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giovedì 8 febbraio 2024

CentoGrigio: un "progetto" in continua evoluzione


"Possiamo azzardare una data di nascita: il 27 aprile 2011. Da allora ne abbiamo fatta di strada..."

Gilberto Preda si apre in un sorriso solare al solo pensare a quel suo "progetto" che, giorno dopo giorno, idea dopo idea, realizzazione dopo realizzazione, è cresciuto nel tempo sino a diventare quello che "CentoGrigio" rappresenta oggi per il mondo sportivo (e non solo) alessandrino.

Un'offerta quasi a 360 gradi per tutte quelle che possono essere le esigenze sportive di un territorio, con campi da calcio, palestre, campi da padel, campi da tennis e da pallavolo e, ultima struttura realizzata, l'ice-park con pista in ghiaccio sintetico e zona curling per gli appassionati più esigenti. Ma dicevamo, l'offerta è molto più completa, con bar, ristorante, pizzeria, centro estetico, parrucchiera e, fiore all'occhiello, la "Casa della Salute", struttura medica in grado di soddisfare le esigenze sanitarie per quanto riguarda visite specialistiche, cure odontoiatriche, esami con le apparecchiature più moderne e sofisticate.

Nato per la ricorrenza del centenario della società grigia dell'Alessandria Calcio, la struttura ha compiuto un percorso di crescita impressionante, divenendo negli ultimi anni un vero e proprio polo di attrazione per la città e il territorio, prestandosi anche a divenire la sede di importanti associazioni quali il Panathlon e gli Azzurri d'Italia.

"Si è trattato di un investimento particolarmente oneroso - conferma il presidente di CentoGrigio, Gilberto Preda - nel quale ho profuso tutte le mie energie e conoscenze di due caratteristiche del mio essere: l'amore per lo sport e la natura imprenditoriale. Da questo matrimonio si è sviluppata negli anni questa struttura, di cui vado particolarmente orgoglioso perchè posso considerarla come il compendio di tutta la mia vita professionale."

Non credetevi, comunque, che finisca qui!

L'imprenditore ha ancora progetti. E molto importanti. 

Casa della Salute amplierà i propri spazi, aggiungendo altri mille metri quadrati di struttura dedicati alla predisposizione di sale microchirurgiche, per piccoli interventi in day-hospital e spazi riservati alla medicina sportiva e al recupero funzionale degli atleti.

E poi arriverà un nuovo ospite gradito: il calcio camminato!

(Palla al Triso)  

Classe e gol: Eusebio, Raul, Kempes


Eusebio (E. da Silva Ferreira), nella foto

Fisico potente e armonioso, con movimenti felini che gli valgono il soprannome di "Pantera nera". Nato in Mozambico, comincia a giocare a piedi nudi sui campi improvvisati di Lourenço Marques. Una soffiata di un intenditore lo fa arrivare al Benfica, dove diventa un'icona grazie alla velocità, alla tecnica, alla potenza e precisione del tiro. Pallone d'oro nel 1965, grazie ai suoi 733 gol in 754 gare vince anche un paio di Scarpe d'Oro per i migliori bomber.

Raul (R. Gonzalez Blanco)

Uno dei simboli più amati del Real Madrid, col quale ha vinto sei scudetti, tre Champions League, due Intercontinentali e due volte la classifica cannonieri. La sua prolificità sotto rete e la sua capacità di mettere in condizione di colpire anche i propri compagni, grazie a una tecnica sopraffina e a un'intelligenza calcistica di prim'ordine, ne fanno un vincente pure con le maglie dello Schalke 04 e dell'Al Sadd. Carisma e correttezza i suoi fiori all'occhiello.

Mario Kempes

Vince relativamente poco (un titolo argentino col River, qualche coppa con il Valencia) per quelle che sono le sue innegabili grandi qualità. E' veloce, potente, capace di spaziare su tutto il fronte offensivo senza dare punti di riferimento, prolifico sotto rete, tanto da vincere spesso le classifiche cannonieri. Il calcio mondiale lo scopre ad Argentina '78, dove (stando alle parole di Maradona) "Kempes mise il calcio argentino sulla mappa del calcio mondiale".

