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giovedì 22 febbraio 2024

Eroi dei Mondiali: Antonio Carbajal


 

Rafa Marquez, Messi, Matthaus, Guardado, Cristiano Ronaldo: sono calciatori che hanno preso parte al maggior numero di campionati del mondo di calcio, ben cinque!

Ma il primo che sia arrivato a tagliare tale traguardo è stato il portiere messicano Antonio Felix Carbajal (nella foto), presente tra i pali della "Tricolor" dall'edizione del 1950 in Brasile a quella del 1966 in Inghilterra, con 11 partite giocate e 25 reti subite. Cominciò a 21 anni e chiuse a 37.

Per la verità anche altri due calciatori (altri due portieri, l'italiano Buffon e l'altro messicano Ochoa), sono stati convocati per cinque volte ma non in tutte le edizioni vennero mandati in campo.

Iniziata la propria carriera nel Real Club España, Carbajal la proseguì poi ininterrottamente per olre quindici anni nel Leòn, rifiutando sempre di lasciare il proprio club e la propria nazione anche quando a tentarlo sono state le sirene di grandi club europei, Real Madrid in testa.

Nella sua lunghissima carriera si accontentò di vincere due campionati e una Coppa del Messico ma la sua fedeltà contribuì a permettergli di divenire un vero e proprio simbolo del calcio messicano e di essere eletto, sul finire del '900, miglior portiere del ventesimo secolo della Concacaf, la federazione calcistica del Centro e Nord America.

Il Messico lo amava e "El cinco Copas", come era stato ribattezzato dai suoi connazionali, tenne nascosto a tutti di aver giocato, pur non avendo mai fatto uso di guanti, praticamente per tutta la sua carriera con l'anulare destro fratturato. Eroe d'altri tempi.

(Palla al Triso) 

Calcio italiano: cambio di rotta. Sogno o realtà?


Entro quattro anni i conti delle società calcistiche italiane dovranno essere a posto: pena la revoca dell'iscizione ai campionati di competenza. Una realtà possibile o solamente un sogno irrealizzabile?

Per il momento questo è solamente il desiderio (o il sogno) di Gabriele Gravina (nella foto), il presidente della FIGC, che sta lavorando a un nuovo regolamento per il calcio nostrano. Se i vertici della Federazione si dicono disposti a rinunciare (per il momento) a una riduzione delle squadre di Serie A, sembra che sul terreno finanziario non siano disposri  a concedere spazi di discussione. 

La disaffezione dei giovani; i clamorosi deficit fatti registrare da un gran numero di società, in particolar modo dalle più grandi; l'ingresso prepotente sul mercato dei fondi sovrani arabi, capaci di portare a un totale disequilibrio per il nostro calcio in ambito internazionale, già messo in grave difficoltà dallo strapotere di mercato inglese; tutte condizioni che non stanno permettendo al calcio italiano di tenere il passo con la nuova realtà calcistica internazionale.

Non c'è più tempo per stare a vedere ciò che potrà succedere. Occorre intervenire, prima che ciò succeda.

Come? Gravina ha pronto un pacchetto di proposte. Alcune trite e ritrite (anche se condivisibili): investimenti sui settori giovanili; strutturazione delle rose tutelando i giovani; spinta alla costituzione delle seconde squadre; valorizzazione del brand del calcio italiano sul mercato estero. Altre un po' più "concretamente" ineludibili: l'introduzione di un sistema di defiscalizzazione volto a favorire gli investimenti sui giovani; uno simile per gli investimenti sulle infrastrutture; una riorganizzazione dell'ambiguo "sistema scommesse", per consentire la pubblicità delle case operanti nel settore che preveda un contributo economico nei confronti delle società che possa portare a un'evoluzione del sistema sportivo anche attraverso la promozione della cultura sportiva nelle scuole.

