Lettori fissi

martedì 2 aprile 2024

Juvecentus: 1915 - Diciannovesima puntata


 

Giuseppe Hess

E' il presidente della svolta. La Juventus rischia di estinguersi, svuotata degli entusiasmi e degli slanci dei primi anni, travolta dal "ciclone Dick", esasperata da risultati negativi che si succedono con sempre maggiore ripetitività. L'ingegner Giuseppe Hess, Pino per gli amici che vivono attorno alla squadra, si prende la responsabilità di traghettare questo sodalizio alla deriva verso acque più tranquille. E' stato anche giocatore della sua Juve e sa quali siano le caratteristiche che abbisognano per uscire dal tunnel: ai suoi uomini chiede impegno, sacrificio e la massima dedizione alla causa. Ottiene una risposta eccezionale e di una squadra che sembrava destinata a scomparire fa una delle dominatrici del campionato. Peccato che la guerra, ormai imminente, venga a interrompere (anche se solo momentaneamente) la grande rinascita.

 

LA "STORIA" DEL 1915

Curiosa la situazione creatasi in questo campionato pre-bellico. Manca una sola giornata al termine, previsto per il 23 maggio ma, si sa, proprio il giorno successivo... i fanti marcian per raggiunger la frontiera. Tutto sospeso all'improvviso. La classifica del girone finale vede il Genoa a 7 punti, Torino e nerazzurri milanesi a 5 e Milan a 3. Da disputarsi ancora Torino-Genoa e il derby di Milano: potenzialmente potrebbe verificarsi una situazione di perfetta parità, con tre squadre in vetta. A guerra finita, i liguri riusciranno a farsi aggiudicare "a posteriori" questo scudetto: potè più la diplomazia che non gli effettivi meriti calcistici.
 
 
(Palla al Triso)

lunedì 1 aprile 2024

Mazali e il Mondiale svanito


 

C'è chi dice che fosse la moglie, c'è invece chi insinua che potesse trattarsi di un'effimera scappatella extra-coniugale, sta di fatto che per quella fuga notturna dal ritiro della nazionale uruguagia, fissato in un hotel del centro di Montevideo, il portiere Andrés Mazali, predestinato a indossare la maglia da estremo difensore della Celeste, venne fatto fuori dal coach Alberto Suppicci, che aveva decretato norme e regole severissime e le rispettò fino all'ultimo.

Al fresco campione olimpico, vero e proprio idolo della tifoseria, venne negata l'agognata maglia, passata sulle robuste spalle di Enrique Ballesteros, campione del mondo anche grazie alla sua... capacità di astinenza!

(Palla al Triso)

Bologna: gli undici più forti di sempre


 

Nessuno come loro. Per un certo periodo, come giocava il Bologna... "si giocava solamente in Paradiso"! Era il Bologna di Fulvio Bernardini, quello che riuscirà a vincere uno scudetto "avvelenato" da assurde polemiche collegate a presunti casi di doping, costruiti ad arte nel tentativo di destabilizzare equilibrii che il campo invece decretava con assoluta certezza. Quello scudetto (del 1964) arriverà a Roma, in quello che finora è passato alla storia come l'unico spareggio-scudetto della storia, superando con un secco e inequivocabile 2 a 0 i nerazzurri del Mago Herrera. Rappresentò il canto del cigno ai massimi livelli del Bologna, che successivamente provò anche l'amarezza di retrocessioni e momenti bui.

I rossoblu, comunque, hanno in sala trofei ben 7 scudetti, 2 Coppe Italia, una Coppa di Lega Italo-Inglese, una Coppa Intertoto, 3 Mitropa Cup, una Coppa Alta Italia, uno storico Torneo Internazionale dell'Expo di Parigi e due campionati di Serie B.

Tantissimi campioni:

1 Carlo Ceresoli, 2 Tazio Roversi, 3 Eraldo Monzeglio, 4 Romano Fogli, 5 Michele Andreolo, 6 Francesco Janich, 7 Amedeo Biavati, 8 Francisco Fedullo, 9 Angelo Schiavio, 10 Giacomo Bulgarelli, 11 Cerlo Reguzzoni.

In panchina: Mario Gianni, Felice Gasperi, Franco Cresci, Marino Perani, Ezio Pascutti, Gino Pivatelli, Giuseppe Della Valle, Giuseppe Savoldi, Bruno Maini, Cesarino Cervellati, Harald Nielsen, Hector Puricelli, Gino Cappello, Helmut Haller e Carlo Nervo.