(Palla al Triso)

Ai Mondiali a piedi nudi

In India è andato a giocarci persino Alex Del Piero, quando ormai la carriera del campione bianconero stava vivendo gli ultimi palpiti; negli stadi indiani, anche se la qualità del prodotto proposto non è di particolare qualità, si registra spesso il tutto esaurito, a testimonianza di una voglia di calcio fortissima; negli anni '40 e '50 la nazionale conquistò addirittura il diritto di partecipare a un paio di Olimpiadi, ma la notizia più "gustosa" per quanto riguarda il mondo calcistico del sub-continente indiano è legata all'unica qualificazione a un Mondiale.

Alle Olimpiadi del 1948, a Londra, il mondo sportivo era rimasto sbigottito, sorpreso, conquistato da quei ragazzi che giocavano scalzi. E che lo facevano molto bene, ottenendo inattesi successi.

Due anni dopo arrivò persino la possibilità di andare ai Mondiali . Erano quelli del 1950, quelli che vincerà l'Uruguay e che farà piombare il Brasile nella tragedia del Maracanazo. L'India approfittò, per la verità, di tutta una serie di coincidenze, legate in maniera principale alle difficoltà economiche provocate da una guerra mondiale finita pochi anni prima. Si qualificò anche per il ritiro di Siria, Birmania, Filippine e Indonesia e trovò spazi inattesi a causa della rinuncia di Turchia, Austria, Portogallo, Belgio, Scozia, Finlandia, Ecuador, Perù e Argentina. E allora chi c'è, c'è e da Nuova Delhi fan sapere che la nazionale è disposta a partecipare. E' tutto pronto: il girone in cui viene inserita la nazionale asiatica è quello dell'Italia, con Svezia e Paraguay. 

Ok, ci siamo ma a una condizione: che ci permmettiate di giocare scalzi!

Ora: una versione dice che la Federazione indiana non se la sia sentita, fatti due conti, di sostenere spese così ingenti, ritenendo addirittura che la Coppa Rimet non fosse poi una manifestazione così importante da valerne la pena.

L'altra versione, invece, afferma che la Fifa non abbia concesso il permesso, rispondendo negativamente alla richiesta avanzata dai calciatori indiani che, orgogliosamente, non accettarono il diktat degli organizzatori.

Scegliamo questa seconda opzione: è molto più romantica!

(Palla al Triso)





Feyenoord: gli undici più forti di sempre


Insieme a PSV e Ajax rappresenta il meglio del calcio olandese e, anche se ha vinto meno del PSV, grazie alla storica rivalità tra Amsterdam e Rotterdam "de Klassieker", il "classico" del calcio dei Paesi Bassi è quello tra i biancorossi di Rotterdam e quelli di Amsterdam dell'Ajax.

Abbastanza ricca la sala trofei: 16 campionati olandesi, 13 Coppe dei Paesi Bassi, 4 Johan Cruijff Schaal e, fuori dai confini, una Coppa dei Campioni, 2 Coppe Uefa e una Coppa Intercontinentale.

I maggiori contributi a questa serie di vittorie sono venuti da:

1 Eddie Graafland, 2 Hans Kraay, 3 Giovanni Van Bronkhorst, 4 Wim Jansen, 5 Wim Rijsbergen, 6 Rinus Israel, 7 Dirk Kuijt, 8 Willem Van Hanegem, 9 Robin Van Persie, 10 Pierre Van Hooijdonk, 11 Ove Kindvall.

Non da meno: John Metgod e Coen Moulijn.

