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martedì 27 febbraio 2024

Eroi dei Mondiali: Jürgen Sparwasser

 

E' il 77° minuto di una partita del Mondiale del 1974 che si sta giocando in Germania: quella dell'Ovest, perchè in quegli anni il muro di Berlino è ancora ben saldo e molto lontano dall'essere abbattuto. Una partita completamente diversa da tutte le altre di quel Mondiale e con un valore simbolico assolutamente unico.

Di fronte ci sono Germania e Germania: da una parte quella dell'Ovest, padrone di casa e favoritissima per la vittoria finale, dall'altra quella dell'Est, parente povera del calcio tedesco e ancora oppressa dall'influenza sovietica.

I panzer in maglia bianca hanno vinto le due precedenti sfide, mentre i blu dell'Est hanno superato l'Australia ma solamente pareggiato col Cile. In ballo c'è la vittoria nel girone.

In quel 77° minuto si verifica il fatto che consegna Jürgen Sparwasser (nella foto nel momento più importante della sua carriera calcistica) alla storia, di più: alla leggenda!

Schwarzenbeck e Vogts tentano di opporsi, inutilmente, e anche Maier nulla può fare per intercettare la battuta di Sparwasser: è la rete che dà la vittoria ai "parenti poveri" di oltre "cortina di ferro", che fa di Jürgen un vero e proprio eroe nazionale, che consegna il primo posto del girone, spedendo però al successivo turno i blu tra le grinfie di Olanda e Brasile.

Beckenbauer e compagni, da secondi, finiscono in un girone con le più malleabili Polonia, Jugoslavia e Svezia e trapela maliziosamente la voce di una sconfitta quasi programmata a tavolino, al fine di evitare confronti sulla carta molto più proibitivi. Balle! Quel gol di Sparwasser rappresentò una "vergogna" per il calcio dell'ovest, che ancora oggi brucia sulla pelle della Germania...libera!

Dopo quel gol la vita del centrocampista tedesco (che vincerà in carriera tre campionati, quattro Coppe  e una Coppa delle Coppe in finale con il Milan) proseguì tra le ombre orientali, portandolo a conseguire anche una laurea in ingegneria meccanica e a essere considerato traditore della patria quando, approfittando di una sfida tra vecchie glorie si trasferì all'Ovest, tra le braccia di chi aveva fatto piangere in quel 77° minuto.

(Palla al Triso) 

lunedì 26 febbraio 2024

Racing Club: gli undici più forti di sempre


 

Delle cinque grandi del calcio argentino è forse la meno conosciuta al di fuori dei patrii confini, anche se ha regalato al calcio giocatori come Maschio, Milito, De Paul e "il Toro" Martinez.

In Argentina invece è assolutamente temuta e apprezzata, dall'alto dei suoi 18 campionati vinti, dalle 5 Coppe Ibarguren, per continuare con 4 Cope de Honor Municipalidad de Buenos Aires, una Copa de Honor Adrian Beccar Varela, una Copa de Competencia della Liga Argentina, una Copa de Competencia Britannica, 2 Trofeos de Campeones, una Supercopa Internaconal, una Coppa Libertadores, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Sudamericana, 2 Cope Ricardo Aldao e una Copa de Honor Cousenier.

La squadra di Avellaneda può vantare anche un record molto particolare: il campionato del 1919 lo vinse aggiudicandosi tutte le partite in programma!

Questi gli undici che, più di tutti, stanno nel cuore dei tifosi biancazzurri:

1 Juan Botasso, 2 Enrique Wollf, 3 José Dellatorre, 4 Adolfo Zumelzu, 5 Claudio Ubeda, 6 Federico Sacchi, 7 Norberto Mendez, 8 Juan Barbas, 9 Alberto Bernardino Ohaco, 10 Humberto Maschio, 11 Delfin Benitez Caceres.

Bella la panchina: Pedro Dellacha, Ramon Medina Bello, Pedro Daniel Killer, Diego Milito, Diego Simeone e Ricardo Villa.

(Palla al Triso) 

Celo/manca: figurine del "nostro" calcio - Stefano Giacchero


 

(Tratto da un Hurrà Grigi del passato)

Passione: smisurata; entusiasmo: elevatissimo; potenza: devastante; fisico: da bomber; piedi: da...ballerino di flamengo!

