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giovedì 7 marzo 2024

São Paulo: gli undici più forti di sempre


 

La squadra simbolo della città di San Paolo, una delle più amate dell'intero Brasile, da cui sono partiti tantissimi calciatori che hanno fatto la storia di questo sport in giro per il mondo.

Il "Tricolor", come viene chiamato dai suoi tifosi in virtù del rosso, bianco e nero dei colori sociali ha vinto tantissimo, in patria e fuori: 6 titoli brasiliani, una Supercoppa del Brasile, 22 campionati Paulistas, un Supercampionato Paulista, un Torneo Rio-San Paolo, 11 Coppe dei Campionati Rio-San Paolo, 3 Coppe Libertadores, una Coppa Sudamericana, 3 Recope Sudamericane, una Coppa Conmebol, 2 Coppe Intercontinentali, una Coppa del Mondo per Club, una Supercoppa Sudamericana e una Coppa Master di Coppa Conmebol.

Tanti i campioni, eccone undici:

1 Rogerio Ceni (R. Mücke C.), 2 Cafu (Marcos Evangelista de Moraes), 3 Leonardo (L. Nascimento de Araùjo), 4 Dino Sani, 5 Bellini (Hideraldo Luiz B.), 6 Mauro (M. Ramos de Oliveira), 7 Toninho Cerezo (Antonio Carlos C.), 8 Gerson (G. de Oliveira Nunes), 9 Leonidas (L. da Silva), 10 Kakà (Ricardo Izecson dos Santos Leite), 11 Careca (Antonio de Oliveira Filho).

Altri in panchina: Friaça (Albino F. Cardoso), Arthur Friedenreich, Josè Carlos Bauer, José Oscar Bernardi, Nilton De Sordi, Paulo Roberto Falcão, Dani Alves (Daniel A. da Silva) e Casemiro (Carlos Henrique José Francisco Venancio Casimiro).

(Palla al Triso)

mercoledì 6 marzo 2024

Celo/manca: figurine del "nostro" calcio - Mirko Ferretti


(Tratto da "Il calcio visto da dentro" - ArabaFenice)

In un articolo apparso su "Lo sport illustrato", a firma Angelo Ponti, vengono presentati i tre giovani più promettenti dell'annata di Serie B: Sergio Carantini del Vicenza, Luciano Buzzacchera del Valdagno Marzotto e Amilcare "Mirko" Ferretti (nella foto) del Catania. La premessa rappresenta già un... avviso ai naviganti di come e quanto i giovani venissero gestiti dalle soietà: "Il domani del nostro calcio è in mano ai giovani. Questo è uno dei tanti slogan sempre attuali, quando si parla di crisi, di rinnovamento. Poi, naturalmente, le esigenze di classifica, i timori per le facili stroncature (o per le eccessive montature) fanno spesso da freno inesorabile al lancio dell'elemento cresciuto nel vivaio". Mancanza di coraggio, quindi, ma i tre ragazzi riusciranno comunque a ritagliarsi spazi importanti nel calcio italiano.

Ecco cosa si diceva del promettente Ferretti: "Nel Catania, che punta alla promozione, Amilcare Ferretti si è inserito quest'anno con la disinvoltura propria del giocatore di classe e di stile. Già lo scorso anno, nelle file del Como, il mediano ebbe modo di sfilare sulla passerella dei migliori, collezionando aggettivi e calamitando osservatori. Ricordiamo, al proposito, un breve colloquio svoltosi tra un dirigente di grossa società e Giulio Cappelli (medaglia d'oro olimpica nel '36, ex calciatore e allenatore, ndr) che, volere o no, di calcio se ne intende. Diceva il dirigente: "Non le sembra che quel Ferretti sia un po' piccolo di statura? Rispondeva Cappelli: "La statura di un giocatore la si misura sul campo. E Ferretti, creda a me, in campo è grande, a volte grandissimo..."

Bene, Ferretti nel Como di Lamanna, spopolò sulla centro campo. E sul mercato estivo il Catania dalle ambizioni confessate si aggiudicò la pedina preziosa, innestandola sul fronte rossazzurro. Anche a Catania, Amilcare Ferretti è salito in cattedra; ora schierato alla mezzala, ora riportato sulla mediana, ma sempre indicato come una delle fonti del gioco, come l'egregio orchestratore della mezzo campo.