(Palla al Triso)

mercoledì 7 febbraio 2024

Portiere: 1 degli 11, se ne parla al CentoGrigio


Lunedì 26 febbraio prossimo, a partire dalle ore 21, nella sede del CentoGrigio - Sport Village di Via Bonardi, in Alessandria, si terrà la terza edizione dell'incontro con l'Accademia Alessandria Portieri, organizzato per approfondire le tematiche del ruolo dei numeri uno nel calcio moderno.

"Portiere: 1 degli undici": questo il titolo che Corrado D'Ettorre e Andrea Giacobbe, i titolari della Scuola Calcio Giovanile per portieri e giovani calciatori che si sta sempre più consolidando tanto come numero di iscritti quanto per la qualità dell'offerta didattica, hanno scelto per questo nuovo appuntamento.

Sotto il patrocinio della Lega Nazionale Dilettanti Piemonte-Valle d'Aosta (che sarà presente con il delegato provinciale Marco Giacobone) e con la collaborazione del Panathlon alessandrino, della società Olimpia Solero Quattordio, della Fondazione Grattarola, di Opes Italia e di Gisix Sport, l'Accademia Alessandria Portieri, che da pochi mesi è operativa anche sul territorio vercellese (grazie alla collaborazione con l'ex grigio Sandro Beccari) ufficializzerà anche l'ingresso nella galassia della Genoa Academy, ulteriore importante tassello di crescita nel percorso che il gruppo alessandrino sta portando avanti. Per celebrare al meglio tutte queste importanti novità è stato predisposto un programma di grande interesse, con ospiti di profondo spessore per quanto riguarda la specificità del ruolo di portiere.

Si va da Enrico Vaudagna, preparatore dei portieri del settore giovanile del Torino, nonchè docente a Coverciano sulle tematiche del ruolo, a Luca De Pra, responsabile dell'area portieri del Genoa; da Gianfranco Gagliardi, anch'egli in rossoblu quale preparatore dei portieri, a Vittorio Gozzoli, istruttore dell'Under 14 dell'Alessandria; da Fabrizio Alandi, referente per l'Associazione Calciatori ed ex responsabile del settore giovanile della Biellese, al mitico Andrea Servili, amatissimo ex numero 1 grigio, oggi preparatore dei portieri.

Alla serata saranno presenti, chi di persona e chi con collegamenti via etere, anche altri nomi importanti del panorama dei portieri del calcio nazionale. 

Varrà la pena esserci! 

(Palla al Triso)

Estudiantes La Plata: gli undici più forti di sempre


Probabilmente la squadra degli studenti di La Plata deve la sua fama in Italia soprattutto per i fattacci collegati alla finale con il Milan per la Coppa Intercontinentale del 1969, quando, dopo una facile vittoria per 3 a 0 nella partita di andata a Milano, i giocatori rossoneri furono vittime di una vera e propria "caccia all'uomo" di inaudita violenza da parte degli argentini nel ritorno in Sud America. La gara si chiuse sul 2 a 1 per i biancorossi, tre calciatori arrestati e puniti con squalifiche devastanti, il centravanti milanista Nestor Combin trasformato in un punching-ball e, in quanto argentino, pure arrestato per renitenza alla leva!

Ma l'Estudiantes non è solo questo. E' anche 6 campionati argentini, una Coppa d'Argentina, una Coppa Adrian Escobar, una Coppa Libertadores, una Coppa Intercontinentale e una Coppa Interamericana.

Gli undici migliori? Questi:

1 Mariano Andujar, 2 Eduardo Lujàn Manera, 3 Oscar Malbernat, 4 Juan Sebastian Veron, 5 Armando Nery, 6 Roberto Trotta, 7 Marcos Conigliaro, 8 Alejandro Scopelli, 9 Alberto Maximo Zozaya, 10 Juan Ramon Veron, 11 Ricardo Roberto Infante.

In panchina: Miguel Angel Russo, Enrique Guaita e Carlos Bilardo.