Infine, e qui si fa ancora più dura, il controllo sui bilanci. Progressivo aumento dell'indice di liquidità, che "deve" passare dallo 0,8 per cento del prossimo anno all'1 per cento netto tra quattro o cinque anni; patrimonio netto che dovrà essere positivo; Covisoc che non limiterà più il proprio controllo solamente a fronte dell'iscrizione ai campionati ma potrà intervenire per verifiche anche a campionati in corso.

Avverrà il miracolo? Chi vivrà, vedrà.

(Palla al Triso)

 

mercoledì 21 febbraio 2024

Celo/manca: figurine del "nostro" calcio - Beppe Pisacane

 

(Tratto da un Hurrà Grigi del passato)

Se n'è andato all'improvviso, tradito da quel suo grande cuore entusiasta e generoso. Era impossibile resistere a Beppe Pisacane (nella foto, a sinistra, con l'immancabile "braccio destro" Maurizio Negri).

Se lo incontravi dovevi immediatamente mettere in preventivo due cose: la prima, che saresti inevitabilmente arrivato in ritardo a qualsiasi tuo appuntamento successivo; la seconda, che avresti fatto un pieno di entusiasmo, di vitalità, di generosità! Beppe era così: un entusiasta, innamorato della vita, innamorato del calcio, innamorato dei suoi nipotini e sicuramente innamorato di tutti quei ragazzini con cui, nel corso di una ormai lunghissima carriera di "istruttore" (non di allenatore!) aveva avuto la gioia di condividere tratti di percorso.

E quell'amore, quella gioia, quell'entusiasmo li voleva trasferire ai suoi interlocutori, raccontandoli e raccontandosi. Aneddoti, storie, sgridate, qualche sano scappellotto tirato tanto per far capire che "a uno di settant'anni, tu, giovane sbarbatello, devi sempre garantire rispetto"... Gli incontri con lui si trasformavano sempre in fiumi in piena di storie di calcio.

I suoi ragazzi li ricordava sempre, uno per uno, senza dimenticarli mai. Nel suo grande cuore c'era posto per tutti e non è mai stato rifiutato nessuno.

Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo non lo potrà mai dimenticare: soprattutto i suoi ragazzi. Ce lo vogliamo immaginare come quello della pubblicità, seduto a fianco di San Pietro, mentre sorseggia un caffè e gli racconta di quella volta che...

Non lo incontreremo più con quel suo passo ciondolante e il suo accento "alla Montalbano", non lo sentiremo più gridare sul campo, ma sarà sempre nel ricordo del mondo sportivo alessandrino: Beppe Pisacane, grande uomo di calcio!

(Quanto mancano, oggi, persone così!)

(Palla al Triso)

Portieri...capitani...Mondiali...

 

Stimolato dalle curiosità dell'amico e "storico del calcio" Alberto Ravetti, che si chiede (e mi chiede) se oltre alla coppia di capitani Combi - Planicka, nei Mondiali del 1934, si sia verificata un'altra accoppiata di portieri-capitani in occasione di un'altra delle ormai ventidue edizioni della Coppa del Mondo, ho effettuato una ricerca su chi siano stati i capitani nelle finalissime. Eccone il risultato (in neretto i portieri):

1930: Uruguay-Argentina: Nasazzi e Ferreira;
1934: Italia-Cecoslovacchia: Combi e Planicka;
1938: Italia-Ungheria: Meazza e Sarosi;
1950: Uruguay-Brasile: Varela e Augusto (anche se non fu una vera e propria finale ma solamente l'ultima partita del girone conclusivo della manifestazione;
1954: Germania Ovest-Ungheria: Fritz Walter e Puskas;
1958: Brasile-Svezia: Bellini e Liedholm;
1962: Brasile-Cecoslovacchia: Mauro e Novak;
1966: Inghilterra-Germania Ovest: Moore e Seeler;
1970: Brasile-Italia: Carlos Alberto e Facchetti;
1974: Germania Ovest-Olanda: Beckenbauer e Cruijff;
1978: Argentina-Olanda: Passarella e Krol;
1982: Italia-Germania Ovest: Zoff e Rummenigge;
1986: Argentina-Germania Ovest: Maradona e Rummenigge;
1990: Germania Ovest-Argentina: Matthaus e Maradona;
1994: Brasile-Italia: Dunga e Baresi;
1998: Francia-Brasile: Deschamps e Dunga;
2002: Brasile-Germania: Cafu e Kahn;
2006: Italia-Francia: Cannavaro e Zidane;
2010: Spagna-Olanda: Casillas e Van Bronkhorst;
2014: Germania-Argentina: Lahm e Messi;
2018: Francia-Croazia: Lloris e Modric;
2022: Argentina-Francia: Messi e Lloris.