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1917 - Ventunesima puntata


 

Luigi Forlano

E' stato il centravanti del primo scudetto; è stato un bomber al tempo stesso tecnico e potente; è stato un tipo un po' "sui generis", a volte gioviale e compagnone, a volte chiuso e intrattabile; è uno dei primi juventini a dare la propria vita sul fronte. "La gioventù di cui portiamo il nome, ci pulsa appieno nei muscoli e nel cuor, sappiam goder ma pur sappiamo come si debba oprare sui campi dell'onor..." Sullo slancio delle belle parole dell'inno sociale, composto da un gruppo di soci guidati da quel fenomeno estroverso e polivalente di Domenico Donna, tanti juventini partono per la guerra e non vi fanno più ritorno. Forlano è uno di quelli che, ci piace immaginare, sotto la bella divisa da bersagliere, portavano l'amata maglia bianconera, da cui nessuno al mondo sarebbe riuscito a staccarli. Una generazione avvinta fortemente a grandi valori. Una generazione di fenomeni.


LA "STORIA" DEL 1917

Impossibile parlare di calcio. Gli uomini son tutti al fronte, a difendere ben altri ideali. La battaglia non è più solo simbolica, attraverso lo scontro di ventidue giovanotti in maglietta e mutandoni che inseguono una palla, ora la guerra è vera e porta sangue, miseria, dolore e morte. A migliaia i giovani muoiono al frnte. L'Isonzo, gli Altopiani, Cadorna, la Bainsizza, il Piave, Caporetto, Badoglio: nomi che sono entrati di forza nella nostra storia, nomi di spicco, di persone e luoghi che hanno fatto l'Italia. Altre migliaia di nomi, meno famosi ma non meno importanti, hanno contribuito con il loro immenso, indispensabile sacrificio. 

(Palla al Triso)

 

 

 

Juvecentus: 1914 - Diciottesima puntata


 

Sandro Collino

Non è un grande campione, in una Juve che di campioni, obiettivamente, non ne ha (i soli Bigatto, Bona e Giriodi sono sopra la media) ma pone la sua firma a caratteri d'oro in quella che è, senza ombra di dubbio, l'impresa più bella dell'anno. La squadra ha ormai toccato il fondo di una crisi profonda e ora cerca, con caparbia ostinazione, l'atteso rilancio. Superato il girone di qualificazione, la Juve si batte alla pari con le squadre migliori per ottenere l'accesso alla finalissima. Non ce la farà, ma la soddisfazione di infliggere l'inica sconfitta stagionale ai futuri campioni del Casale è comunque grande. Protagonista della partita è proprio Collino, quell'anno spesso riserva, ma capace di sfruttare al meglio l'occasione della vita: uscita sballata del portiere nerostellato e gran gol di rapina. Eroe per caso...

 

LA "STORIA" DEL 1914

E' ancora la Lazio a rappresentare il centro-sud nella finalissima ad andata e ritorno: un 9 a 0 complessivo assegna lo scudetto al Casale, fortissima rappresentante di quel quadrilatero calcistico formato, oltre che dai nerostellati, anche dai travolgenti vercellesi e da Novara ed Alessandria, due compagini cui solo la sfortuna ha negato soddisfazioni tricolori (soprattutto ai grigi "mandrogni", capaci di sfornare campioni quali Baloncieri, Ferrari, Bertolini, Carcano, fino a Rivera, ma mai in grado di realizzare l'acuto vincente). Opposta in amichevole alla nazionale azzurra, la squadra casalese ha addirittura la meglio, superandola per 2 a 1. Il calcio muove ormai grandi entusiasmi ma intanto, in lontananza, cominciano a ruggire i cannoni.

(Palla al Triso) 

 


domenica 31 marzo 2024

Juvecentus: 1913 - Diciassettesima puntata

 

Nella foto: Umberto Malvano


Zambelli - Monateri - Malvano

Se c'è stato un momento in cui la luce ha decisamente rischiato di spegnersi questo è successo nell'estate del '13, quando una Juventus ricca di gioventù ed entusiasmo ma povera di tutto il resto chiude all'ultimo posto del girone eliminatorio piemontese. Ciò significa retrocessione in seconda categoria! Il miracolo lo fanno i magnifici tre, che, sfruttando un tipico costume italiano, mettono in moto le loro altolocate conoscenze (in primis Giovanni Mauro, dirigente della Federazione) e trovano l'escamotage giusto. Mentre il girone piemontese per la stagione 1913-14 è già completo, in quello lombardo c'è ancora un posto vacante: Zambelli, Monateri e Malvano ci iscrivono la Juve e l'onta della retrocessione viene cancellata. La notizia giunge a Torino nel corso di una assemblea dei soci e il sospiro di sollievo è enorme.


