ancora ai limiti dei play-out.

Eccellenza

Buona la vittoria fuori casa ad Asti col San Domenico Savio: l'Acqui consolida la presenza in play-off; mentre spreca malamente la Valenzana che si ritrova in vantaggio di due reti a Villafranca e poi si fa recuperare sul 2 a 2.

Promozione

L'Ovadese vince a Santo Stefano, in casa della seconda in classifica e porta a più 11 il vantaggio al vertice. Passo falso dell'Arqautese, superata in casa dal KL Pertusa: resta la terzo posto, mentre rientra in zona play-off il Castellazzo che sbanca il campo del Cenisia. Pareggio per la Novese e sconfitta di misura per la Gaviese, mentre splendido pareggio di un Felizzano in buona salute in casa del PSG.

Prima Categoria

Continua la fuga di Asca e Frugarolese, mentre passo falso sia per il Costigliole (battuto in casa dall'Annonese) che la Capriatese (anche loro superati tra le mura amiche dall'Europa). In coda buon colpo per una Fortitudo ma la corsa sarà ancora lunga.

Seconda Categoria

Solero devastante al vertice che sbatte la Castelnovese al quinto posto. In fascia il Casalnoceto e la Spinettese, con una Viguzzolese in ottima salute.

Terza Categoria - Poule finale

Cominciano alla grande Lerma e Castelletto, mentre solo pareggi per Luese, Fortuna Melior, Valmadonna e Villaromagnano. Inizio difficile per Garbagna a Merella.

Terza Categoria - Trofeo

Cabella, Bergamasco, Castelpiovera e Roccagrimalda: dominio convinto.

(Palla al Triso)

A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...