Nato ad Alessandria il 25 giugno 1935, cresciuto nelle file del Canelli, Ferretti passò al Como nel 1956. E nel Como, si può ben dire, ha affinato il suo gioco, ha trovato fiducia, plasmando la propria personalità. La sua taglia atletica non è imponente; piuttosto basso di statura, rispetto agli altri, possiede comunque una solida muscolatura e, quel che più conta, una resistenza superiore alla media. in campo non sosta mai; esce dalla zona, dopo l'interdizione, triangola ora con Biagini, ora con Prenna, quindi appoggia palloni d'oro, invitanti, per le punte di attacco. Ambidestro, dotato di una visione chiara del gioco, è davvero il cervello di una squadra, il centro-motore di uno stile. Piccolo di statura, d'accordo, ma grande, a volte grandioso, sul campo da gioco".

(...e il piccoletto ne ha fatta di strada!)

(Palla al Triso)

Calcio al femminile: se ne parla ad Alessandria

 

Un processo di crescita che avanza nel tempo. Il momento che ha segnato forse il passaggio dalla... preistoria alla storia per il calcio femminile è rappresentato dai Mondiali di Francia del 2019. In quei mesi di giugno e luglio le donne nel pallone hanno invaso le nostre case. Miracolo mediatico che ha tenuto incollati ai televisori milioni di spettatori, che ha riempito gli stadi d'oltr'Alpe, che ha smosso qualcosa nell'approccio femminile nei confronti di uno sport da sempre ritenuto "ambito privato" dei maschietti.

Una premessa è d'obbligo: probabilmente una discreta squadra di Promozione a livello maschile avrebbe forse vinto la finalissima tra Stati Uniti e Olanda. Errori tecnici, movimenti approssimativi, gestione tattica nelle ripartenze o delle fasi difensive segnavano ancora un divario consistente tra i due mondi. Nonostante ciò, va detto che quei Mondiali hanno rappresentato, sicuramente a livello italiano, una sorta di anno Zero: da quel momento, per quanto riguarda il calcio in rosa, nulla è più stato come prima.

Qualche avvisaglia la si era potuta registrare negli anni immediatamente precedenti, con l'ingresso in pompa magna di società storiche (Juve, Milan, Roma e Fiorentina su tutte) decise a dar vita anche a una sezione femminile; con l'interesse suscitato da alcuni appuntamenti di particolare richiamo (si ricorda un Juve-Fiorentina, decisivo per l'assegnazione dello scudetto con stadio esaurito); con l'apparire sui principali media delle varie Bonansea, Gama, Girelli, pioniere di oggi di un calcio che si riallaccia alle Guarino, Panico, Morace, pioniere di ieri.

Quello che è sicuramente cambiato già fin da allora e che registra una continua crescita oggi, è l'approccio che tante bambine hanno manifestato nei confronti di questo sport, non più ghettizzato a regno del maschio ma aperto alle voglie e agli entusiasmi anche del gentil sesso. In qualche cameretta il poster di Ronaldo o di Messi è stato forse sostituito da quello della statunitense Rapinoe, della brasiliana Martha o della spagnola Aitana: un passo importante da cui non si tornerà più indietro, ma su cui stanno lavorando tutti gli addetti ai lavori per fare in modo che il successo di un Mondiale ogni quattro anni non si riduca a evento mediatico occasionale. Dopotutto, anche i primi Mondiali del calcio maschile furono vissuti "sottotraccia", nel quasi totale silenzio degli organi di informazione...

Di tutto questo si parlerà il prossimo 28 marzo, alla Multisala Kristalli di Alessandria, con una delle pioniere: Carolina Morace, che guidata da Mimma Caligaris e accompagnata dall'Assessore allo Sport di Alessandria, Vittoria Oneto; dalla Delegata Provinciale del Coni, Bruna Balossino; dal Delegato Provinciale FIGC-LND, Marco Giacobone; dalla Delegata Provinciale FIGC-Calcio Femminile, Maria Grazia Spanò, affronterà i cambiamenti del movimento e le nuove sfide all'orizzonte nell'incontro: "Il calcio è (anche) delle donne". Segnate in agenda!