LA "STORIA" DEL 1913

Finalmente! E' questo il primo campionato veramente "italiano". Alle squadre tradizionali del nord-ovest e a quelle ormai non più esordienti del nord-est, si vanno ad aggiungere quelle del centro-sud, per un totale di sei gironi di qualificazione che, dopo alcuni mesi di scontri infuocati, sortiscono le... belle del reame, chiamate a giocarsi la finalissima. Il divario è ancora enorme e la Pro Vercelli fa un sol boccone della Lazio, travolgendola per 6 a 0.  E' l'anno più nero per la Juve, ultima del girone piemontese e condannata a una retrocessione da cui la salveranno la lungimiranza e l'avvedutezza di alcuni suoi dirigenti.

(Palla al Triso)

 

 


Il pessimo esempio del calcio in tivù


 

Vedere le giocate dei campioni, ammirarne i gesti tecnici, assaporarne i colpi di genio e poi tentare di... imitarli quando ci si trasferisce dal divano di casa al rettangolo di gioco è l'aspetto positivo di quanto possa essere proposto dalla trasmissione delle partite di calcio che ormai quotidianamente invadono le nostre case. E' sempre stato questo il messaggio utile che è stato delegato ai grandi protagonisti del calcio, chiamati a offrire esempi positivi, stimoli all'emulazione.

Purtroppo, però, negli ultimi tempi sembrano aver la meglio gli esempi negativi. Se il tale famoso calciatore ritira una gomitata all'avversario e la fa franca, nonostante le mille telecamere che lo inquadrano, perchè non devo negarmi io la possibilità di farmi giustizia da solo? Se il grande campione leggermente sfiorato (o a volte nemmeno quello...) si rotola esibendosi in volteggi degni di una finale olimpica alle parallele, perchè non posso provarci io a ingannare un arbitro che magari in quel preciso momento è distratto a guardare da tutt'altra parte? Se vedo e sento le urla dell'attaccante in odor di Nazionale che al solo avvicinarsi di un avversario si lascia andare emettendo urla disumane, salvo poi ripartire con corsa perfetta dopo pochi secondi, perchè non indurre alla compassione un direttore alle prime esperienze di arbitraggio particolarmente sensibile dal punto di vista emotivo? Se in un calcio sempre più "universale" e multirazziale succede che i nostri "esempi televisivi" rimangano impuniti dopo aver sottolineato il diverso colore di pelle di un avversario, perchè non può essere concesso neanche a me di dichiarare la mia... presunta superiorità razziale a chi è diverso da me?

Pessimi esempi. Regolarmente imitati.

Succede sempre più spesso. In queste ultime settimane è successo in Terza Categoria, con pugni volati e "fantomime" improvvisate con l'unica intenzione di ingannare l'arbitro. Sono stato personalmente sconcertato testimone, in un recente recupero di una gara di Prima Categoria, di un'assurda "prestazione" fatta di urla, contorsioni epilettiche, provocazioni, in un crescendo di oscenità completamente... sfuggite a un arbitro senza coraggio e forse senza anche adeguata preparazione. Basta prendere visione dei comunicati ufficiali emessi settimanalmente dalla Federazione per renderci conto della deriva che sta interessando i comportamenti di molti protagonisti del nostro piccolo calcio...

...che del calcio grande rischia di cercare di imitare solo gli aspetti più deprecabili!

(Palla al Triso)

Torino: gli undici migliori di sempre


 

Basterebbe questa:

1 Valerio Bacigalupo, 2 Aldo Ballarin, 3 Virgilio Maroso, 4 Giuseppe Grezar, 5 Mario Rigamonti, 6 Eusebio Castigliano, 7 Romeo Menti, 8 Ezio Loik, 9 Guglielmo Gabetto, 10 Valentino Mazzola, 11 Franco Ossola.

In panchina: Emile Bongiorni, Dino Ballarin, Rubens Fadini, Roger Revelli Grava, Danilo Martelli, Piero Operto e Julius Schubert.

Sono i campioni immortali del Grande Torino, quelli tragicamente scomparsi nel rogo del colle di Superga. Grandi e unici.

Se invece vogliamo sceglierne altri, a prescindere da loro, per raccontare la storia di una società che ha vinto 7 scudetti, 5 Coppe Italia, 3 campionati di Serie B e una Mitropa Cup, puntiamo su questi 11:

1 Luciano Castellini, 2 Fabrizio Poletti, 3 Leo Junior, 4 Giorgio Ferrini, 5 Giorgio Puja, 6 Roberto Cravero, 7 Luigi Meroni, 8 Renato Zaccarelli, 9 Francesco Graziani, 10 Claudio Sala, 11 Paolino Pulici.