(Palla al Triso)

Il ricordo "grigio" di Arpad Weisz

 

La sua carriera da calciatore non toccò mai vertici altissimi, anche se si trattava di una buona ala sinistra, velocissima e tecnicamente dotata, arrivata anche a vestire per sei volte la maglia della nazionale ungherese e a giocare in Ungheria, in Cecoslovacchia e in Italia coi grigi dell'Alessandria e con i nerazzurri dell'Ambrosiana.

Ben più importante fu invece il suo impatto sul calcio da allenatore, ruolo iniziato proprio come secondo di Augusto Rangone sulla panchina grigia, per poi vincere a Milano lo scudetto della prima Serie A della storia, quello del campionato 1929-30.

Arpad Weisz proponeva attenzione alla dieta, introduzione dei ritiri, presenza diretta e attiva in campo durante gli allenamenti, proposizione della modernità proposta dal Metodo e un occhio particolarmente attento all'attività del settore giovanile (dove pescò un giovanissimo Meazza): questi furono i segreti del suo successo.

Nel torneo 1935-36, passato alla guida del Bologna, mise fine al quinquennale dominio juventino, ripetendosi anche l'anno successivo, quando si aggiudicò anche il prestigioso Trofeo dell'Expo di Parigi superando in finale gli inglesi del Chelsea. 

Nel 1938 però si scatenò la catastrofe: le leggi razziali lo costrinsero a lasciare l'Italia e a rifugiarsi in Olanda, dove inizialmente la situazione sembrava poter essere più tranquilla.

Il 2 agosto del '42 iniziò un doloroso viaggio che portò lui e la sua famiglia ad Auschwitz: pochi giorni dopo la moglie Elena e i figli Roberto e Clara entrarono in una camera a gas per non uscirne mai più. Arpad venne sottoposto a lavori forzati per alcuni mesi e infine "gasato" il 31 gennaio del 1944.

Negli ultimi anni il ricordo dell'allenatore, colpevole di essere ebreo, si è fatto sempre più vivo e targhe commemorative in suo onore sono state dedicate negli stadi di Bologna, di Milano, di Novara, di Bari...ovunque egli abbia prestato la propria importantissima opera. Anche Alessandria, nel gennaio del 2020, ha dedicato all'ex calciatore e allenatore grigio una targa ricordo al Moccagatta.

(Palla al Triso) 

Classe e gol: Romario, Shevchenko, Totti, Rummenigge

 

Romario (R. de Souza Faria)

I suoi mille gol li suddivide in tutte le squadre per cui ha giocato, in Brasile, in Olanda, in Spagna, negli Stati Uniti e in Australia, ovunque conquistando titoli sia a livello individuale che di squadra. Il top lo raggiunge con la nazionale verde-oro, alzando la Coppa del Mondo del '94, anno in cui si aggiudica il Fifa World Player. Il "baixinho" (piccoletto) è attaccante di grande tecnica individuale, veloce, vero e proprio cobra sempre pronto a colpire.

Andriy Shevchenko (nella foto)

Pallone d'Oro nel 2004, dopo aver trascinato l'anno prima, anche grazie al suo rigore, ultimo della serie, il Milan alla conquista della Champions nella finale tutta italiana con la Juventus. Scatto, forza fisica, velocità, capacità di colpire sia di testa che con entrambi i piedi, freddezza sotto rete e abilità nello svariare su tutto il fronte dell'attacco ne fanno una delle punte più complete e vincenti con le maglie di Dinamo Kiev, Milan e Chelsea.

Francesco Totti

Lega indissolubilmente la propria carriera alla maglia giallorossa della Roma divenendone il simbolo assoluto e conquistandone ogni record in fatto di presenze e gol segnati. Dotato di tecnica individuale sopraffina, col passare degli anni potenzia l'aspetto fisico, perdendo forse in agilità ma aggiungendo al proprio bagaglio potenza e forza. Implacabile nel tiro, sia in movimento che su palla ferma, sa essere anche prezioso uomo assist. Campione del mondo 2006.