(Palla al Triso)

Eroi dei Mondiali: Osvaldo Ardiles

 

Nel Mondiale spagnolo del 1982, Osvaldo Cesar Ardiles (nella foto) sorprende per la qualità sopraffina del suo piede ma anche per quell'inusuale numero uno indossato nonostante che di professione non faccia il portiere ma sia un ottimo centrocampista, dotato di eccelsa tecnica individuale e visione di gioco.

Non per quell'inconsueto numero di maglia, però, passa alla storia, in quanto prima di lui, in occasione di un Mondiale, già si erano proposti con il numero uno sulla schiena l'olandese Geels a Germania '74 e il connazionale argentino Alonso nei Mondiali di casa del '78, ma per aver trascinato l'albiceleste alla conquista del suo primo titolo iridato.

Ardiles era calciatore che tendeva a "nascondersi" tra le pieghe della partita, nel lavoro oscuro e poco appariscente del centrocampo, per poi esplodere in fiammate improvvise, spesso decisive per lanciare a rete un compagno o conlcudere personalmente un'azione offensiva. Sia fisicamente che tecnicamente, tanto per offrire un termine di paragone fruibile anche dalle generazioni più giovani, potrebbe ricordare l'ex juventino Angel Di Maria, forse, rispetto ad Ardiles, più "esplosivo" e meno geometrico.

Nonostante la feroce rivalità anglo-argentina legata alla diatriba delle Isole Falkland (o Malvinas, a seconda dei punti di vista), Ardiles svolse lunga parte della propria carriera in Inghilterra, prima accettato e poi adorato dai tifosi del Tottenham. Oltre a quel Mondiale il palmarés di Ardiles si è arricchito di altri importanti successi: Coppe d'Inghilterra, Charity Shields  e Coppa Uefa, confermati anche come allenatore, soprattutto nell'esperienza giapponese.

Interessante, nel curriculum del centrocampista argentino, anche la partecipazione alla pellicola-cult di John Huston "Fuga per la vittoria", in cui, al fianco di Pelè, Wark, Moore, Stallone, Caine e Van Sidow, visse uno dei momenti più memorabili della cinematografia calcistica.

(Palla al Triso)


martedì 5 marzo 2024

Tragedie nel calcio: Chapecoense

 

Si chiama Chapecoense ed è una società di Chapecò, nello stato di Santa Catarina, che oggi milita nella Serie B brasiliana, ma che nella sua storia può vantare anche sette campionati statuali, una Coppa Santa Catarina e una Coppa Sudamericana. Proprio legata alla conquista di quest'ultima competizione, però, è dovuta la ben poco invidiabile fama mondiale a cui i biancoverdi del sud del Brasile sono assurti nel novembre del 2016.

In occasione del volo di trasferimento verso Medellin, dove i brasiliani avrebbero dovuto affrontare nella finale di andata della Coppa i boliviani dell'Atletico Nacional, si consuma il dramma.

Il quadrimotore su cui viaggia la squadra esaurisce inspiegabilmente il carburante e si schianta sulle pendici di una collina (nella foto) quando si trova a ormai non più di una cinquantina di chilometri dall'aeroporto José Maria Cordoba della città boliviana. Delle 81 persone presenti a bordo (22 calciatori, 28 accompagnatori e membri dello staff tecnico, 22 giornalisti e 9 membri dell'equipaggio) se ne salvano solamente cinque, tra cui i difensori Neto e Alan Ruschel e il portiere di riserva Jackson Follmann, che subisce comunque l'amputazione di una gamba.

Alcuni anni dopo, a conclusione di una serie di indagini destinate a stabilire responsabilità e cause della tragedia, verrà arrestata Celia Castedo Monastero, specialista in pratiche di sicurezza di volo, che non avrebbe fatto rispettare i requisiti procedurali minimi per l'approvazione del piano di volo dell'aereo, in quanto nel programma presentato l'autonomia di volo non risultava adatta al viaggio. Incompetenza, leggerezza, sconsideratezza: un comportamento assurdo e irresponsabile che ha portato la morte di oltre settanta persone e la fine di un sogno sportivo divenuto incubo.