Difficile tenere fuori Adolfo Baloncieri, Julio Libonatti, Pietro Ferraris, Gianluigi Lentini, Lido Vieri, Enzo Francescoli, Giuseppe Dossena, Marco Ferrante, Gino Rossetti, Antonio Janni, Andrea Belotti e...Mirko Ferretti!

(Palla al Triso)

sabato 30 marzo 2024

Buona Pasqua!!!


 A tutti i lettori di "Palla al Triso", a tutti gli amici, a tutti i "malati di calcio,

BUONA PASQUA!

Calcio di Pasqua


 

Approfittando della sosta a (quasi) tutti i campionati per le festività pasquali, proviamo a fare il punto della situazione nelle varie categorie del nostro calcio provinciale.

Serie C

Non è casuale l'immagine che accompagna questo nostro viaggio anche se il primo torneo che prendiamo in considerazione è quello dei Grigi che, almeno nominalmente, è compreso tra quelli professionistici. Ma lo è solamente più per le altre diciannove squadre iscritte, mentre per i nostri disastrati orsi (derubricati a ciucci!) si sta compiendo il "disegno criminali" predisposto dal presidente col ciuffo sbarazzino che finirà, nella migliore delle ipotesi, nella massima serie...dei dilettanti! Loro giocheranno oggi, in un derby con la Pro Vercelli che contrinuerà ancora di più a rendere amaro un presente che sognavamo ben diverso.

Serie D

Pausa di riflessione per un Derthona che dovrà preparare al meglio la prossima gara con un Varese che viaggia in zona play-off e non ha alcuna intenzione di cedere punti ai leoncelli. Punti che servirebbero come il pane, nella speranza che Gozzano e Vogherese non ne prendano ad Albenga e Asti. Che il Derthona resti in D garantirebbe almeno, il prossimo anno, l'incasso di un derby!

Eccellenza

Derby che potrebbero garantire anche Valenzana e Acqui, impegnatissime nelle posizioni di vertice di Eccellenza. Sulla carta il turno del prossimo 7 aprile appare agevole per entrambe (al terzo e quarto posto in classifica), chiamate a turni casalinghi contro le pericolanti Luese Cristo Alessandria (cambiate questo nome!!!) e Pro Villafranca. C'è da sperare che dallo scontro diretto tra Cuneo (quinto) e Saluzzo (primo) maturi qualche risultato utile, mentre è più difficile nutrire speranze su una caduta del Fossano (secondo) in casa di un Carmagnola quasi spacciato.

Promozione

In questo torneo si attendono squilli dalla Novese, chiamata a tirarsi fuori dalla palude del fondo classifica; da un'Arqautese che a Canelli deve cercare punti per avvicinare la Santostefanese seconda in graduatoria; da un Castellazzo che pare in ripresa e che deve consolidare la posizione play-off; dal derby tra Gaviese e Felizzano che potrebbe rappresentare l'ultima speranza per entrambe nella corsa ai propri (diversi) obiettivi; soprattutto, si attendono ulteriori tre punti per il "carrarmato" Ovadese, ormai più solo in lotta con la matematica!

Prima Categoria

Due sfide su tutte, che mettono di fronte le prima quattro squadre in classifica: Capriatese-Frugarolese e Costigliole-Asca potranno essere tappe decisive per tracciare una classifica definitiva del girone. Ad approfittarne potrebbe essere il Sale, chiamato sul campo di una Fortitudo "discretamente" disperata, a recuperare qualche punto. In zona play-out compiti non semplici per Cassano, Canottieri, Tassarolo e Moncalvo.

Seconda Categoria

Sfide di cartello a Bosco, dove arriva la Viguzzolese, e a Spinetta, ospite il Casalnoceto: punti in ballo dal valore moltiplicato. Il Solero a Vignole e la Castelnovese in casa col Nizza seguiranno con attenzione la situazione, cercando di portarsi a casa anche loro punti dal peso specifico enorme.

Terza Categoria

Qui si gioca oggi il recupero della prima giornata, saltata nella domenica delle "grandi piogge". Nella poule promozione il Pro Molare, che ospita la Luese Cuccaro, punta a conquistare i suoi tre punti, per poi assistere da spettatore al big-match di giornata tra Fortuna Melior e Lerma, posticipato al 3 aprile. Nel Torneo Delegazione, invece, scontro diretto al vertice tra Cabella e Castelpiovera, con Bistagno Valle Bormida e Roccagrimalda chiamate a impegni, sulla carta, più abbordabili. Le quattro finora a punteggio pieno vorrebbero proseguire la loro marcia trionfale.

(Palla al Triso)  

A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...