(Palla al Triso)

Portieri: appuntamento con l'Accademia


 

Tutto pronto per il grande appuntamento di lunedì 26 febbraio prossimo, al CentoGrigio di via Bonardi, in Alessandria, organizzato dall'Accademia Alessandria Portieri, con il patrocinio della Lega Nazionale Dilettanti - Piemonte Valle d'Aosta e il Panathlon di Alessandria.

"Uno tra gli undici", il tema volutamente provocatorio che sarà sottoposto ai protagonisti della serata per andare a sviscerare le peculiarità e le particolarità di un ruolo, quello del portiere, che ha sempre rappresentato un capitolo a parte nel contesto di una squadra di calcio. Le innovazioni regolamentari che sono state apportate negli ultimi anni hanno però portato a profondi cambiamenti nel modo di "vivere" il ruolo e proprio di questi cambiamenti si analizzeranno gli esiti  e le particolarità.

Lo si farà parlandone con i veri protagonisti del ruolo: protagonisti in campo e fuori. Personaggi che il ruolo l'hanno vissuto tra i pali e non lo hanno mai abbandonato anche quando l'anagrafe ha posto un limite alla carriera. O anche con chi il fascino del "numero uno" lo ha subito...dall'esterno, divenendone poi profondo conoscitore.

Servili, De Prà, Gagliardi, Maiani, Alandi, Gozzoli, Beccari, Vaudagna...e tanti altri. Con la ciliegina sulla torta di una sorpresa...internazionale!

Lunedì 26 febbraio, alle 21, al CentoGrigio: un peccato non esserci!

(Palla al Triso)

Eroi dei Mondiali: Giampiero Combi


I grandi portieri della Juve raramente sono "gatti" un po' folli, sempre alla ricerca delle acrobazie più incredibili. Piuttosto, invece, sono ragionieri dell'area di rigore, sempre in grado di trovarsi al posto giusto nel momento giusto, rendendo facile e parabile quello che per molti può sembrare difficile e imparabile.

Giampiero Combi (nella foto) è stato un maestro di quest'arte. Sfortunato oltre ogni dire nelle partite d'esordio (sia in bianconero che in Nazionale subì caterve di gol alla "prima", imitato in queste "imprese al contrario" da un altro grandissimo come Dino Zoff), diviene campione del mondo quasi controvoglia.

Vinto il quinto scudetto della sua carriera in bianconero (corredati da due Coppe Internazionali e un bronzo Olimpico con gli Azzurri) decise di chiudere col calcio, proprio all'apice di una grande carriera. Ormai rassegnato a seguire le vicende del football dalla cassa del suo bel bar in centro, viene convinto da Pozzo a far parte, anche solo come riserva, della spedizione azzurra per i Mondiali. Mancano una decina di giorni al via di quel Mondiale voluto dal Fascio e, in allenamento, Ceresoli, il titolare designato, si frattura un braccio. La numero uno è sua, così come la fascia da capitano: gli attaccanti di tutto il mondo possono...passare alla cassa!

E così, quello che è considerato dagli addetti ai lavori il miglior portiere del periodo ante-guerra insieme a Zamora e Planicka, oltre a passare alla storia per la...filastrocca "Combi-Rosetta-Caligaris", ci passa anche da Campione del Mondo!