Motivo d'orgoglio di tutto il mondo sportivo, sconvolto dalla tragedia, sarà rappresentato per sempre dal nobile gesto dell'Atletico Nacional che propose che il titolo fosse assegnato ad honorem ai biancoverdi di Chapecò, morti da campioni.

(Palla al Triso)

L'autoarbitraggio e le modalità dell'attività di base: incontro società-Federazione

 

Con un'approfondita relazione del referente dell'attività di base della provincia di Alessandria, Vincenzo Avenoso (nella foto, al centro, con Fava e Giacobone), si è tenuto ieri sera nei locali della Casetta, in Alessandria, un interessante incontro tra i dirigenti tesserati delle società che svolgono compiti di addestramento sui piccoli calciatori e i responsabili provinciali.

Oltre a illustrare novità e conferme su quelle che sono le principali modalità operative che devono contraddistinguere la quotidianità del lavoro da portare avanti per garantire percorsi virtuosi di crescita e di sviluppo, l'attenzione di Avenoso si è concentrata sulle problematiche, sulle potenzialità e sulle dinamiche dell'autoarbitraggio, quale forma di "controllo" e gestione delle competizioni destinata a far crescere emotivamente non solo i piccoli calciatori ma i dirigenti stessi. 

Il delegato provinciale FIGC Marco Giacobone e il consigliere regionale Filippo Fava, da parte loro, hanno raccomandato ai dirigenti di prestare la dovuta attenzione all'importanza educativa di questo ruolo, ricordando come l'incarico non debba tendere a garantire un "potere" al dirigente preposto a questa attività ma debba rappresentare un esempio di correttezza e obiettività utile nel percorso di crescita dei ragazzi.

A svolgere le funzioni di "padrone di casa" della serata, in quanto nei locali della Casetta si stanno tenendo le lezioni del corso per la Licenza Uefa D per gli allenatori, è stato il presidente dell'Associazione Italiana Allenatori di Calcio della provincia di Alessandria, Mirko Russo, che nell'occasione ha annunciato per il prossimo settembre la possibilità concreta di poter organizzare un ulteriore corso AIAC per la Licenza Uefa C, che permette la conduzione di squadre dai Primi Calci sino alla Juniores, invitando chi fosse interessato a procedere alla pre-iscrizione.

(Palla al Triso)

Addio "Rimet", la fine di un'epoca

 

(Tratto da "I Mondiali di Jules Rimet - Bradipolibri)

Tra quattro anni, una nuova coppa, un nuovo nome. Si giocherà in Germania Ovest, si chiamerà Coppa del Mondo Fifa, sarà seguita da un numero sempre maggiore di televisioni, di giornali, di tifosi, diventerà un appuntamento sempre più globale, ma non avrà più il fascino che ha accompagnato la storia della Coppa Rimet. Quanto è cambiato il mondo e il calcio in questi quarant'anni!

Alla prima edizione, in Uruguay, prendono parte poche squadre europee, spaventate dal fatto di dover affrontare un viaggio transoceanico pesante economicamente e pericoloso a causa dell'inadeguatezza dei mezzi di trasporto. Molti calciatori delle prime edizioni sono semplici dilettanti, capaci di pagare di tasca propria pur di partecipare e incapaci di sottoporsi ad allenamenti noiosi e faticosi. Tutto il contrario degli ipervitaminizzati atleti dei tempi più moderni, posti sotto il controllo di staff medici raffinati, allenati con metodologie scientifiche e, soprattutto, resi miliardari da ingaggi faraonici. Anche dal punto di vista tattico quasi quarant'anni hanno cambiato il calcio. All'inizio il verbo è il Metodo. Il centromediano attacca, i terzini fanno i difensori centrali e le mezzeali stanno larghe sui fianchi, mentre davanti giocano cinque attaccanti in linea, con la variante per cui alcuni - più raffinati - ne fanno arretrare uno per creare un collegamento più "protettivo" con il centromediano. Dopo la guerra, soprattutto in Europa, molte squadre aggiungono un terzo difensore centrale, mentre in Sud America predomina il 4-2-4.

Cambia - e molto - il costume. La televisione determina vasti cambiamenti tra le masse, soprattutto quelle sportive. Del torneo del 1930 appaiono brevi cenni di cronaca sui giornali più importanti; col passare delle edizioni i media assumono sempre maggiore importanza e già in Messico costringono a giocare le partite più importanti a orari impossibili, per favorire i calciofili europei, comodamente seduti davanti ai loro televisori.