Il rapporto tra Stefano Giacchero e il calcio deve essere letto da due diversi punti di vista. Quello da protagonista sul campo: esperienze alla Spinettese, poi alla Bevingros, la "sua" squadra, quella del "pallone lo porto io e gioco", dove in realtà qualche scampolo di partita se lo conquista davvero, grazie alla sua fame di pallone, al suo impegno per essere importante per il gruppo. "Giocherebbe anche se non fosse il presidente - dice il suo mister Mirko Russo - come faccio a tener fuori Giaccherinho?" Perchè è così che lo chiamano i compagni, giocando sulla fonetica modaiola che "brasilianizza" i nomi dei calciatori.

E Giaccherinho lo diventa soprattutto dopo un gran gol al Comollo Novi quando, dopo poco più di un minuto di gioco si smarca, prende la mira e calcia di potenza: portiere battuto, compagni in festa e lui immobile, quasi incredulo di fronte alla prodezza.

Vincente ai massimi livelli Stefano lo diventa però da dietro la scrivania, nel suo ruolo da presidente, prima nel calcio a 7, dove vince addirittura uno scudetto, primo in Italia con Fresta, Caicedo e compagnia vincente; poi nel calcio "vero", quello a 11, dove in pochi anni vince campionati di Terza, di Seconda, fino ad arrivare a un paio si spareggi (stavolta sfortunati) per salire in Promozione. Lo stesso entusiasmo, la stessa passione, la stessa voglia!

Oggi Giacchero sta facendo crescere un bellissimo, eterogeneo, forte gruppo di Allievi 1999, protagonista di una stagione di ottimo livello. Lo fa con i collaboratori di sempre, Mirko Russo e Luca Orlando: la nuova triade del calcio. Dai suoi ragazzi pretende quello stesso impegno e quella stessa passione che ha sempre profuso lui ma, in cambio, se li coccola, li segue, li aiuta come se fossero tutti figli suoi. Per l'Europa Bevingros, Stefano Giacchero è tutto: dal presidente al responsabile del magazzino o del taglio dell'erba...tutto! Nulla deve o può passare per altre mani e tutti devono rigare dritto. Altrimenti sono sgridate e urla: "Oh Ciccio, tira via i piedi dal muro, sennò poi pulisci tu!"

(...e quel gruppo del '99 è cresciuto. Parecchio!)

(Palla al Triso)

Tragedie nel calcio: Zambia

 

Avrebbero dovuto giocare una partita valida per le qualificazioni ai Mondiali statunitensi del 1994. Era il 27 aprile 1993 e pochi giorni dopo era in programma Senegal - Zambia: 18 calciatori zambiani, il commissario tecnico Godfrey Chitalu, tre componenti dello staff tecnico, il presidente della federazione, un giornalista e i cinque componenti dell'equipaggio salirono sull'aereo dell'Aeronautica Militare zambiana con destinazione Dakar. Dove non arrivarono mai.

L'aereo fece due scali tecnici, il primo a Brazzaville e il secondo a Libreville, e nonostante che già nella prima tappa del viaggio fossero stati riscontrati alcuni problemi a un motore, il viaggio proseguì, andando incontro alla tragedia.

Nel tratto che da Libreville avrebbe dovuto portare la comitiva a un ulteriore scalo ad Abidjan, il motore sinistro prese fuoco e il pilota, stanchissimo per aver viaggiato anche il giorno precedente, commise un errore fatale, forse anche tradito dalla strumentazione di bordo: spense il motore destro, l'aereo perse potenza e si inabissò nell'Oceano Atlantico. Morirono tutti.

I due calciatori più forti dello Zambia di quei tempi furono salvati dal caso. Kalusha Bwalya, conosciuto anche in Italia per aver segnato una tripletta in uno Zambia - Italia alle Olimpiadi di Seul, avrebbe dovuto raggiungere i compagni direttamente a Dakar, in quanto impegnato in un'amichevole con il PSV, mentre Charles Musonda, a quel tempo all'Anderlecht, era infortunato e non aveva potuto rispondere alla convocazione.

E mentre i loro compagni giacevano sepolti nel "Cimitero degli Eroi", costruito nei pressi dello stadio di Lusaka, proprio i due sopravvissuti guidarono l'anno dopo lo Zambia sino alla finale, persa con la Nigeria, della Coppa d'Africa, sorprendendo il mondo per la rapidità con cui il calcio zambiano aveva saputo rinascere, sospinto dal ricordo degli eroi.

(Palla al Triso)

domenica 25 febbraio 2024

Calcio in provincia: i primi verdetti


 

Con la giornata di oggi si è conclusa la regular season per quanto riguarda il campionato provinciale di Terza Categoria. Al termine delle 18 giornate che hanno messo di fronte le venti squadre iscritte, raggruppate in due gironi da dieci squadre ciascuna, sono stati emessi i primi verdetti stagionali.