Karl-Heinz Rummenigge

Domina in Germania e in Europa con il Bayern prima di arrivare a Milano. In maglia nerazzurra non vince ma in Italia conquista con la nazionale la Coppa Europa 1980. In quell'anno e in quello successivo è Pallone d'Oro europeo. Fisico statuario ma propenso a frequenti infortuni, segna tantissimo sia a livello di club che con la rappresentativa tedesca. Anche nell'ultima esperienza, al Servette, in Svizzera, si laurea capocannoniere.

(Palla al Triso)

martedì 6 febbraio 2024

La palla non entra? Facciamoci una risata!


Tecnicamente è un additivo alimentare o, in medicina, un anestetico ed è un prodotto che si presta a una grande varietà di usi medici, industriali, commerciali e scientifici assolutamente legittimi.

E' un gas incolore, quasi inodore, conosciuto da oltre 250 anni, che oggi sta proiettando il suo lato negativo sul panorama internazionale degli stupefacenti.

Cosa sta succedendo?

Il fatto che la sua assunzione provochi "sensazioni di euforia, rilassamento, vertigini, distacco dalla realtà" sta facendo del protossido di azoto (o ossido di diazoto che dir si voglia) un mezzo a basso prezzo e facile disponibilità tra le "dipendenze" più diffuse in ambito giovanile. Un uso importante, ritenuto poco invasivo sulla salute, può provocare invece danni al sistema nervoso e lesioni polmonari. Si tratta, in pratica, di un gas esilarante, all'apparenza quasi innocuo e "divertente", in realtà molto pericoloso.

E i primi allarmi di questa pericolosità si sono registrati nelle scorse settimane in Inghilterra, a seguito (stando a quanto scritto dal "Daily Mail" e dal "The Sun") del ricovero di un calciatore di Premier League (di cui non è stata rivelata l'identità), costretto a entrare in riabilitazione presso un centro di recupero dalle dipendenze a causa degli effetti negativi di questo gas.

Sembra ora che i casi accertati nell'ambiente calcistico d'oltre Manica siano in pericoloso aumento. La "droga della risata", come è stata ribattezzata giornalisticamente, sta facendo proseliti e non è detto che non esca dalle frontiere inglesi.

Potrebbe arrivare anche nel campionato italiano.

Anche se in questo caso molti interpreti...facciano già ridere di suo!

(Palla al Triso)

Grandi bomber! Van Basten, Ronaldo, Charles

 

Marco Van Basten

La rete nella finale con l'Urss all'Europeo '88 rappresenta uno dei manifesti propagandistici più efficaci per il gioco del calcio: classe, eleganza, potenza, raffinatezza, tutto concentrato in un gesto. E in quel gesto si esprimono perfettamente le doti del "cigno di Utrecht", come tutte le cose belle, anche estremamente delicate, tanto da costringerlo a chiudere la carriera a soli 28 anni a causa di infortuni vari e a caviglie di cristallo. Riesce comunque a essere tre volte Pallone d'Oro.

Ronaldo (Luis Nazario de Lima)

"O fenomeno", come viene chiamato dagli appassionati, vince per due volte il Pallone d'Oro e per tre il Fifa World Player, nonchè una serie infinita di titoli di capocannoniere a livello individuale. Come squadra è campione del mondo nel '94 e nel 2002 e conquista titoli con Cruzeiro, Corinthians, PSV, Barça Real e nerazzurri milanesi. Velocità e scatto impressionanti, doppio passo e dribbling ubriacanti, tecnica e freddezza: impossibile fermarlo.

John Charles (nella foto)

Attaccante dalla forza fisica devastante e dalla signorilità altrettanto accentuata. Implacabile sotto rete, soprattutto nel colpo di testa, grazie a una muscolatura del collo resa potente dalle esperienze boxistiche vissute in gioventù, passa alla storia, oltre che per i suoi gol anche per alcuni atteggiamenti di grande sportività che gli valgono il soprannome di "Gigante buono". Con Sivori e Boniperti forma un trio di classe e sostanza.

(Palla al Triso)

A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...