La Fifa darà il nome alla Coppa. Nel 1930 aveva 46 federazioni affiliate, nel '70 sono già diventate 135 e il numero, da allora, è destinato a crescere ancora.

(Il calcio continua ma non sarà mai più "vero" come prima...)

(Palla al Triso)


lunedì 4 marzo 2024

Eroi dei Mondiali: Luisito Monti

 

Luis Monti (nella foto) gioca due finali mondiali consecutive con la maglia di due diverse rappresentative: nel 1930 la perde indossando i colori dell'albiceleste argentina, nel 1934 alza la coppa al cielo con la maglia azzurra. Conquista tutti, soprattutto la Juve, che decide di riportarlo in Italia dopo il primo Mondiale.

Ma quando appare sulla scaletta della nave che lo ha portato a Genova dalla natìa Argentina, ai dirigenti juventini viene un colpo: un vecchietto, grasso, enorme, lento. Impossibile che quell’essere possa giocare a calcio. Ma non hanno fatto i conti con la testardaggine e la caparbietà di quell’”armadio a due ante”.

Nel giro di poche settimane, a seguito di allenamenti massacranti e diete ferree, Monti riprende...sembianze umane, tanto da sembrare ancora più giovane dei suoi trent’anni e diviene uno dei pilastri della grande Juve e dell’Italia mondiale.

Lento lo rimane sempre, ma non gli serve correre (gli viene affibbiato il titolo di “mediano che cammina”), tanto la palla giunge tra i suoi piedoni come attratta da una calamita.

E’ stato sempre un grande. Ad Highbury, contro i maestri inglesi, si rompe un dito del piede ma stringe i denti fino allo spasimo. A 39 anni dice: “Non voglio far ridere” e chiude col calcio.

(Palla al Triso)

Celo/manca: figurine del "nostro" calcio: Giampiero Mariani


 

Era un martedì di dicembre del 2007 e l'Alessandria sportiva fu attraversata da un brivido gelido: una notizia che rese ancora più triste quella già cupa giornata invernale. "Se n'è andato Piero!"

"Ma come? L'ho incontrato l'altro giorno e, come sempre, era gagliardo e pieno di...carica positiva!"

Tutti commentarono così, tutti ne sottolineavano l'entusiasmo e la prorompente vitalità, ma purtroppo il suo cuore non ha retto e Giampiero Mariani (nella foto) non potrà più mettersi in tuta per insegnare calcio. Con lui se n'è andato un grande uomo di sport, un grande appassionato che, con quel suo fare all'apparenza burbero ma pieno di umanità, ha fatto innamorare del gioco del calcio intere generazioni di piccoli calciatori. E quel martedì lo hanno pianto tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incrociarne i destini, lo hanno pianto i tanti amici, soprattutto lo hanno pianto i suoi ragazzi.

E' bello, ancora oggi, ricordarlo all'Aurora, su quel campetto in terra battuta dove, prima delle ristrutturazioni degli ultimi tempi, aveva predisposto "la forca": un palo a elle rovesciata a cui aveva appeso un pallone e dove insegnava ai suoi piccoli allievi a colpire di testa: "Dai, pastasüccia, sauta!", ci sembra ancora di sentire!

In quella stagione era stato chiamato dall'amico di sempre Mirko Ferretti a lavorare nella ricostruzione del settore giovanile grigio. Con Mirko, con un altro "grande" del calcio provinciale come Vincenzo "Rolly" Rolando e tutto lo staff tecnico e dirigenziale si era messo al lavoro con il suo inesauribile entusiasmo e la sua voglia di far crescere calciatori e uomini, come aveva sempre fatto, tra brontolii e risate, rimbrotti e pacche sulle spalle.

Non è retorica pensare che Mariani, col suo grandissimo amico Tagnin, con Rolly, con Fiamma e con tutti quei "malati di calcio" che purtroppo ci han lasciati stiano a guardare cosa stia succedendo quaggiù, con lui pronto a tirare qualche scappellotto, se dovesse servire.

Pierone, "zio Caio!", quanto ci manchi!

(Palla al Triso)

  

A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...