(Palla al Triso)



martedì 20 febbraio 2024

Nottingham Forest: gli undici più forti di sempre


 

E' una società che può vantare un record unico e particolarmente curioso: ha vinto più Coppe dei Campioni che non scudetti. Gli è bastato infatti vincere quell'unico campionato del 1977-78 per aggiudicarsi la successiva Coppa dei Campioni nella finale con gli svedesi del Malmö e ripetersi un anno dopo, partecipando in qualità di detentore della Coppa, superando i tedeschi dell'Amburgo.

Oltre a uno scudetto e a 2 Coppe dei Campioni, comunque anche 4 Coppe d'Inghilterra, 7 Coppe di Lega, 3 Charity/Community Shields, 2 Supercoppe Uefa e una Coppa Anglo-scozzese.

A quella serie di imprese ha contribuito in maniera determinante il mister-manager di allora: Brian Clough.

Ma vediamo gli undici più amati nella Foresta di Robin Hood:

1 Peter Shilton, 2 Viv Anderson, 3 Stuart Pearce, 4 Archie Gemmill, 5 Desmond Walker, 6 Kenny Burns, 7 Trevor Francis, 8 Martin O'Neill, 9 Garry Birtles, 10 Tony Woodcock, 11 John Robertson.

Seduti col mister: Roy Keane e John McGovern.

(Palla al Triso)

Celo/manca: figurine del "nostro" calcio - Mirko Russo


(Tratto da un Hurrà Grigi del passato)

"Il calcio l'ho sempre vissuto con grande passione ma in panchina ci sono finito per caso".

Un gruppo di amici che si ritrova a rilevare un Bassignana destinato a scomparire: uno (Mamo Nani) decide di fare il direttore sportivo, qualcun altro continuerà a scendere in campo in pantaloncini e scarpette...manca un allenatore e Mirko Russo (nella foto), grazie a una carriera lunga di campionati giocati (Piovera, Quargnento, Lobbi, Cascinagrossa, San Giuliano Nuovo, Don Bosco) è quello che potrebbe avere più possibilità di rientrare tra i candidati a ottenere il tesserino da mister. La panchina però lo conquista subito, gli piace gestire quel gruppo di amici, una volta superato il corso continua ad approfondire i vari aspetti del suo nuovo...lavoro: tattiche, tecniche di allenamento, gestione delle dinamiche dello spogliatoio, tutti aspetti che il neo allenatore non vuole lasciare al caso.

Dal libro dei ricordi fa riemergere gli insegnamenti di quelli che ora può considerare come i suoi primi maestri: dal mitico Accomazzo, che gli ha insegnato i primi segreti all'Aurora a Piermario Cairo, rappresentante di quella vecchia scuola fatta di sudore e fatica, poi Desana, Oberti, fino a quell'Attilio Maldera, storico terzino grigio, che da responsabile del corso per allenatori diventa importante punto di riferimento per la...seconda vita calcistica da mister. Dopo Bassignana per Mirko arrivano le esperienze alle giovanili del Dehon e alla Spinettese e quella alla Fraschetta si rivela una pagina importante in quanto nella società del sobborgo alessandrino si incrociano i destini di Mirko Russo e di Stefano Giacchero. Quando Giacchero decide di "mettersi in proprio" e di farsi una squadra tutta sua punta decisamente su Mirko come allenatore. Campioni d'Italia Uisp nel calcio a sette e poi il via all'esperienza nel calcio di categoria. Nasce la Bevingros Eleven e cresce in fretta, arrivando a giocarsi i play-off per salire in Promozione, giocando campionati importanti, unendo i propri destini con quelli dell'Europa. Oggi si chiama Europa Bevingros, ha una squadra che si batte nelle primissime posizioni nel campionato Allievi, un presidente entusiasta come Giacchero e in panca, manco a dirlo, c'è Mirko Russo.

(E da allora se n'è fatta di strada, con campionati provinciali Allievi e Juniores vinti, poi la scalata dalla Terza alla Prima Categoria...e un nuovo ruolo: Presidente provinciale dell'Associazione Italiana Allenatori Calcio!)