Le prime cinque squadre classificate di ogni girone prenderanno parte a una seconda fase di qualificazione con partite di sola andata, stabilite in base alla posizione di classifica con cui si è chiusa la fase preliminare.

Al termine di questa serie di incontri la squadra prima classificata sarà promossa in Seconda Categoria mentre per quelle classificatesi dal secondo al quinto posto inizierà una nuova serie di play-off.

Per il Girone A si sono qualificate; Fortuna Melior, Valmadonna, Luese Cuccaro e Castelletto Monferrato; mentre hanno staccato il pass per il Girone B: Villaromagnano, Pro Molare, Lerma, Merella e Garbagna.

Le rimanenti squadre, classificatesi nella regular season dal sesto al decimo posto si affronteranno invece in un analogo torneo con gare di sola andata, con calendario definito a tavolino, e la vincente si aggiudicherà il Trofeo Terza Categoria per la Delegazione di Alessandria. Prenderanno parte a questi confronti: Bergamasco, Don Bosco Alessandria, Atletico Fraschetta, Bistagno Valle Bormida e Alessandria Lions per il Girone A; Castelpiovera, Cabella, Roccagrimalda, Aurora Pontecurone e Tiger Novi per il B.

(Palla al Triso)

Ranking Fifa: c'è anche il Monza!


 

Una classifica che si propone di stabilire quali siano le cento squadre che abbiano ottenuto i migliori risultati, analizzando i risultati di oltre due milioni e mezzo di partite dal 1990 a oggi attraverso le valutazioni operate da un algoritmo. E' il lavoro portato a termine dalla Opta Pover Ranking e presenta parecchie sorprese.

Ad esempio, il Palmeiras occupa solamente il 58° posto mentre l'altra grande brsasiliana, il Flamengo è solamente 89°. L'Al Nassr di Cristiano Ronaldo sta risalendo posizioni ed è, oggi, al 68° posto, mentre il Brighton di De Zerbi occupa la 23^ posizione.

E se il 100° posto del Genk sorprende solamente un po', considerando che i belgi sono spesso ospiti delle coppe europee, maggiore meraviglia provoca la presenza dell'Udinese all'86° posto e addirittura il Monza al 65°. 

Altre italiane in classifica: Torino 50°, Fiorentina 43^, Bologna 33°, Roma 32^, Lazio 30^, Napoli 26°, Atalanta 17^, Milan 13° e Juventus 12^.

Nelle prime dieci posizioni, ovviamente, tanta Inghilterra, Spagna e Germania: 10° il Barça, 9° l'Atletico Madrid, 8° il Bayer Leverkusen, 7° il Bayern, 6° il PSG, 5° l'Arsenal, 4° il Liverpool, 3° il Real Madrid, 2° i nerazzurri milanesi e 1° il Manchester City.

Sempre interessanti queste classifiche, anche se spesso lasciano il tempo che trovano. A vedere soprattutto la situazione nelle primissime posizioni, però, ci pervade la sensazione che certe società riescano ad avere un rapporto privilegiato con le più moderne metodologie informatiche e tecnologiche...

(Palla al Triso)

Eroi dei Mondiali: Raimundo Orsi


Raimundo Orsi, detto "Mumo" (nella foto al tiro) è un grande virtuoso del violino, che suona tanto bene da meritarsi un ingaggio nell'orchestra di Gardel, il più grande cantante di tango argentino, ma con i piedi è una vera favola.

Dopo essere andato a "miracol mostrare" alle Olimpiadi di Amsterdam con l'albiceleste, sbarca a Torino, dove per un anno viene bloccato dalla Federazione argentina, che non concede il transfert.

Quando finalmente può mettersi in luce, però, Orsi lo fa alla grande, segnando caterve di gol e irridendo i terzini avversari con dribbling diabolici. Non c'è ricordo, negli annali, di un suo colpo di testa: la pettinatura impomatata e carica di brillantina non permette il contatto con la sfera. D'altronde è sempre stato un elegantone, capace di sfoggiare doppipetto irreprensibili e auto di lusso.

Ovunque vada vince: in Argentina con l'Independiente, in Italia con la Juventus, in Uruguay col Peñarol, in Brasile col Flamengo; senza contare l'argento olimpico nel '28 e la Coppa del Sud America nel '27 con l'Argentina e due Coppe Internazionali e il Mondiale del 1934 con la maglia azzurra dell'Italia.

Due piccoli difetti: il primo, che quando il gioco si fa caldo non è quel che si dice un "cuor di leone"; il secondo legato invece alla sua scaramanzia: senza il jolly di un mazzo di carte infilato nel calzettone destro non sarebbe mai sceso in campo!

(Palla al Triso)



A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...