(Palla al Triso)
 

Eroi dei Mondiali: Just Fontaine

 

Just Louis Fontaine (nella foto portato in trionfo dai compagni) nel calcio di oggi avrebbe potuto scegliere con quale maglia della nazionale scendere in campo: quella del padre francese, quella della madre spagnola o quella marocchina del luogo di nascita? Dubbio che, in realtà, non si è mai posto in quanto in Africa ci si trova solo per caso, al seguito della famiglia che a Marrakech (nel 1933 "protettorato francese") si è trasferita per il lavoro del padre. Il giovane Fontaine si sente totalmente francese e il calcio africano gli serve solo per affinare le innate doti di grande bomber.

Ragazzino imberbe veste la maglia del Casablanca, giocando una cinquantina di partite con una media-gol superiore al numero di partite giocate. La sua prolificità sotto rete non sfugge agli osservatori delle società del calcio francese che lo...riportano in patria a vent'anni con la maglia del Nizza. Anche in Costa Azzurra Fontaine non perde la propria vena realizzativa, "costringendo" lo Stade Reims a fargli vestire la maglia biancorossa con Jonquet, Leblond, Bliard, Piantoni, Kopa, Vincent...in quella che sta diventando una supersquadra nel campionato francese, capace di fare la voce grossa anche in Europa. Soprattutto con Kopa, Just forma una coppia in grado di terrorizzare qualsiasi difesa e il campione franco-polacco dirà di lui: "Era l'attaccante che si adattava perfettamente al mio stile di gioco. Percepiva perfettamente quello che stavo facendo ed ero sicuro di trovarlo dall'altra parte dei miei passaggi".

E' nel Mondiale svedese del 1958 che Just Fontaine vive la propria apoteosi calcistica. segnando tredici reti in sole sei partite e portando la Francia sul terzo gradino del podio. Non è stato comunque un caso: coi Bleus ha messo a referto 30 gol in 21 presenze!

A soli 27 anni la carriera di Fontaine si chiude praticamente in una gara di campionato contro il Sochaux, quando un'entrata particolarmente dura di un difensore avversario gli procura la frattura della tibia e del perone della gamba sinistra. Non riuscirà più a riprendersi e poco dopo alzerà definitivamente bandiera bianca.

(Palla al Triso)

lunedì 19 febbraio 2024

Nacional Montevideo: gli undici più forti di sempre


 

Fondato nel 1899 da un gruppo di ragazzi uruguagi intenzionati a liberarsi del predominio degli stranieri sul calcio del loro paese, il club venne ribattezzato Club Nacional de Futbol, proprio per sottolinearne questa caratteristica indigena.

Già nel 1930 (e ancor prima nelle stupende affermazioni della Celeste nelle varie Olimpiadi) il peso del Nacional nel contesto del calcio dell'Uruguay diventa sostanziale, dando all'undici della squadra sudamericana un buon numero di protagonisti anche nella conquista del primo Mondiale della storia.

Diversi di loro (e alcuni anche titolari del titolo del 1950), fanno parte dell'undici ideale e tutti, comunque, hanno contribuito a portare in riva al Rio de la Plata ben 49 campionati uruguagi, 8 Liguillas, 2 Supercoppe nazionali, 3 Libertadores, una Recopa sudamericana, 4 Cope de Honor Cousenier, 2 Tie Cup, una Copa de Confraternidad Escobar.

Ecco gli undici:

1 Gustavo Adolfo Munua, 2 Schubert Gambetta, 3 Eusebio Tejera, 4 José Andrade, 5 Hugo de Leon, 6 Leonel Alvarez, 7 Juan Carlos Masnik, 8 Victor Esparrago, 9 Hector Scarone, 10 Hector Castro, 11 Pedro Petrone.

A disposizione. Pedro Cea, Luis Artime e Abdon Porte.

(Palla al Triso) 

A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...